Sassoli: “Siamo soddisfatti del Recovery Fund ma dobbiamo negoziare sul bilancio”

David Sassoli. EPA-EFE/FRANCOIS LENOIR / POOL

“Sono state giornate particolarmente impegnative ma abbiamo salutato con soddisfazione il risultato” del compromesso ottenuto dai 27. “Noi avevamo detto che per quanto riguarda il piano di ripresa non doveva essere ridotta la soglia dei 750” e dunque questo risultato è molto importante. Sul Recovery Fund o Next Generation Eu dunque il Parlamento europeo è soddisfatto. Le obiezioni invece ci sono, e sono consistenti, sul bilancio. 

Il Recovery Fund e le risorse proprie

Il messaggio del Presidente del Parlamento europeo è chiaro e si articola in tre punti: Governance del recovery fund, risorse proprie e bilancio.
La discussione dei 27 leader è stata sicuramente faticosa ma “ci piacciono le riunioni in cui i capi di Stato e di governo discutono”, anche con fatica, “perché questa è la democrazia”: “la democrazia è ascolto, fatica e compromesso”, ha detto Sassoli. La narrazione del Presidente del Parlamento europeo è diversa da quelle ascoltate in questi giorni e sottolinea come un fattore estremamente positivo quello della fatica del negoziato, della ricerca di un accordo che non è già preconfezionato prima delle riunioni. 

Innanzitutto la risposta approvata dal Consiglio è stata una risposta comune. E soprattutto “alcune cose che ora sono date per acquisite solo a marzo sembravano dei tabù”, come nel caso della possibilità di emettere un debito comune. 

Nelle conclusioni del Consiglio poi si parla di risorse proprie e dell’impegno ad un’introduzione rapida di risorse proprie. “Su questo vogliamo un calendario preciso sull’introduzione di almeno due risorse proprie nel 2021”, spiega il Presidente del Parlamento europeo.

Sul bilancio il Parlamento è pronto a dare battaglia 

Sul bilancio invece serve una negoziazione con il Parlamento europeo rispetto alla proposta del Consiglio. Sassoli è stato molto chiaro: “Vogliamo migliorarla”, perché ci sono “tagli ingiustificabili”. Tra questi le risorse per i giovani, quelle del programma Erasmus, i fondi per l’immigrazione e l’asilo. “Bisogna sostenere nel medio e nel lungo periodo gli obiettivi dell’Unione”: il Green deal, la resilienzia, la ricerca, l’immigrazione, la difesa, e cioè tutte le “grandi sfide che il mondo globale ci propone”.

Domani, 23 luglio, nella plenaria straordinaria del Parlamento europeo i gruppi politici presenteranno una risoluzione che va esattamente in questa direzione, anche davanti al Presidente del Consiglio europeo Charles Michel e alla Presidente della Commissione Von Der Leyen. 

Sul Qfp, e cioè sul bilancio, il Parlamento avrà l’ultima parola. “In uno spirito di collaborazione costruttivo” il Parlamento europeo vuole correggere alcuni errori che sono dentro la proposta del Qfp approvata del Consiglio. 

“Io mi fido delle istituzioni europee” e della capacità del Pe di “motivare” le proprie obiezioni, ha detto Sassoli. Nella bozza di risoluzione proposta dai popolari, socialisti, Renew Europe, Verdi e Sinistra leggiamo che il Parlamento “Accoglie con favore l’accettazione da parte dei capi di Stato o di governo di un fondo di ripresa per dare il via all’economia, come proposto dal Parlamento europeo in maggio; deplora tuttavia la riduzione della componente di sovvenzione nell’accordo finale; ricorda che la base giuridica scelta per istituire lo strumento di ripresa non attribuisce un ruolo formale ai membri eletti del Parlamento europeo”. Ancora più netta la presa di posizione rispetto al bilancio: il Pe “non accetta tuttavia l’accordo politico sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 nella sua forma attuale; è pronto ad avviare immediatamente negoziati costruttivi con il Consiglio per migliorare la proposta; ricorda il mandato del Parlamento europeo a partire dal novembre 2018; sottolinea che il Parlamento europeo deve approvare l’accordo sul regolamento Qfp ai sensi dell’articolo 312 del Trattato”. 

“Stiamo lavorando nell’interesse di tutti. Anche delle altre Istituzioni”, con l’obiettivo chiaro di sostenere nel medio e nel lungo periodo gli obiettivi dell’Unione. I passi compiuti in questi pochi mesi sono stati importanti e “abbiamo tenuto ferma una visione per l’Unione. La risoluzione del Parlamento nel mese di maggio ha fatto la differenza. E questo è riconosciuto da tutti”, ha spiegato Sassoli.