Le banche centrali iniziano ad abbandonare le politiche di emergenza dovute alla pandemia

Il presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, Jerome Powell. [EPA-EFE/Drew Angerer / POOL]

Mentre il mondo finanziario aspetta che la Federal Reserve statunitense inizi a invertire la sua politica ultra-espansiva, le recenti mosse restrittive di altre banche centrali segnalano che i giorni dell’appeasement dovuto alla pandemia sono contati, anche se il COVID-19 continua a impedire una ripresa economica regolare.

La banca centrale della Corea del Sud giovedì 26 agosto ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di un quarto di punto percentuale, per attenuare i crescenti rischi di stabilità finanziaria posti da un’impennata del debito delle famiglie, diventando la prima grande autorità monetaria in Asia a compiere una scelta del genere da quando il coronavirus ha colpito l’economia globale 18 mesi fa.

Anche prima dell’aumento dei tassi in Corea del Sud, tuttavia, le banche centrali dell’America Latina e dell’Europa orientale e centrale avevano iniziato ad alzare i tassi di interesse per respingere l’inflazione che si sta accumulando sulla scia delle fluttuazioni valutarie, dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento globale e della carenza di manodopera in diverse regioni.

Ora, stanno entrando in gioco anche le banche centrali delle grandi economie. La Bank of Canada ha già ridotto i suoi acquisti di obbligazioni, e potrebbe procedere ad aumentare gli oneri finanziari nel 2022, mentre la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) dovrebbe alzare i tassi entro la fine di quest’anno nonostante la scorsa settimana si sia rifiutata di varare un aumento previsto, di fronte a un breve lockdown contro un focolaio di COVID-19.

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Da parte sua, la Federal Reserve (Fed) si sta muovendo decisamente verso la riduzione dei suoi 120 miliardi di dollari di acquisti mensili di asset: un annuncio in questo senso è previsto entro la fine del 2021, forse già il mese prossimo. Tuttavia, un aumento effettivo del tasso di interesse negli Stati Uniti si realizzerà probabilmente tra un anno o più.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, si esprimerà venerdì 27 agosto sulle prospettive economiche alla conferenza annuale della banca centrale degli Stati Uniti a Jackson Hole, che anche quest’anno si svolgerà online. Le sue osservazioni potranno mettere in secondo piano le aspettative su quando la Fed farà la sua mossa, ma è improbabile che offrano alcun segnale concreto.

La differenza che fa un anno

Quando Powell ha parlato alla conferenza dell’anno scorso – svelando un nuovo quadro politico che sta appena iniziando a essere testato – meno della metà dei 22 milioni di posti di lavoro persi negli Stati Uniti nella primavera del 2020 a causa dei lockdown era stata recuperata, e l’inflazione era a metà del target del 2% della Fed. Le prospettive al di fuori degli Stati Uniti non erano meno fosche, con i lockdown ancora diffusi in tutto il mondo.

La situazione, negli Stati Uniti e altrove, difficilmente potrebbe essere più diversa un anno dopo.

L’economia americana ha più che completamente riguadagnato tutta la produzione persa, sono stati recuperati circa 9 milioni di posti di lavoro e l’inflazione è ben al di sopra del 2%. La maggior parte delle economie mondiali è tornata a crescere, anche se in modo non uniforme poiché i focolai di COVID-19 alimentati dalla variante Delta innescano lockdown localizzati.

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In Corea del Sud, l’economia è cresciuta del 5,9% su base annua nel secondo trimestre, il ritmo più veloce in un decennio, e i più giovani si stanno riempiendo di debiti, suscitando le preoccupazioni della Bank of Corea per la stabilità finanziaria. I settori industriali chiave della nazione asiatica, la cui economia è in larga parte dipendente dalle esportazioni, è cresciuto a luglio per il decimo mese consecutivo, nonostante la variante Delta abbia ridotto la produzione manifatturiera di rivali come Cina, Vietnam e Malesia.

Anche la ripresa dell’Europa centrale è accelerata nel secondo trimestre, con l’allentamento dei lockdown. Il miglioramento, insieme a un aumento dell’inflazione, ha già spinto la banca centrale ceca ad alzare i tassi di interesse due volte quest’estate, e la banca centrale ungherese a varare il suo terzo rialzo il 24 agosto: i primi aumenti dei tassi in tutta l’Unione europea. Si prevede che entrambi i paesi decideranno un ulteriore inasprimento, e i funzionari cechi stanno riflettendo se l’aumento dovrà essere maggiore del consueto 0,25%.

Se i primi a muoversi sono stati i paesi dei mercati emergenti, in cui l’inflazione è spesso aggravata dai movimenti instabili dei mercati valutari, gli ingranaggi della stretta stanno iniziando a muoversi anche nelle economie di alto livello.

La RBNZ ha deciso di non aumentare i tassi la scorsa settimana a causa del messaggio preoccupante che sarebbe derivato da tale scelta condotta contemporaneamente a un lockdown deciso di fretta dal governo di Auckland dopo che la nazione ha riportato il suo primo focolaio di COVID-19 in sei mesi. I funzionari della banca centrale, tuttavia, sembrano determinati ad approvare un aumento dei tassi prima della fine dell’anno.

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Nel frattempo, la banca centrale norvegese ha segnalato che non modificherà la sua scelta di un primo rialzo dei tassi, previsto per il mese prossimo, nonostante un recente aumento dei contagi, il che la rende la prima delle economie sviluppate del Gruppo dei 10 (G10) ad aumentare il costo del denaro.

“Nell’attuale valutazione delle prospettive e dell’equilibrio dei rischi, il tasso di riferimento sarà molto probabilmente aumentato a settembre”, ha dichiarato la scorsa settimana il governatore della Norges Bank, Oeystein Olsen.

Mentre la Fed e molte altre banche del G10 sembrano ora in procinto di iniziare a ridurre le loro misure di contrasto agli effetti economici della pandemia, scelte in questa direzione da parte dei due maggiori omologhi della Fed – la Banca centrale europea e la Banca del Giappone – sembrano molto più lontane. Tuttavia, ciò non significa che i due istituti non vedano alcun miglioramento delle condizioni nonostante la diffusione della variante Delta..

Il Giappone è stato tra le economie asiatiche che hanno registrato una crescita del settore industriale a luglio, anche se i casi di COVID-19 hanno raggiunto un livello record, mentre un esponente di alto livello della BCE vede pochi ostacoli alla ripresa della zona euro a causa della variante.

“Direi che in linea di massima non siamo troppo lontani da quello che ci aspettavamo a giugno per l’intero anno”, ha detto mercoledì a Reuters Philip Lane, capo economista della BCE: “È un quadro ragionevolmente ben bilanciato”.