Brexit, Elton John: “Il Regno Unito rischia di perdere una generazione di talenti”

Aveva già lanciato l’allarme a gennaio, chiedendo a Downing Street di rinegoziare le regole per i tour degli artisti nell’Unione europea. E ora Elton John torna a farsi sentire, mettendo in guardia dai rischi delle restrizioni post-Brexit per l’industria creativa.

“Detto senza mezzi termini, corriamo il grave pericolo di perdere una generazione di talenti a causa delle lacune nell’accordo commerciale del governo”, ha scritto il cantante di “Rocketman” sulla sua pagina Instagram.

L’accordo commerciale tra la Gran Bretagna e l’Ue, che è entrato in vigore all’inizio dell’anno, non garantisce più le trasferte in Ue senza visto per i musicisti britannici. Elton John ha rivelato di aver incontrato il mese scorso il ministro della Brexit David Frost per discutere la questione.

“Gli artisti nuovi ed emergenti non potranno girare liberamente in Europa – una parte essenziale della loro formazione e sviluppo – a causa dei costi proibitivi di visti, carnet e permessi”, ha ribadito la star, che a gennaio insieme ad altri colleghi, tra cui Ed Sheeran e Roger Waters dei Pink Floyd, aveva firmato una lettera in cui evidenziava i limiti dell’accordo di recesso stipulato tra Londra e Bruxelles il 24 dicembre 2020.

“Tuttavia, nonostante questa catastrofe incombente, il governo sembra incapace o non disposto a sistemare questa voragine nell’accordo commerciale e si limita a dare la colpa all’Ue piuttosto che trovare il modo di uscire da questo pasticcio”, continua Elton John.”Se avessi dovuto affrontare gli ostacoli finanziari e logistici che i giovani musicisti devono affrontare ora quando ho iniziato, non avrei mai avuto l’opportunità di costruire le basi della mia carriera e dubito fortemente che sarei dove sono oggi”

La Brexit rende praticamente impossibile organizzare tour europei, soprattutto per gli artisti emergenti. All’incertezza dovuta ai visti si aggiungono una serie di oneri burocratici ed economici per il trasporto delle attrezzature e per il merchandising.

Anche su questo Londra e Bruxelles si rimbalzano le responsabilità. A inizio dell’anno, quando si sono sollevate le prime voci di protesta tra gli artisti, il segretario di Stato britanico alla cultura, Oliver Dowden, aveva accusato Bruxelles di aver respinto più volte la proposta del governo britannico per un “accordo che avrebbe consentito agli artisti di continuare a lavorare ed esibirsi in tutto il continente senza aver bisogno di permessi di lavoro”. Secondo Bruxelles è andata esattamente al contrario e lo conferma anche quanto rivelato dal quotidiano britannico Independent: è stata Londra a rifiutare l’offerta europea che prevedeva di consentire agli artisti di girare per tutta Europa per almeno 90 giorni, senza dover chiedere permessi speciali.

Il problema non riguarda solo i cantanti ma l’intero settore dello spettacolo dal vivo. A febbraio gli attori britannici avevano lanciato un appello al governo Johnson per chiedere di trovare una soluzione che consentisse loro di continuare a lavorare nell’Ue. L’appello è stato firmato da molte celebrità come il premio oscar Ian McKellen, Patrick Stewart e la premio Oscar Julie Walters.