Recovery Plan, centrodestra diviso in Europa: Forza Italia vota con Pd e M5S

Gli eurodeputati in aula durante una plenaria del Parlamento di Bruxelles. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Lega e Fratelli d’Italia hanno deciso di astenersi sulla risoluzione approvata al Parlamento europeo con larga maggioranza

Il Parlamento europeo ha approvato con larga maggioranza una risoluzione sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), che chiede un fondo per la ripresa da 2mila miliardi di euro. A sostenerla Socialisti e Democratici (S&D), il gruppo che comprende gli eurodeputati Pd, gli eurodeputati del Partito Popolare Europeo (PPE), tra cui quelli di Forza Italia, Verdi europei, Renew Europe e i Conservatori e Riformisti Europei (ECR). Tra questi ultimi, Fratelli d’Italia però si astiene. A favore della risoluzione, tra gli indipendenti, anche gli eurodeputati del Movimento Cinque Stelle; Lega tra gli astenuti.

Una larga maggioranza che rivendica un ruolo attivo del Parlamento nelle trattative che porteranno alla formulazione, da parte della Commissione Europea, dell’ormai famoso Recovery Fund, che sarà abbinato al nuovo bilancio settennale dell’UE. Si chiede infatti “che il Parlamento sia coinvolto nella definizione, nell’adozione e nell’attuazione del fondo per la ripresa e che sia al centro del processo decisionale al fine di garantire la responsabilità democratica.”

Il PE si oppone dunque a “qualsiasi tentativo di elaborare una strategia di ripresa europea che non sia basata sul QFP e sui suoi programmi”. Vengono dunque rifiutati meccanismi di bilancio basati su accordi tra Stati e dunque gestiti con meccanismi intergovernativi.

Altro punto più volte sottolineato riguarda l’incidenza di un piano di ripresa sugli altri programmi previsti dall’agenda europea. Le risorse dedicate a quest’ultima non devono essere infatti, secondo il PE, in nessun modo intaccate. Il Recovery Fund dovrà dunque andare a sommarsi al nuovo QFP.

La principale richiesta prevede una coraggiosa riforma del sistema delle risorse proprie dell’UE. L’elenco delle potenziali nuove entrate comprende una consolidata base imponibile comune per l’imposta sulle società, un’imposta sulle transazioni finanziarie, il reddito derivante dal sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), un contributo per la plastica e un carbon border adjustment.

Viene infatti esplicitamente specificato che, senza nuove risorse proprie, gli Stati membri saranno obbligati ad aumentare i contributi diretti al bilancio. Secondo il Parlamento Europeo, infatti, un bilancio notevolmente rafforzato è assolutamente necessario per rispondere agli interessi dei cittadini che “devono essere posti al centro della strategia di ripresa”.

Rispetto a quest’ultima, secondo il Parlamento, l’intero fondo di ripresa dovrebbe essere gestito dalla Commissione in modo da privilegiare una strategia comune europea. Le risorse economiche del Recovery Fund, dunque, “dovrebbero essere destinati a programmi rientranti nel bilancio dell’UE”.

Secondo gli europarlamentari il Fund non dovrà quindi essere una semplice spartizione di fondi, ma il frutto di una visione strategica sul futuro dell’Unione europea. Il PE chiede infatti che esso trasformi “le nostre economie e ne rafforzi la resilienza attraverso la messa in comune di investimenti strategici a sostegno delle PMI e aumenti le opportunità di lavoro e le competenze per mitigare l’impatto della crisi sui lavoratori, sui consumatori e sulle famiglie”. Dovrebbero dunque avere priorità gli investimenti relativi al Green Deal, all’agenda digitale e tra gli obbiettivi andrebbe incluso anche “il raggiungimento di una sovranità europea in settori strategici”, come una strategia industriale europea, un riorientamento delle politiche commerciali e la creazione di un “nuovo programma sanitario europeo indipendente”.

Per il PE, insomma, un nuovo bilancio ambizioso che metta al centro i cittadini e che rilanci economia e società europei, nel rispetto dei valori fondanti dell’Unione, è assolutamente irrinunciabile, lo aveva annunciato anche il Presidente Sassoli negli scorsi giorni.

È messo nero su bianco che non sarà accettato nulla di meno, a costo di mettere il veto alla proposta della Commissione.