Brexit e coronavirus: nel Regno Unito ora mancano cuochi e camerieri

[EPA-EFE/ANDY RAIN]

Ristoranti e bar fanno fatica a trovare personale e sostengono che la carenza potrebbe costringerli a limitare le ore di apertura.

Ora che la tanto agognata riapertura di pub, bar e ristoranti è arrivata il problema nel Regno Unito è trovare il personale. I datori di lavoro dicono che fino a un quarto dei lavoratori impiegati prima della pandemia di Covid-19 non torneranno più, soprattutto per colpa della Brexit. Infatti più del 30% dei lavoratori dell’ospitalità in tutto il Regno Unito e più della metà di quelli impiegati a Londra, provenivano dall’Europa.

Tutti quei ragazzi italiani, spagnoli o rumeni che andavano a fare i camerieri o i lavapiatti a Londra per mantenersi in attesa di completare gli studi o trovare una diversa occupazione non ci sono più. Molti dopo sono tornati nei loro paesi d’origine, alcuni si sono trovati un altro impiego durante lo stop della pandemia e altri ancora non sono riusciti a ottenere un nuovo status di residenza che consentisse loro di rimanere nel territorio britannico.

Il più grande gruppo di pub del Regno Unito, Mitchells & Butlers (M&B), ha dichiarato di aver perso 9.000 dei suoi 39.000 dipendenti dall’anno scorso. La catena di bar e ristoranti D&D sta cercando 400 nuovi lavoratori su un totale di 1.300 dipendenti e anche Pizza Express sta cercando 1.000 dipendenti, dopo averne licenziati migliaia meno di un anno fa.

Ora che la massiccia campagna di vaccinazione sta consentendo al Paese di ripartire, i proprietari dei locali si aspettano un forte aumento della domanda da parte dei clienti, ma la carenza di personale potrebbe costringerli a limitare le ore di apertura, spiega la Bbc.

Martin Williams, il Ceo di Rare Restaurants ha spiegato alla stampa britannica che sta cercando di riempire 40 posti di lavoro su un team di circa 750.

L’industria dell’ospitalità sta raccogliendo 5 milioni di sterline per sostenere la formazione di 10.000 nuove reclute. L’iniziativa Springboard, che è sostenuta dal Savoy Educational Trust, dal produttore di bevande Diageo e dal gruppo Baxter Storey, mira ad avere giovani completamente formati entro la prossima estate.

Alistair Storey, l’amministratore delegato di Westbury Street Holdings, proprietaria della catena di ristorazione Baxter Storey e della catena di caffetterie Benugo, ammette che le nuove reclute non basteranno per un’industria che in piena attività impiegava 3 milioni di persone.

“Stiamo ricevendo un sacco di domande, ma non da persone con il set di competenze che richiediamo”, ha dichiarato Storey al Guardian, sottolineando che diventerà  ancora più difficile nella seconda metà dell’anno, quando il settore ripartirà a pieno regime.

Fitch Ratings prevede che le carenze porteranno probabilmente a un aumento dei costi e a margini di profitto più bassi per le imprese dell’ospitalità nel breve termine, poiché dovranno aumentare i salari e offrire più formazione al personale meno esperto.

“Prevediamo che queste pressioni si dissipino gradualmente e che il settore assuma sempre più personale all’interno del Regno Unito, compresi i dipendenti licenziati da altri settori a contatto con i clienti – come la vendita al dettaglio”, spiega Fitch in una nota.

I posti di lavoro persi nel settore dell’ospitalità rappresentano il 43% del totale nazionale durante la crisi del coronavirus, con molti dipendenti che hanno perso il loro impiego e che si sono spostati nel settore della vendita al dettaglio – e altri che sono tornati nei loro paesi d’origine in Europa.

Alcuni capi di ristoranti hanno detto al MailOnline che il personale in esubero se n’è andato per ottenere un lavoro meglio pagato in un’agenzia, mentre un altro ha detto di non aver avuto una sola risposta a un annuncio per un lavoratore del bar con uno stipendio di 22.000 sterline all’anno.