Sondaggio del Parlamento europeo: contro il Covid servono più risorse (e solo per chi rispetta lo Stato di diritto)

Un grafico riportato nel sondaggio.

Dall’inizio della pandemia di COVID-19, il Parlamento europeo ha commissionato tre indagini dedicate per conoscere l’opinione pubblica europea in tempi di crisi. Secondo circa 25 mila  intervistati in tutti i 27 Stati membri dell’Ue c’è bisogno di un bilancio Ue più ampio per superare la pandemia. Le priorità indicate sono salute pubblica, ripresa e cambiamento climatico.

Il sondaggio è stato condotto online (e via telefono a Malta) da Kantar in un periodo di tempo compreso tra il 25 settembre e il 7 ottobre 2020 e ha raggiunto 24.812 intervistati di età compresa tra i 16 e i 64 anni (tra i 16-54 in Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia). Le risposte sono particolarmente europeiste e particolarmente in linea con la posizione del Parlamento nell’ambito del complesso negoziato con il Consiglio rispetto al Quadro Finanziario Pluriennale, cioè il bilancio 2021-2027.

Un bilancio Ue più ampio

La maggioranza assoluta degli intervistati (il 54%) continua a chiedere un bilancio Ue più ampio per combattere la crisi da Covid-19 e le sue conseguenze. Tra i cinque Paesi in cui è più alta la percentuale di coloro che ritengono che l’Ue dovrebbe avere strumenti finanziari maggiori per affrontare la crisi vi sono Cipro, Grecia, Spagna, Malta e Portogallo (l’Italia è sesta); non sorprende invece che i cinque Paesi in cui la situazione è capovolta siano Austria, Finlandia, Svezia, Olanda e Danimarca.

Rispetto a dove dovrebbero essere indirizzate le risorse aggiuntive del bilancio, i settori più rilevanti per gli intervistati sono nell’ordine: la salute pubblica, la ripresa economica e nuove opportunità per le imprese, il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente, l’occupazione e gli affari sociali. A livello europeo, il tema dei cambiamenti climatici dunque sostituisce quello dell’occupazione tra le 3 principali priorità di spesa rispetto all’ultima indagine condotta nel giugno 2020. L’ordine di queste priorità però varia da Paese a Paese: in Estonia, Lettonia e Repubblica Ceca al primo posto troviamo la ripresa economica; in Austria, Danimarca e Germania il cambiamento climatico; in Croazia, Slovacchia e Finlandia al primo posto tra le priorità di spesa c’è l’occupazione; in tutti gli altri 18 Paesi, tra cui quelli maggiormente colpiti dai contagi, gli intervistati hanno privilegiato la sanità.

Due terzi degli intervistati (66%) concordano sul fatto che l’Ue dovrebbe avere maggiori competenze per affrontare crisi come quella generata dalla pandemia di coronavirus. Solo un quarto (25%) non è d’accordo con questa affermazione. Particolarmente sorprendente è il dato italiano, secondo cui il numero dei favorevoli a maggiori competenze per l’Ue è pari al 78% degli intervistati, una percentuale analoga a quella  del sondaggio di giugno.

Fondi Ue solo a chi rispetta lo stato di diritto

Quasi otto intervistati su dieci (77% sul dato europeo) sostengono che l’Ue dovrebbe fornire fondi ai Paesi europei solo a condizione che il governo nazionale rispetti lo stato di diritto (pluralismo dei media, indipendenza del potere giudiziario, lotta alla corruzione, salvaguardia dei diritti fondamentali) e i principi democratici. Più nello specifico, il 36% degli intervistati si dice completamente d’accordo e il 41% tendenzialmente d’accordo. Solo il 3% dei cittadini intervistati ha affermato di essere completamente contrario al principio e solo il 9% si è detto tendenzialmente contrario.