Merkel-Macron: Recovery fund da 500 miliardi. Inizia la danza delle diplomazie

Macron e Merkel

Dopo la pubblicazione della posizione negoziale di Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia, che avevano espresso il loro favore ad un’ipotesi di Fondo da 350 miliardi, di cui la maggior parte sotto forma di loans (ossia prestiti), in vista dell’Ecofin di martedì 19 maggio in teleconferenza anche Francia e Germania hanno espresso la loro linea negoziale comune, ben lontana da quella fatta circolare nei giorni scorsi dalla Francia, insieme a Spagna, Italia ed altri paesi (almeno 1.000 miliardi, la metà dei quali in grants, ossia trasferimenti).

La posizione che ha visto convergere Parigi e Berlino si è attestata a 500 miliardi, ma interamente in grants (lasciando immaginare che qualcosa possa essere ancora negoziata in fatto di loans), da reperire attraverso l’emissione sul mercato di titoli da parte della Commissione e sostenuti dal bilancio UE.

Un bilancio che il Consiglio Europeo sarà chiamato a modificare, attraverso un ulteriore passaggio all’unanimità; così come dovrà deliberare sulla natura e il tipo di risorse proprie sulle quali poter contare per generare i flussi di cassa necessari a coprire gl’interessi sul debito. Interessante tuttavia notare che, in assenza di un accordo, si dovrebbe far ricorso nuovamente ai contributi nazionali. Il che apre la concreta speranza ad un negoziato che possa finalmente far acquisire una (minima) capacità fiscale autonoma alla UE.

Le risorse dovrebbero essere spese nelle priorità fissate dall’Unione Europea. Ed anche questa ci pare sia una buona notizia, per assicurare una direzione strategica unitaria al Fondo.

Naturalmente, trattandosi di un negoziato che dovrà trovare un accordo unanime, è impensabile che si possa sfuggire da questi numeri, al di là di possibili riaggiustamenti, soprattutto sulla quota loans.

Ma è sui grants, naturalmente, che si gioca la partita: perché si tratta di risorse che non vanno a pesare sul bilancio di alcuno Stato, ma vengono raccolte a livello UE e smistate secondo le differenti esigenze di ciascuno. Insomma, una forma embrionale di governo europeo dell’economia

In pratica, Francia e Germania riconoscono il rischio asimmetrico della crisi, e posizionano la loro proposta in modo da accettare gli almeno 500 miliardi di grants previsti dalla proposta francese, spagnola, italiana, etc. In un contesto decisionale che assume scelte collettive all’unanimità non si può sperare in molto di più. In ogni caso, una bella boccata d’ossigeno per le economie europee, che naturalmente speriamo non venga nuovamente indebolita nelle prossime settimane, e che magari venga ulteriormente rafforzata da altre proposte a favore di investimenti infrastrutturali a valere su risorse di altre istituzioni.