Brexit: cosa è cambiato per la City in 5 domande e risposte

[EPA-EFE/FACUNDO ARRIZABALAGA]

La Gran Bretagna e l’Unione europea hanno concordato un memorandum d’intesa sui servizi finanziari post-Brexit che permetterà loro di cooperare sulla regolamentazione, ma fa molto poco per migliorare l’accesso della City di Londra al mercato unico. E per ora Bruxelles non ha alcuna fretta di concedere l’equivalenza.

La Gran Bretagna ha lasciato l’Unione europea a gennaio e malgrado le due parti abbiano raggiunto un accordo, il mondo finanziario è rimasto ai margini delle discussioni e delle trattative. Questo significa che il settore da 130 miliardi di sterline (152,74 miliardi di euro) ha perso l’accesso diretto al mercato finanziario Ue, che era stato il suo più grande cliente, per un valore di circa 30 miliardi di sterline (35,23 miliardi di euro) all’anno.

Cosa è successo a gennaio?

I servizi finanziari non facevano parte dell’accordo commerciale Ue-Regno Unito che è entrato in vigore a gennaio. L’accesso generalizzato delle imprese finanziarie britanniche all’Ue è terminato e molte imprese della City non sono più state in grado di operare nell’Unione. Banche come JPMorgan Chase & Co. e Goldman Sachs Group Inc. sono state costrette a spostare miliardi di dollari di attività e migliaia di dipendenti nel continente.

Lo spostamento degli scambi ha favorito Amsterdam che ha superato Londra come maggiore centro di scambio finanziario in Europa. Secondo i dati di Cboe Europe a gennaio su Euronext Amsterdam sono stati scambiati in media 9,2 miliardi di euro in azioni al giorno, un aumento di quattro volte rispetto a dicembre. I volumi di Londra invece sono diminuiti drasticamente a 8,6 miliardi di euro.

Cosa prevede il nuovo accordo di cooperazione?

Il 26 marzo Londra e Bruxelles hanno concordato un memorandum d’intesa sui servizi finanziari che istituisce un forum di dialogo, simile a quello che l’Ue ha già avuto per anni con gli Stati Uniti. Questo forum fornirà ai regolatori finanziari del Regno Unito e dell’Unione uno spazio per discussioni informali e non vincolanti, ma non negozierà l’accesso al mercato Ue.
Lo scopo è quello di evitare inutili incompatibilità e sovrapposizioni nella regolamentazione, lasciando ogni parte libera di sviluppare il proprio sistema finanziario come meglio crede.

I funzionari dell’Ue sono stati chiari sul fatto che il memorandum è un passo necessario prima che Bruxelles possa considerare di prendere ulteriori “decisioni di equivalenza”, vale a dire il riconoscimento da parte delle istituzioni europee competenti di un’affinità della regolamentazione inglese a quella Ue tale da assicurare l’adeguata protezione dei cittadini europei. Ma su questo Bruxelles non ha alcuna fretta.

Cosa ha concesso finora l’Ue?
L’Unione europea finora ha concesso l’equivalenza solo per due attività finanziarie: la compensazione dei derivati in Gran Bretagna da gennaio e solo per 18 mesi, e il regolamento delle transazioni di titoli irlandesi fino a giugno.

“Non c’è fretta” nel concedere alla City di Londra l’accesso all’Ue, ha dichiarato nelle scorse settimane Mairead McGuinness, commissaria europea per i Servizi finanziari.  “Non ricreiamo l’accesso al mercato unico per il Regno Unito poiché hanno scelto di andarsene”, ha precisato McGuinness in un evento organizzato dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati.

Bruxelles per ora non pensa di concedere a Londra più del necessario poiché punta a rafforzare i propri mercati dei capitali per ridurre la dipendenza dalla City. Inoltre, prima di ampliare l’intesa,  vuole vedere quanto la Gran Bretagna intenda divergere dalle regole Ue.

Le aziende finanziarie Ue dovranno lasciare la City?

Per aiutare a mantenere Londra come centro finanziario globale, la Gran Bretagna permette alle aziende dell’Ue di rimanere per un massimo di tre anni, nella speranza che richiedano un’autorizzazione permanente nel Regno Unito. Londra sta anche permettendo unilateralmente alle imprese finanziarie dell’Ue di offrire servizi selezionati direttamente ai clienti britannici.

Cosa sta facendo la City per mantenere il vantaggio?

La Gran Bretagna ha fatto sapere che non applicherà alcune regole dell’Ue, ne modificherà altre, come le norme sul capitale assicurativo, e introdurrà una propria versione del regolamento europeo in sospeso per le società di investimento.

Sta anche allentando le regole di quotazione per rendere la City più attraente per le fintech, e dovrebbe pubblicare delle proposte per rendere il mercato dei capitali più attraente a livello globale. Ha già iniziato allentando i limiti sul commercio di azioni “oscure” o anonime, una pratica che la normativa Ue tende ad ostacolare. Malgrado questo, il governo britannico assicura che non abbasserà gli standard e si atterrà a tutte le regole concordate a livello globale. Inoltre Londra ha ancora un enorme vantaggio sui rivali di Francoforte, Milano e Parigi quando si tratta di negoziare azioni, valute e derivati e di ospitare gestori patrimoniali.