Patto di stabilità, l’Italia spera in una riforma fiscale più permissiva

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. [EPA-EFE/MASSIMO PERCOSSI / POOL]

Il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi ha svelato il bilancio italiano 2022-2024 con un deficit superiore ai limiti stabiliti dal Patto di stabilità e crescita. Questo potrebbe segnalare la speranza di un cambiamento nelle regole fiscali europee, che però è tutt’altro che scontato.

La Commissione europea ha attivato la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita all’inizio della pandemia, sospendendo le regole destinate a controllare le spese dei governi dell’Ue. Tuttavia, la sospensione resterà attiva fino alla fine del 2022, mentre dal 2023 ci si attende che le regole tornino in vigore, a meno che non venga deciso di cambiarle.

Il primo ministro Draghi ha presentato un piano per un deficit di bilancio del 9,4% del Pil per il 2021, più basso di quanto precedentemente atteso, dopo che le previsioni economiche sono state riviste al rialzo dal 4,5% al 6%.

Questa crescita ha anche contribuito a ridurre leggermente il rapporto debito/Pil dell’Italia, che per Draghi rappresenta il segnale che la crescita economica è il metodo più efficiente per ridurre il debito pubblico. “È la prima conferma del fatto che per ridurre il debito pubblico serve prima di tutto la crescita”, ha detto.

Il governo italiano ha pianificato un deficit del 5,6% del Pil per il 2022, con una riduzione a 3,9% e 3,3% per i due anni successivi. Si tratta comunque di livelli superiori a quelli fissati dal Patto di stabilità e crescita, che pone il limite al 3%. Queste regole impongono anche che il livello del debito pubblico non superi il 60% del Pil, un paletto superato dalla metà degli Stati membri.

Draghi ha lasciato intendere di aspettarsi un cambiamento delle regole fiscali in conferenza stampa, descrivendo i limiti attuali come “non realistici”. All’inizio del 2020 la Commissione europea aveva avviato un processo di revisione delle regole del Patto di stabilità e crescita con l’idea di riformarlo, ma l’iter era stato sospeso con l’avvento della pandemia.

Patto di stabilità, Gentiloni: le regole Ue devono essere "riviste" in senso "realistico"

Il commissario per l’Economia, intervenendo al Brussels Economic Forum, sottolinea la necessità di tenere  conto di come la pandemia abbia cambiato lo scenario.
Le regole europee sui bilanci pubblici devono essere “riviste”, per renderle “più realistiche” e adatte ad affrontare la …

Revisione in vista?

Quest’anno, il commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni e il vicepresidente Valdis Dombrovskis hanno annunciato l’intenzione di riprendere il procedimento di riforma, citando la necessità di permettere investimenti che favoriscano la crescita economica.

Marco Buti, capo di gabinetto di Gentiloni, ha dichiarato durante un dibattito giovedì 30 settembre che le riforme dovrebbero consentire di distinguere tra gli investimenti in base alla produttività. Questo assicurerà anche che le norme fiscali non blocchino la crescita a lungo termine dell’economia europea e la sua transizione verso un modello sostenibile.

Buti ha ammesso che non ci sono evidenze scientifiche che impongono le soglie del 3% del deficit e del 60% del debito, ma ha sostenuto che sarebbe utile impegnarsi per cambiare l’implementazione e aumentare la flessibilità delle regole, anziché attaccarle per principio.

Otto governi nazionali hanno già segnalato l’intenzione di tornare alle regole precedenti, ma l’Italia non ha intenzione di permettere alle vecchie norme di bloccare la sua crescita economica. Anche il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire ha chiesto un cambiamento a inizio anno.

Dal lato opposto troviamo Paesi come l’Austria, che si aspetta la piena applicazione del Patto alla fine della crisi. Il suo ministero delle finanze non ha voluto commentare il bilancio italiano, ma ha sottolineato che gli Stati membri dovranno necessariamente rispettare le regole.

La sfida è quindi distinguere tra le misure che portano crescita e quelle che rappresentano soltanto una spesa inutile, come ha dichiarato anche Draghi nella sua conferenza stampa. La discussione sulle regole fiscali è così destinata a proseguire, con una proposta di riforma da parte della Commissione europea attesa nella prima metà del 2022.