Brexit, al via il fondo Ue per le imprese più colpite. All’Italia 87 milioni di euro

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L’Italia nel 2021 riceverà 82,2 milioni di euro ai prezzi del 2018, vale a dire 87,2 milioni ai prezzi correnti, dalla riserva di adeguamento per la Brexit, il fondo creato da Bruxelles per mitigare le ricadute economiche dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.  La riserva di adeguamento vale nel complesso 5 miliardi. A ricevere gli importi maggiori per la prima tranche sono l’Irlanda, i Paesi Bassi, la Germania, la Francia e il Belgio. Questi dati sono stati pubblicati mercoledì 13 gennaio dalla commissaria Ue per la Coesione, Elisa Ferreira, sui suoi account social.

Nel 2021 saranno distribuiti 4 miliardi sotto forma di pre-finanziamento. La seconda tranche da 1 miliardo sarà invece erogata nel 2024.

Con queste risorse gli Stati europei potranno finanziare misure specifiche di sostegno per le imprese e i settori economici più colpiti. Inoltre potrà destinarne una parte al reinserimento nel mercato del lavoro dei cittadini di ritorno dal Regno Unito o alle procedure doganali e ai controlli sanitari e fitosanitari delle merci.

L’accordo di libero scambio ha salvato circa 25 miliardi di euro di esportazioni italiane di cui 3,4 miliardi solo di export alimentare. Il Regno Unito, infatti, rappresenta il quarto mercato di sbocco per le esportazioni italiane, che rischiavano dazi medi del 3% che per alcuni prodotti alimentari potevano raggiungere anche il 30% in caso di no deal.

Tuttavia con la Brexit il Regno Unito è diventato in tutto e per tutto un mercato separato. E questo avrà sicuramente degli effetti, per quanto attenuati dall’intesa. A pagare il prezzo più alto sarà Londra, ma anche le aziende europee andranno incontro a delle perdite e a notevoli disagi legati alle formalità doganali, alle certificazioni e ai controlli sui prodotti e soprattutto all’inevitabile aumento dei costi logistici.

Per qualificarsi per i rimborsi dalla riserva di adeguamento della Brexit, gli Stati membri devono dimostrare il rapporto diretto dei loro crediti con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Le relazioni dei Paesi vengono esaminate dalla Commissione, che potrà anche recuperare, se necessario, gli importi non spettanti o non utilizzati.