Brexit: al via le nuove regole per le importazioni dall’Ue. Nuovi controlli nel Regno Unito

Campagna di sensibilizzazione 'Preparati alla Brexit' per cittadini e trasportatori Uk nel dicembre 2020. [EPA-EFE/ROBIN UTRECHT]

Il primo gennaio nel Regno Unito sono entrate in vigore le nuove norme sull’importazione di beni dall’Unione europea previste dall’accordo sulla Brexit, che erano state sospese unilateralmente per il 2021. Si rischiano nuovi ritardi e carenze nelle forniture.

Le piccole imprese britanniche temono che le nuove incombenze burocratiche scoraggi gli esportatori, in particolare quelli di specialità gastronomiche. Le nuove regole prevedono che le aziende denuncino alle dogane cosa viene spedito di preciso dall’Unione europea al Regno Unito e da dove. L’esportatore dovrà acquisire un numero di identificazione e inoltrarlo agli importatori britannici, che a loro volta dovranno raccogliere altri dati e notificarli alle autorità. Se la procedura non viene rispettata o risulta incompleta, i beni possono essere sequestrati, confiscati o rispediti al mittente.

Da gennaio 2022 si conclude il periodo transitorio stabilito unilateralmente dal governo inglese per dare al governo britannico il tempo di organizzare le dogane e la gestione dei controlli.

Anche se l’Accordo raggiunto per l’uscita del Regno Unito dall’Ue prevedeva una perfetta simmetria di gestione degli adempimenti sui due versanti, così non è stato. L’Unione europea, infatti, ha introdotto i controlli dallo scorso gennaio, gli adempimenti per le importazioni nel Regno Unito invece erano stati invece sospesi temporaneamente attraverso le delayed declarations.

Dal 1° gennaio 2022 ci saranno quindi una serie di novità per le imprese europee e italiane che esportano nel Regno Unito. L’avvio, a regime, dei controlli e l’obbligo di presentare una dichiarazione doganale completa comporteranno ritardi nella gestione delle operazioni di frontiera e di conseguenza anche nella consegna delle merci. E alcuni piccoli esportatori potrebbero decidere di rinunciare al mercato britannico per evitare nuova burocrazia e ulteriori spese.

La Cold Chain Federation ha detto al Guardian che le importazioni di specialità alimentari dall’Ue potrebbero andare incontro a un calo del 70%, uguale a quello che aveva colpito le esportazioni di cibo da parte delle piccole imprese nel 2021, dopo che la Gran Bretagna ha lasciato il mercato unico dell’Ue e l’unione doganale

Dal primo gennaio tutti i punti di confine in Gran Bretagna dovranno iniziare a controllare le merci importate ed esportate e i camion non potranno pertanto transitare per i porti, a meno che non abbia effettuato lo sdoganamento delle merci o non siano stati indirizzati presso un Inland Border Facility (IBF) per i relativi controlli.

“Quel che abbiamo appreso è che alcuni esportatori europei non sono preparati per nulla di tutto ciò, alcuni non hanno nemmeno il numero di identificazione”, ha spiegato al Guardian il responsabile per gli Affari internazionali della Federation of Small Businesses, James Sibley.

Dal 1° luglio ci sarà un’ulteriore stretta. “Da quel momento, gli esportatori avranno anche bisogno di certificati sanitari e veterinari se esportano cibi o altri prodotti di origine animale”, ha avvertito Sibley, “a quel punto alcuni esportatori Ue potrebbero concludere semplicemente che non ne valga la pena”. Questo potrebbe causare ulteriori ritardi nella consegna delle merci e carenze nelle catene di fornitura.

A pagare il prezzo più alto saranno le piccole e medie imprese britanniche. Sibley ha fatto l’esempio del negozio di gastronomia che importa chorizo dalla Spagna o parmigiano dall’Italia. “Per loro l’idea di doversi registrare in questi sistemi è sconfortante e la procedura è dispendiosa, quindi c’è molta preoccupazione. Abbiamo percepito molta apprensione da queste piccole imprese direttamente coinvolte”, ha aggiunto il responsabile per gli Affari internazionali della Federetion of Small Businesses.