Batosta per Johnson: la Camera dei Lord boccia la sua proposta di legge sull’Irlanda del Nord

Westminster Palace in London, DaniKauf, Wikicommons

La Camera alta ha respinto le clausole anti-Ue dell’Internal Market Bill. Ora la palla torna alla Camera dei Comuni.

L’ultimo episodio importante che aveva scandito la lunga saga della “Brexit” era stato quello con al centro la proposta di una nuova legislazione sul mercato interno che avrebbe scavalcato parti fondamentali dell’accordo di recesso concordato con l’Ue, il famoso Withdrawal Agreement, un obbligo faticosamente raggiunto dopo lunghe trattative, previsto dal diritto internazionale e prerequisito per qualsiasi futura partnership con l’Unione. Il voto alla Camera dei Lord sembra aver posto fine all’ultima provocazione del governo britannico e sembra aver scongiurato un danno irreparabile nelle future relazioni commerciali e forse non del tutto casualmente è arrivato dopo la vittoria elettorale di Biden, di origine irlandese, che aveva detto perentoriamente che se quella legge fosse stata approvata “ogni accordo commerciale futuro tra Usa e Regno Unito sarebbe assolutamente escluso”.

Il terremoto della legge sul mercato interno 

Proviamo a fare un passo indietro e a ricostruire la genesi di questo terremoto politico. L’annuncio da parte del governo Johnson era arrivato il 9 settembre 2020 ed era stato anche il ministro Brandon Lewis ad ammettere pubblicamente che la legge avrebbe violato il diritto internazionale, così come avevano avvertito Ursula von Der Leyen e molti altri: in sostanza si parla della possibilità per il Regno Unito di definire unilateralmente quali merci che viaggiano dalla Gran Bretagna all’Irlanda del Nord debbano essere soggette a tariffe.
Appena il mese successivo, la Commissione europea ha notificato al Regno Unito l’avvio della procedura legale a causa della violazione dell’accordo di recesso sulla Brexit, in quanto “il Regno Unito ha contravvenuto al suo obbligo di rispettare l’accordo, implementando un disegno di legge che non ne permetterebbe l’attuazione”.

Nel mezzo, a metà settembre, c’era stato il primo via libera al progetto di legge da parte della Camera dei Comuni, nonostante alcune defezioni di alcuni deputati conservatori.
Alla Camera dei Lord però le cose sono andate in maniera molto diversa. I Lord hanno bocciato le parti più controverse del disegno di legge “Internal Market Bill” con una maggioranza schiacciante: 433 voi contro appena 165.
La prassi prevede che ora la legge torni quindi alla Camera dei Comuni per essere approvata dopo le modifiche dei Lord, i quali successivamente devono approvare la versione aggiornata e riapprovata dalla camera Bassa.

I ministri di Boris Johnson hanno già fatto sapere che cercheranno di reinserire le disposizioni rimosse dai Lord. Secondo Johnson infatti la legge rappresenta una rete di sicurezza per garantire l’integrità del Regno Unito.

Cosa c’entra la vittoria di Biden?

La tempistica induce i vari analisti a mettere in relazione questo voto con l’esito delle elezioni elezioni presidenziali americane. Joe Biden, infatti, il presidente eletto degli Stati Uniti, aveva pubblicamente esortato il Regno Unito a non fare nulla che potesse minare l’accordo di pace del Venerdì Santo del 1998, esplicitando che se quella legge fosse stata approvata “ogni accordo commerciale futuro tra Usa e Regno Unito sarebbe assolutamente escluso”. Ci si aspetta  tra l’altro che Biden sollevi l’importanza di mantenere la pace in Irlanda del Nord durante il suo primo appello formale con il Primo Ministro Johnson nei prossimi giorni.

“Il disegno di legge sul mercato interno del Regno Unito non riguarda l’indebolimento dell’accordo di Belfast, ma il fatto di sostenerlo e di assicurarsi che funzioni e di curare gli interessi dell’Irlanda del Nord – assicurandosi che la pace duramente conquistata in quel paese possa continuare”, ha replicato il segretario per l’ambiente del Regno Unito George Eustice. ma la linea del governo britannico è sicuramente più debole dopo che ha perso il suo principale sostenitore con la sconfitta di Trump.
Proprio dopo la vittoria di Biden, tra l’altro, il primo ministro britannico Boris Johnson ha dichiarato che un accordo commerciale con l’Unione europea si possa ancora trovare. Lunedì 9 ottobre a Londra sono ripresi i colloqui tra i capi negoziati David Frost e Michel Barnier per “raddoppiare gli sforzi per raggiungere un accordo sulla partnership futura”. Le divergenze però permangono e il tempo per colmarle sta davvero per finire.