Recovery Fund, le commissarie Ue di Svezia, Finlandia e Danimarca cercano di convincere i “frugali” del Nord

La commissario europei per gli Affari interni, Ylva Johansson. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET / POOL]

Margrethe Vestager, Ylva Johansson e Jutta Urpilainen scrivono ai loro Paesi: “Che il mercato interno si riprenda è anche nel vostro interesse”.

“I Paesi nordici dovrebbero sostenere un programma comune di ripresa dell’UE. Le nostre industrie di esportazione dipendono da un mercato europeo funzionante”, ha scritto sabato 13 giugno, su Twitter, la commissaria europea agli Affari Interni, la svedese Ylva Johansson, condividendo la lettera scritta con la vicepresidente della Commissione europea, la danese Margrethe Vestager, e la commissaria europea per i Partenariati internazionali, la finlandese Jutta Urpilainen.

La lettera a Svezia, Finlandia e Danimarca

Nella missiva le tre commissarie spiegano ai loro Paesi perché dovrebbero sostenere il piano presentato dalla Commissione europea e quali vantaggi può portare anche a loro. I 750 miliardi di Next Generation Eu non saranno assegnati agli Stati membri senza vincoli, assicurano Vestager, Johansson e Urpilainen, anticipando le obiezioni degli Stati del Nord che temono di dover pagare troppo a fronte di vincoli poco stringenti in capo ai Paesi destinatari, che saranno soprattutto quelli del Sud (come Spagna e Italia), colpiti più duramente dalla pandemia. “I fondi sono collegati agli obiettivi strategici dell’UE e saranno utilizzati per investimenti nella conversione verde, nella digitalizzazione, nella ricerca e nell’istruzione”, spiegano.

Anche buona parte delle risorse del Recovery Fund andranno ai Paesi più colpiti dal coronavirus, della proposta beneficeranno tutti, sottolinea la lettera. Metà del Pil svedese proviene dal commercio estero, soprattutto con gli altri Paesi Ue, e 1,5 milioni di svedesi sono impiegati nel settore delle esportazioni. Lo stesso discorso vale per la Danimarca, dove il 25% dei lavoratori dipende dall’export. Anche in Finlandia il 60% delle esportazioni è rivolto al mercato europeo e il settore dà lavoro a 1,1 milioni di persone. Se l’economia europea si ferma, ricordano le commissarie Ue, questi tre Paesi non avrebbero più un mercato a cui vendere. Dalla crisi o si esce tutti insieme o non si esce; Vestager, Johansson e Urpilainen lo mettono nero su bianco.

Negoziato in salita

Le commissarie del Nord intervengono sul dibattito sul Recovery Fund pochi giorni prima del Consiglio europeo, in programma per il 19 giugno, in cui i 27 Paesi Ue dovranno discutere del piano per la ripresa e cercare un’intesa. La strada è ancora tutta in salita, come ha ricordato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel nel suo intervento agli Stati Generali dell’economia organizzati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “I negoziati saranno molto complessi poiché costringono tutti gli Stati a riconsiderare principi cui sono fedeli da lungo tempo”, ha detto Michel.

La lettera delle tre commissarie prova ad ammorbidire il fronte dei cosiddetti Paesi frugali. La Danimarca, pur ribadendo la sua posizione, nei giorni scorsi aveva già precisato di non voler porre alcun veto sul Recovery Fund. “Il nostro compito non è mettere il veto, ma trovare una soluzione”, aveva spiegato Copenaghen. Per la Finlandia la proposta della Commissione Ue sul Recovery Fund “non è accettabile”. Helsinki ha chiesto di “ridurre le dimensioni totali” del fondo, “accorciarne la durata a meno di 4 anni” e “ridurre il periodo di rimborso a meno di 30 anni”, ribadendo tuttavia di essere disposta a negoziare. La posizione più dura è quella della Svezia, dove il primo ministro Stefan Lovfen, ha criticato fin dall’inizio l’erogazione delle risorse mediante contributi a fondo perduto.