Brexit, crollano le esportazioni del Regno Unito: -75% nel primo mese dall’addio all’Ue

Un camion al porto inglese di Dover semideserto. [EPA-EFE/NEIL HALL]

Le esportazioni di alimenti e bevande dal Regno Unito verso l’Unione sono calate drasticamente a gennaio. A dirlo i dati pubblicati dalla Food and drink federation.

Profonda contrazione commerciale per il Regno Unito, nel primo mese di vita fuori dal mercato unico dell’Unione europea in seguito alla completa attuazione della Brexit. Secondo uno studio condotto dalla Food and drink federation (Fsf), diffuso nella giornata di lunedì 22 marzo, le esportazioni verso l’Ue sono scese da 1 miliardo di sterline del gennaio 2020 a 256,4 milioni nello stesso mese del 2021, con un calo del 75%. Percentuale che si fa ancora più pesante se consideriamo le esportazioni in Irlanda, Germania e Italia, crollate di oltre l’80%.

Il commercio dei prodotti freschi è stato pesantemente colpito. Salmone e carne bovina sono crollati rispettivamente del 98% e del 91%, mentre le esportazioni di whisky sono scese da 105,4 milioni di sterline a 38,9 milioni, con una contrazione del 63%.

Il settore della pesca nel suo complesso ha registrato un -79%, passando da 25,2 milioni di sterline a 5,3 milioni di sterline. L’industria della pesca, i cui operatori avevano stimato perdite da 1 milione di sterline al giorno, sta patendo i ritardi causati dalle nuove pratiche burocratiche spettanti ai Paesi extra-Ue, che includono una maggiore stretta sulle regole (sanitarie, tracciabilità, ecc.); problema questo che interessa un po’ tutto il commercio dei prodotti ‘freschi’.

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La Fdf ha affermato che “l’impatto del Covid e l’accumulo di scorte da parte delle imprese britanniche nell’Ue, prima della fine del periodo di transizione, sono stati fattori che hanno contribuito” a questa situazione. “Ma molto di questo – aggiungono dalla Federazione – è probabilmente dovuto alle barriere non tariffarie che esportatori del Regno Unito devono affrontare e al crollo dei movimenti di collettame che ha tagliato fuori molte Pmi”.

A pesare sull’export è anche il rallentamento degli scambi e dei consumi dovuto al Covid-19.  Lo dimostra il fatto che anche le importazioni dall’Ue sono scese del 25%, passando da 2,6 miliardi di sterline a 1,9 miliardi. E le esportazioni del Regno Unito verso il resto del mondo sono diminuite dell’11%. Tuttavia l’effetto della Brexit rimane molto significativo.

Come accaduto per altre criticità, il governo Johnson ha cercato di minimizzare gli effetti del nuovo accordo di commercio e cooperazione con l’Unione, entrato in vigore il 1° gennaio. Ma all’inizio di marzo, l’Office for national statistics (Ons) ha pubblicato delle statistiche che mostrano che da dicembre a gennaio le esportazioni britanniche verso l’Ue erano già diminuite del 40,7%.

Tuttavia David Frost, ministro britannico per le relazioni con l’Ue e negoziatore dell’accordo commerciale, ha dichiarato che il volume complessivo dello scambio merci tra il Regno Unito e l’Ue è tornato a livelli normali dall’inizio di febbraio.

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Ma gli osservatori smentiscono questa tesi, sostenendo che la graduale eliminazione dei periodi di ‘grazia’, dopo i quali i controlli doganali sui prodotti alimentari e altre merci diventeranno obbligatori, rischia di danneggiare ulteriormente le imprese britanniche e anche quelle europee, malgrado l’Ue possa reggere meglio l’urto.

In proposito la Fdf ha avvertito che con un'”implementazione graduale dei controlli alle frontiere” probabilmente il reale impatto della Brexit sulle esportazioni britanniche non si vedrà fino al 2022.

L’Unione europea ha imposto controlli doganali sulle esportazioni britanniche dal primo gennaio, mentre il Regno Unito ha rinviato a ottobre l’introduzione dei controlli concordati con Bruxelles. Questa decisione ha innescato un nuovo scontro con l’Ue che ha minacciato di avviare un’azione legale contro Londra.