La svolta solidale della Germania

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Persi come siamo nell’attualità e nel continuo rincorrersi di notizie, è spesso difficile distinguere i momenti che segneranno saranno un giorno ricordati nei libri di storia, da quelli che finiranno presto nel dimenticatoio. In questi mesi però, la grande ruota del mondo si è per un attimo fermata e ci ha messo, per una volta, tutti d’accordo. L’esplosione del covid-19 ha raso al suolo certezze e propositi, per obbligare tutti noi a vedere il mondo con occhi nuovi e diversi, forzandoci a superare vecchi taboo.

Una delle realtà più difficili con cui confrontarsi è l’idea che adesso tornare indietro non si può più. Non si sa ancora come sarà il mondo post-Coronavirus, ma è certo che non ci sarà nessuna confort zone in cui tornare. La pandemia ci ha dimostrato quanto la dimensione della politica sia ormai globale e tutti gli Stati membri dell’Unione Europea sono stati chiamati ad un’assunzione di responsabilità politica.

In molti al di là della propria posizione politica, hanno dunque iniziato a parlare della solidarietà europea. Programmi europei per superare la crisi sono diventati indispensabili, anche per il più accanito nazionalista. II dibattito ruota allora attorno al come deve essere realizzata questa fantomatica solidarietà. Mentre tutti guardavano alla Commissione e alla proposta del Recovery Fund, la Germania ha mostrato le proprie carte, sorprendendo molti e dimostrando, concretamente, quanto i paradigmi della politica europea siano cambiati.

“Senza l’Unione Europea gli Stati nazionali non hanno un futuro”. Con questa frase la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha dato il via ad una di quelle fasi che, tra qualche anno, potranno essere definite storiche per il futuro dell’integrazione europea. A distanza di poco meno di tre anni dal celebre discorso di Emmanuel Macron alla Sorbona, infatti, anche la Cancelliera ha affermato che è interesse nazionale della Germania, non difendere l’UE, ma rafforzarla.

Come ribadito negli scorsi giorni anche dal ministro delle finanze tedesco, Olaf Scholz, non si parla solo di riprendersi dalla crisi, ma di rilanciare e approfondire l’integrazione europea. Per la Germania allora la solidarietà si manifesta dando finalmente la possibilità, alla Commissione Europea, di emettere di fatto dei titoli di debito sostenuti dal bilancio UE.

Il taboo del debito europeo è dunque caduto. Questa crisi infatti non ha colpevoli, non ci sono Stati che hanno sofferto sciagurate politiche fiscali, ma solo un intero sistema economico continentale da salvare. Banalmente, se le industrie italiane falliscono, a cascata cominceranno a farlo anche quelle tedesche. È dunque interesse di ciascun Stato membro assicurarsi che tutti crescano, ha affermato il ministro Scholz, altrimenti sarà impossibile tenere il passo della competizione globale e a vincere la crisi saranno altri attori globali come la Cina o gli USA di Trump.

Anche il capogruppo del Partito Popolare Europeo (PPE), Manfred Weber, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ribadito la linea espressa da buona parte dell’arco costituzionale tedesco: “Sono necessari ingenti investimenti europei a fondo perduto”. Sarebbe infatti impensabile affrontare la crisi con un maggiore indebitamento degli Stati membri.

La Germania non ha però in mente un enorme bancomat continentale, ma una vera strategia politica europea, una politica economica europea. Questa dovrebbe allora comprendere investimenti strategici in campo digitale, come ad esempio con un piano europeo per il 5G, come suggerisce Manfred Weber, un piano industriale, con l’obbiettivo di costruire nuovi “campioni europei”, investimenti che puntino ad una transizione verde.

Per poter prendere allora decisioni politiche europee, rilancia il ministro Scholz, si devono superare i voti all’unanimità in seno al Consiglio. Ciò che ci unisce gli Stati membri deve essere infatti il comune interesse di appartenere all’UE. È infatti normale che in Europa ci siano interessi e priorità divergenti, ma in democrazia è, per l’appunto, normale che si giunga a compromessi e si possano fare delle scelte, senza dover essere vincolati dai diritti di veto.

Weber, nella sua intervista, ha citato Churchill, quando ammonì di “non sprecare mai una buona crisi”.

La Germania, spesso attaccata per il poco coraggio politico, o per la poca empatia verso i Paesi del sud ha fatto allora un passo decisivo, dando un significato concreto al concetto di solidarietà europea. Lo fa schierandosi con la Francia e, di rimando, con i paesi più colpiti dal virus, come Spagna e Italia. Lo fa andando apertamente contro i Paesi come Austria, Danimarca e Olanda che sostengono un Recovery Fund essenzialmente composto da prestiti. Lo fa con una proposta che potrebbe aprire la strada ad una trasformazione storica dell’Unione, spiazzando le critiche di populismi vari.