Brexit, cosa prevede la “legge sul mercato interno” al centro dello scontro tra Ue e Regno Unito

Bandiere britanniche di fronte al Parlamento a Londra, 31 gennaio 2020. [EPA-EFE/ANDY RAIN]

Il nuovo progetto di legge, contestato da Bruxelles, dà ai ministri britannici il potere di non applicare parti del protocollo sull’Irlanda del Nord e introduce regole di mercato non allineate agli standard europei.

Mercoledì 9 settembre la Gran Bretagna ha pubblicato un progetto di legge su come vuole gestire il commercio all’interno dei suoi confini dopo la Brexit che viola, seppur in forma limitata, il diritto internazionale, come ha ammesso il ministro Brandon Lewis.

La legge, che passerà al vaglio della Camera dei Comuni e dei Lord prima dell’approvazione, intende recepire  gli impegni assunti dal primo ministro Boris Johnson in occasione delle elezioni per garantire ai beni provenienti dall’Irlanda del Nord un accesso libero al mercato britannico e chiarire che le norme Ue in materia di aiuti di Stato – che continuano ad applicarsi in Irlanda del Nord – non si applicheranno al resto della Gran Bretagna. Inoltre dà ai ministri facoltà di decidere unilateralmente come applicare il protocollo sull’Irlanda del Nord per i controlli sulle merci destinati alla Gran Bretagna.

Aiuti di Stato

Secondo il nuovo disegno di legge la Gran Bretagna potrà stabilire il proprio regime di sovvenzioni, mentre l’Irlanda del Nord continuerà ad applicare le norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato. Il compromesso raggiunto lo scorso ottobre prevedeva che il Regno Unito rispettasse sul proprio territorio gli standard europei in materia per garantire l’equa concorrenza.

Boris Johnson ha cercato di giustificare questa scelta, sostenendo che fosse necessaria per eliminare “qualsiasi ambiguità e garantire che il governo sia sempre in grado di mantenere i suoi impegni nei confronti del popolo dell’Irlanda del Nord e proteggere l’Accordo del Venerdì Santo del 1998”.

Le regole del mercato interno

Tra gli obiettivi della nuova proposta di legge c’è anche quello di sancire il “riconoscimento reciproco e la non discriminazione”. Il riconoscimento reciproco è definito nel testo come la garanzia che tutti i beni e i servizi che possono essere venduti o utilizzati in una parte del Regno Unito possano essere venduti anche in un’altra parte del Paese. Il rischio è che questo “riconoscimento” degli standard britannici si trasformi in un via libera alla concorrenza sleale per i 27 Paesi Ue, che hanno standard più alti.

Le leggi di non discriminazione invece renderebbero illegale per qualsiasi governo delle quattro nazioni introdurre norme o regolamenti che favoriscano beni o servizi in una parte del Regno Unito rispetto a un’altra. Il compito di supervisionare l’attuazione di questi principi e di consultarsi con le imprese e i consumatori dovrebbe essere affidato a un organismo indipendente.

Brexit, retromarcia di Johnson sull'accordo di recesso: no deal sempre più vicino

Il governo del Regno Unito sta lavorando ad una nuova legislazione sul mercato interno che scavalcherà parti fondamentali dell’accordo di recesso concordato con l’Ue. Le trattative per l’accordo di divorzio, già in stallo, ora rischiano di naufragare.

Quando tra qualche anno …

La clausola 46

La clausola 46 del disegno di legge sul mercato interno dà al governo britannico il potere di legiferare su salute, istruzione, acqua, elettricità, tribunali e alloggi. Alcune di queste materie sono di competenza dei governi locali, ragione per cui questa clausola viene percepita come un’ingerenza del governo di Londra che tenderebbe a limitare la devolution. Il ddl consente anche ai ministri del Regno Unito di investire direttamente in infrastrutture e progetti in Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Questo sistema dovrebbe sostituire i fondi strutturali europei.

Le proteste di Scozia e Galles

Secondo i governi di Edimburgo e Cardiff la nuova legge rappresenta un “assalto frontale alla devolution britannica”. La premier scozzese Nicola Sturgeon ha promesso che il suo governo “combatterà con le unghie e con i denti” contro la proposta di istituire un regime di riconoscimento reciproco, che richiede che gli standard normativi in una parte del Regno Unito siano automaticamente accettati in altre. Secondo lei, come riporta il Guardian, significherebbe “una corsa al ribasso quando si tratta di questioni come gli standard alimentari e le protezioni ambientali”. Il governo gallese, dal canto suo, ha accusato Westminster di non averlo consultato prima di presentare il nuovo disegno di legge.

Per Johnson ogni traccia dell’influenza dell’Ue sul Paese deve essere cancellata e il disegno di legge va in questa direzione, anche a costo di violare i trattati internazionali. Il rischio è di compromettere la reputazione internazionale del Regno Unito, facendolo apparire come inaffidabile, e di mettere in pericolo l’economia britannica, che rischia di pagare a caro prezzo un no deal. “Pacta sunt servanda” hanno ribadito ieri tutti i leader europei, sottolineando che il rispetto del Withdrawal Agreement è un elemento essenziale per la ripresa dei negoziati. Bruxelles ha chiesto un incontro al più presto per chiarire le “forti preoccupazioni” sull’ultimo provvedimento di Londra sulla Brexit. Il governo britannico ha accettato. “Speriamo che questo incontro aiuterà ad intensificare le discussioni in modo da poter raggiungere una soluzione”, ha dichiarato un portavoce di Downing Street. Quel che è certo è che Johnson sta giocando col fuoco.