Brexit, 440 società finanziarie hanno abbandonato la City

[EPA-EFE/NEIL HALL]

Le banche e le compagnie assicurative con sede nel Regno Unito hanno spostato più di mille miliardi di sterline, circa 1.154 miliardi di euro, verso l’Unione europea in risposta alla Brexit.

Più di 440 imprese che operano nel settore bancario e finanziario del Regno Unito hanno trasferito nell’Ue parti della loro attività, dei loro dipendenti o delle loro entità legali per effetto della Brexit. Tra queste ci sono 126 società di gestione patrimoniale, 81 banche e 65 assicuratori. A rivelarlo è un recente rapporto del think tank con sede a Londra New financial.

Le banche con sede in Gran Bretagna hanno spostato oltre 900 miliardi di sterline di asset (circa il 10% dell’intero sistema bancario britannico) mentre le compagnie assicurative e gli asset manager hanno trasferito più di 100 miliardi di sterline tra asset e fondi. Queste mosse hanno portato finora a circa 7.400 trasferimenti di posti di lavoro.

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Secondo lo studio la meta più gettonata è Dublino, con 135 aziende – pari al 25% degli spostamenti – che hanno scelto la capitale irlandese come sede post-Brexit. Il secondo posto nella classifica spetta a Parigi con 102 aziende, seguita da Lussemburgo con 93, Francoforte con 62 e Amsterdam con 48. “Nel lungo termine, ci aspettiamo che Francoforte sia il vincitore in termini di beni, e Parigi in termini di posti di lavoro”, spiegano gli autori della ricerca.

Stando a questi dati, è evidente che in futuro non ci sarà un unico polo finanziario. “Molte aziende – sottolinea il rapporto – hanno deliberatamente diviso il loro business e scelto città diverse come hub a seconda delle divisioni. L’esempio più lampante è Bank of America, che ha scelto Dublino come hub in Ue per le sue attività bancarie e ha creato una nuova entità a Parigi come hub per le sue attività di mercato”.

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Per la City si tratta dell’ennesima perdita. A gennaio la Borsa di Amsterdam, che appartiene al circuito Euronext in cui rientra anche Borsa italiana, aveva superato Londra per il volume delle contrattazioni, impadronendosi di gran parte delle contrattazioni perse dal Regno Unito dopo la Brexit. Dall’inizio del 2021, con la definitiva uscita dello Uk dall’Unione europea, la capitale olandese ha registrato un’impennata delle attività sui contratti swap e negli scambi dei titoli del debito sovrano.

L’uscita del Regno Unito dal mercato unico europeo ha messo fine all’accesso al cosiddetto “passaporto finanziario”, che aveva permesso alle società finanziarie britanniche di offrire i loro servizi in tutta Europa. Londra e Bruxelles a marzo hanno firmato un memorandum d’intesa sui servizi finanziari post-Brexit che permetterà loro di cooperare sulla regolamentazione, ma devono ancora affrontare il tema dell’equivalenza, ma per ora l’Ue non ha alcuna fretta di concederla a Londra.

“Dati gli accordi di equivalenza limitati in atto, nel tempo prevediamo che ci sarà un flusso a goccia di affari e attività dal Regno Unito all’Ue – ha dichiarato il fondatore di New Financial William Wright – Dato che l’Ue tiene una linea più dura sulla località delle attività e dei singoli, ci aspettiamo che questi numeri aumentino in futuro”.

Lo studio di New Financial prevede che tra 300 e 500 imprese finanziarie minori Ue potrebbero aprire un ufficio permanente nel Regno Unito, un dato al di sotto delle stime prevalenti secondo le quali Londra porterebbe a casa circa 1.000 nuove imprese.

La ricerca, pur ribadendo che la City di Londra resterà il centro finanziario dominante in Europa, evidenzia che la sua influenza sarà gradualmente intaccata, ridimensionando il surplus commerciale annuale del Regno Unito da 26 miliardi di sterline nei servizi finanziari con l’Unione europea.