Brexit: l’opinione di un euroscettico britannico. Intervista al prof. David Collins (City University)

Il governo britannico ha annunciato un piano da 470 milioni di sterline e pubblicato una guida di 230 pagine per la nuova gestione delle frontiere commerciali. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

L’accordo di libero scambio è stato siglato, l’uscita del Regno Unito dall’UE è ormai ufficiale dal 1° di gennaio 2021. Per comprendere alcuni passaggi di come sia stato possibile questo percorso di uscita, ho intervistato David Collins, professore di Diritto internazionale dell’economia presso la City University a Londra.

Le posizioni del docente sono certo distanti da quelle di Euractiv.it, ed allo stesso tempo ci pareva interessante conoscere la narrazione sulla Brexit di un euroscettico conservatore, in modo da comprendere la prospettiva dell’élite britannica antieuropeista.

Dopo quattro anni e mezzo, il Regno Unito ha ufficialmente lasciato l’UE. Secondo lei, qual è la narrazione euroscettica del partito conservatore che ha maggiormente influito su questo risultato?

La strategia narrativa più efficace in assoluto degli euroscettici è stata quella finanziaria – l’idea che il Regno Unito inviava all’Ue 350 milioni di sterline a settimana – denaro che potrebbe essere speso meglio a livello nazionale. La campagna per il leave è stata in grado di conquistare i tradizionali elettori laburisti, affermando che questi soldi andrebbero spesi per migliorare il servizio sanitario nazionale (NHS). La seconda strategia più efficace è stata quella della sovranità, sottolineando che molte delle leggi che “vincolano” il popolo britannico sono fatte a Bruxelles, con un controllo democratico limitato.

Boris Johnson ha annunciato l’accordo commerciale con l’UE durante la Vigilia di Natale. La maggior parte dei/delle giornalisti/e hanno detto che Londra e Bruxelles hanno a raggiunto un accordo “last minute”. Lei aveva previsto che sarebbe stato comunque raggiunto un accordo commerciale entro la data del 31 dicembre, ma, ha aggiunto, che ci saranno ulteriori trattative. Può spiegarlo in dettaglio, fornendo due esempi?

Quasi certamente ci sarà un ulteriore accordo sui servizi finanziari sotto forma di un deal di equivalenza, il quale potrebbe assumere la forma di un memorandum d’intesa tra le autorità competenti del Regno Unito e dell’Ue. Penso che ci saranno ulteriori negoziati sui servizi in generale, compreso forse un ulteriore riconoscimento delle qualifiche professionali come gli avvocati. I negoziati sulla pesca riappariranno tra cinque anni, come indicato in questo accordo. Presto anche la Commissione prenderà una decisione sull’equivalenza dei dati. Il motivo per cui queste questioni verranno discusse in seguito è semplicemente che era troppo complicato inserire tutto in un accordo di libero scambio nell’arco di tempo di meno di un anno.

Quali sono i fattori più importanti che hanno influenzato il risultato di questo accordo? Pandemia globale? Elezioni americane? Altri?

Non credo che ci siano stati fattori esterni significativi che hanno influenzato l’esito dei negoziati commerciali Regno Unito-Ue. Era semplicemente realistico il fatto che un accordo commerciale a tariffa zero fosse nell’interesse di entrambe le parti. Non credo che il risultato sarebbe stato diverso con o senza Covid o con Trump o Biden. L’unica differenza significativa sarebbe stata se i conservatori non avessero vinto le elezioni generali del Regno Unito nel 2019 con una maggioranza schiacciante. Se non ci fosse stata questa maggioranza, molto probabilmente la Brexit non si sarebbe verificata: quasi sicuramente ci sarebbe stato un secondo referendum con varie opzioni che sarebbero state molto complicate e ulteriormente destabilizzanti.

Secondo lei, chi è il “vincitore” di questo accordo? Il partito Conservatore? La Commissione europea? Entrambi o nessuno di loro?

