Brexit: addio libera circolazione, ecco il nuovo piano frontiere

Il governo britannico ha annunciato un piano da 470 milioni di sterline e pubblicato una guida di 230 pagine per la nuova gestione delle frontiere commerciali. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Prende forma il piano Brexit per la fine del periodo di transizione con l’Unione europea. Tra il Regno Unito e gli Stati membri al momento si applicano le regole pre-Brexit  fino al 31 dicembre 2020. Ma il governo britannico ha annunciato un piano da 470 milioni di sterline e pubblicato una guida di 230 pagine per la nuova gestione delle frontiere commerciali, che entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2021.

Il negoziato con l’Unione europea per ottenere un accordo che allontani il “no-deal” è ancora in corso ma il governo britannico ha precisato che “le trattative con l’Unione europea non avranno alcun impatto sulla necessità di queste regole”. Il no del governo Uk, arrivato a fine giugno,  all’estensione del periodo di transizione lascia intendere che le trattative non saranno facili. 

Controlli doganali

Dopo 47 anni di libera circolazione la regola sarà invertita: torneranno i controlli doganali sul commercio di import ed export con i  27 Paesi dell’Ue e i 4 paesi dello Spazio economico europeo (Eea). Questo modello esclude per il momento l’Irlanda del nord, che sarà soggetta a un regime speciale legato alla gestione delle frontiere con le Repubblica d’Irlanda, Stato membro Ue. Il Regno Unito“tornerà alla piena sovranità”, come afferma il governo. Ma questo processo avverrà gradualmente fino al 1 luglio 2021. “Si tratta di azioni che le imprese e i cittadini dovranno mettere in atto oggi per assicurarci di essere pronti per la piena indipendenza come Regno Unito”, ha dichiarato Michael Gove, ministro del governo Johnson con delega alla Brexit. Secondo il documento pubblicato il 13 luglio, a partire dal 1 gennaio 2021 le imprese dovranno produrre dichiarazioni doganali per tutte le merci esportate  verso l’Unione Europea. Lo stesso obbligo sarà imposto a chi importerà dai Paesi Ue a partire dal 1 luglio 2021. Dopo questa data tutte le imprese dovranno ottenere un numero di registrazione specifico per importare ed esportare nei paesi Ue e Eea.

Le critiche dei laburisti

Per l’opposizione labour questo processo di distacco commerciale dalla libera circolazione europea avverrà con molte difficoltà. Rachel Reeves, “ministra ombra” per la Brexit, ha dichiarato che il governo prevede circa 400 milioni di dichiarazioni doganali all’anno che si tradurranno in 12,8 miliardi di costi aggiuntivi per le imprese britanniche. Il ritorno alla sovranità sulle frontiere porterà alla costruzione di 12 nuove postazioni per il controllo delle dogane, riporta il Guardian. 5 di queste saranno costruite in Kent, a sud est di Londra. Ad Ashford, città vicina alla costa e allo stretto di Dover che collega Calais al Regno Unito, il governo prevede la trasformazione di un campo di circa 10 ettari in un parcheggio per camion. Questa decisione ha scatenato le proteste della cittadinanza locale. “Non si conosce l’impatto ambientale della proposta”, ha affermato il deputato Damian Green, esponente conservatore della città di Ashford. 

Cosa cambia per i viaggiatori

Insieme al nuovo “piano frontiere” il governo britannico ha lanciato la campagna di comunicazione “Check. Change. Go” rivolta “ai cittadini britannici che prevedono di viaggiare in Europa dal 1 gennaio 2021 e a tutti gli importatori e esportatori da e verso l’Ue”. I viaggiatori torneranno a utilizzare i passaporti al controllo delle frontiere e dovranno controllare di avere un’adeguata copertura sanitaria per il viaggio e il soggiorno. Chi viaggia con animali da compagnia dovrà contattare il proprio veterinario almeno 4 mesi prima della partenza per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie. Le stesse regole si applicheranno anche ai cittadini britannici che vivono nello spazio economico europeo e ai cittadini europei  residenti nel Regno Unito. Secondo il governo “questa iniziativa non vuole solo preparare le persone e le imprese ai cambiamenti previsti per la fine dell’anno. Metterà in evidenza anche le importanti opportunità future per gli esportatori attraverso nuovi accordi di libero scambio, per le piccole imprese attraverso regole più veloci, e per il settore della pesca poiché torneremo ad avere il controllo delle acque costiere”.

La stretta sull’immigrazione

Oltre all’aumento dei costi della burocrazia e del commercio, senza un accordo con l’Unione europea il timore è anche la riduzione di altre opportunità di scambio. Si temono  costi aggiuntivi sulle assicurazioni di viaggio, rette più alte nelle università per gli studenti europei (e allo stesso modo per gli studenti britannici) e il ritorno del roaming, con l’aumento dei costi per i servizi di comunicazione.  Il cambiamento investirà anche il mercato del lavoro: la ministra degli Interni Priti Patel, pugno di ferro contro l’immigrazione, prevede un piano per “permessi di soggiorno speciali” solo per alcune professioni essenziali considerate di alto livello. Questo modello, già applicato in altri paesi nel mondo come l’Australia, chiuderebbe le porte ai cosiddetti lavoratori senza formazione. Per tutti i lavoratori cittadini dell’Ue e residenti nel Regno Unito è ora in corso il pre-settlement agreement, la possibilità di estendere la permanenza sul territorio britannico, che potrà essere richiesto fino al 30 giugno 2021.