Brexit, Bruxelles propone di prorogare al 30 aprile la ratifica dell’accordo

Il capo negoziatore UE Michel Barnier (dx) e quello britannico David Frost. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Bruxelles chiederà al Regno Unito di  estendere fino al 30 aprile l’applicazione provvisoria dell’accordo post-Brexit di commercio e cooperazione (TCA) per dare al Consiglio e al Parlamento il tempo per esaminarlo.

La Commissione europea ha spiegato che la proroga è necessaria per garantire che l’accordo sia disponibile in tutte le 24 lingue dell’Ue per il suo esame da parte del Parlamento europeo e del Consiglio europeo.

La proroga dovrà essere approvata dalla Gran Bretagna nel consiglio di partenariato Ue-Regno Unito, ma non è ancora chiaro quando questo organo si riunirà.

L’ex negoziatore britannico per la Brexit, David Frost, martedì 9 febbraio, intervenendo in  commissione alla Camera dei Lord, aveva detto che era a conoscenza della richiesta di estensione, aggiungendo di non esserne entusiasta.

Frost aveva spiegato di aver saputo, in via informale, che la Commissione europea avrebbe inoltrato una richiesta nei prossimi giorni. Poi ha accusato Bruxelles di essere responsabile delle tensioni e i disagi seguiti alla decisione della Commissione di imporre restrizioni sull’export dei vaccini, dicendo che l’Unione si sta “ancora un po’ adattando… all’esistenza di un attore genuinamente indipendente nelle loro vicinanze”.

Dopo undici mesi di trattative spesso aspre e una serie di ritardi, l’accordo commerciale, già ratificato dal Regno Unito il 30 dicembre, dovrà essere ratificato anche dal Parlamento europeo e dai Parlamenti nazionali dei ventisette Stati membri dell’Unione. Fino ad allora il patto è considerato applicato in maniera “provvisoria”.

Secondo Frost il ritardo dell’Ue nella ratifica è “un po’ deludente”, e ha lamentato che le relazioni con Bruxelles sono state “più che sconnesse” e “problematiche” da quando la Gran Bretagna ha formalmente lasciato l’Unione, come era stato tra l’altro ampiamente previsto e preannunciato da ben prima del referendum del 2016.

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Il primo ministro britannico Boris Johnson martedì sera ha detto che la mossa di Bruxelles sulle esportazioni dei vaccini ha “minato” l’accordo di ritiro della Brexit e ha fatto capire che intende sfruttare il passo falso dell’Ue come leva per …

Lunedì, il ministro dell’Ufficio di Gabinetto Michael Gove aveva giudicato “estremamente improbabile” l’ipotesi di una richiesta di estensione della ratifica da parte di Bruxelles.

Il nuovo patto commerciale è entrato in vigore il Primo gennaio, fin da subito le nuove restrizioni a livello doganale hanno scatenato malcontento e nuove tensioni tra le due parti. Il culmine si è raggiunto con la mossa della Commissione europea di invocare l’articolo 16 del protocollo dell’Irlanda del Nord per imporre controlli alle frontiere sulle consegne del vaccino anti Covid-19 nel Regno Unito.

Da parte britannica contestano il divieto imposto dall’Ue ai pescatori britannici (a tempo indeterminato) di vendere molluschi tra cui cozze, ostriche, vongole e capesante all’interno del mercato unico, mossa che il segretario all’ambiente George Eustice ha descritto come “indifendibile”. Prosegue poi da settimane il botta e risposto sullo status diplomatico del personale dell’ambasciata Ue a Londra.

Il governo Johnson sembra fare fatica ad accettare quelle criticità che la sua decisione di lasciare l’Unione ha portato con sé e cerca di scaricare su Bruxelles gran parte della responsabilità. Un atteggiamento che non va nella giusta direzione per affrontare i tanti problemi irrisolti sui quali c’è ancora molto da fare.