Il partito conservatore di Johnson è il chiaro vincitore di questo accordo, perché ha consegnato la Brexit con soddisfazione generale della maggior parte degli elettori britannici. Gli hard Brexiters sono insoddisfatti perché l’accordo non è abbastanza completo, soprattutto nei servizi. Alcuni di loro volevano addirittura il no deal. La Commissione europea è probabilmente lieta che sia stato raggiunto un accordo, ma non è l’accordo che voleva, poiché la Corte di Giustizia Ue avrebbe dovuto ottenere un maggiore potere di supervisione, a suo avviso. L’Ue è insoddisfatta perché ha perso uno dei loro principali Stati membri (e la gravitas che ha dato all’UE), così come il sostegno finanziario.

Boris Johnson ha detto più volte che il Regno Unito firmerà sempre più accordi commerciali internazionali con altri paesi extra-UE, ma al momento sembra non ci siano mosse concrete di tale strategia. Lei è d’accordo?

Il successo del Regno Unito nel firmare accordi di continuità commerciale, rimpiazzando gli accordi di libero scambio che aveva con l’UE, è stato a dir poco sbalorditivo. È stato un risultato davvero straordinario che così tanti accordi siano stati firmati in così pochi mesi. Non molti l’avevano previsto. Sono inoltre attesi futuri accordi di libero scambio con nuovi partner commerciali. Quello con l’Australia si concluderà abbastanza presto, immagino. L’adesione al Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) potrebbe avvenire entro i prossimi due anni. Un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti richiederà probabilmente più tempo, ma ciò è dovuto alle rigidità degli Stati Uniti, non del Regno Unito. Quindi, in breve, non sono d’accordo che non ci sia stata una strategia. Ce n’è stata una molto chiara ed efficace.

Come pensa che la Brexit influenzerà la posizione del Regno Unito all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio?

La Brexit ha ampliato in modo significativo i poteri della Gran Bretagna all’interno dell’OMC. Il Regno Unito è ora una voce indipendente e molto rispettata in seno all’ organizzazione. Ha già espresso l’interesse ad aiutare a perseguire un’agenda globale sul commercio digitale, ad esempio. Spero che il Regno Unito contribuisca anche alla riforma della risoluzione delle controversie, che dovrebbe procedere un po’ più agevolmente sotto la presidenza Biden.

Parliamo di università e studenti nel Regno Unito. Pensa che questo accordo darà maggiori o minori opportunità agli studenti dell’UE che vogliono studiare in un’università britannica?

Le opportunità per gli studenti dell’Ue nel Regno Unito rimarranno le stesse, tuttavia saranno più costose. Gli studenti europei dovranno pagare delle tariffe internazionali più alte, il che può essere scoraggiante. Tuttavia, direi che è giusto sia così: come canadese, ho dovuto pagare delle tasse internazionali molto elevate quando ho studiato in un’università del Regno Unito, nonostante avessi legami familiari e culturali pregressi con il paese. Non c’è motivo per cui italiani o francesi debbano avere diritto a tariffe più convenienti rispetto a canadesi o nigeriani. Il Regno Unito ha molte università eccellenti ed è un ottimo posto per studiare, quindi spero che continueremo a vedere molti studenti da paesi Ue, i quali sono i benvenuti.

Cosa pensa dell’interruzione del programma Erasmus + nel Regno Unito e della proposta di riorganizzare un programma britannico di mobilità internazionale per studenti britannici?

Personalmente sono un po’ triste nel vedere la fine dell’Erasmus, dato che ne ho usufruito come docente universitario tre volte (in Spagna, Lituania e Islanda) e ho avuto grandi esperienze. Inoltre, non ricordo che il programma Eramsus avesse un’agenda per la costruzione di un’identità europea, nonostante il parere contrario di alcuni. È stata semplicemente un’eccellente opportunità per sperimentare un’altra cultura in un ambiente educativo. Non posso parlare di ciò che l’Erasmus ha significato per gli studenti, ma a quanto mi risulta, c’è stata generalmente una scarsa partecipazione al programma da parte degli studenti britannici, il che suggerisce che il contributo finanziario del Regno Unito a Erasmus sarebbe stato speso meglio altrove. Sono ansioso di vedere i dettagli del nuovo programma di Turing, ma a quanto mi risulta, sarà disponibile solo per gli studenti, non per il personale. Come ho detto prima, è un po’ triste, ma ad essere onesti, lo staff è in una posizione migliore per permettersi i viaggi internazionali rispetto agli studenti.