La Procura europea diventa operativa. Vigilerà sulla gestione dei fondi del Recovery

Laura Codruta Kövesi, procuratore capo dell'Eppo. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

A partire da martedì 1° giugno 2021, l’Ufficio del procuratore pubblico europeo (Eppo) ha iniziato ufficialmente la sua attività. Questo istituto si occuperà di combattere le frodi e le attività di criminalità organizzata che colpiscono il bilancio europeo, svolgendo nel contempo una funzione di controllo dello stato di diritto.

La Procura europea è un concetto in fase di studio da più di 20 anni, da quando si era discusso per la prima volta di una giustizia comune nella dichiarazione di Tampere del 1999. Oggi, dopo alcuni anni di preparazione, prende il via il lavoro dell’Ufficio del procuratore europeo.

L’ufficio ha la sua sede a Lussemburgo e sarà guidato dal procuratore capo Laura Codruta Kövesi. “Dopo oltre 20 anni di negoziati politici e discussioni, siamo riusciti a raggiungere questo traguardo che ci dà grande responsabilità”, ha detto.

“L’indipendenza della Procura europea è vitale, perché solo uno strumento giudiziario indipendente può imporre una giustizia uguale per tutti”, ha detto il procuratore capo Kövesi. “Attraverso l’Eppo, l’Ue può difendere il bilancio, permettendo ai cittadini di avere più fiducia nelle istituzioni”, ha concluso.

Anche la commissaria europea alla trasparenza Věra Jourová ha espresso soddisfazione all’avvio della Procura europea, ricordando che avrà un ruolo ancora più centrale in questo periodo in cui si sta lanciando il Recovery Plan, la cui corretta implementazione è essenziale per la ripresa dell’Ue. La Procura europea vigilerà sui fondi di Next Generation Eu, assicurando che non siano commesse frodi da chi deve gestirli e che siano spesi correttamente.

L’Eppo lavorerà con una struttura multilivello, di cui l’ufficio centrale di Lussemburgo terrà la direzione. La Procura sarà divisa in 15 camere permanenti, che controlleranno e gestiranno le indagini. Ognuno dei 22 Stati membri aderenti ha nominato un procuratore generale e due o più delegati, che si occuperanno in concreto delle indagini nel Paese di propria competenza. Al termine delle investigazioni, la camera permanente esaminerà le prove raccolte dai delegati e deciderà se procedere o archiviare il caso.

Questa struttura permette di avere persone con una maggiore competenza specifica sul territorio che gestiscono le indagini, cooperando con le autorità locali come la polizia. Nei casi transfrontalieri, i procuratori delegati dei diversi Stati coinvolti collaboreranno secondo le regole dell’Eppo, che prevedono scambi di informazioni più rapidi per assicurare la massima efficienza nella lotta alle frodi e ai reati contro il bilancio.

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Oltre 3.000 casi all’anno

A pieno regime, l’Eppo dovrebbe gestire più di 3.000 casi di frode all’anno, anche se l’implementazione del Next Generation Eu potrebbe far salire ulteriormente questo numero. Al momento della partenza sono stati sottoposti alcuni casi da parte di Germania e Italia, che sono i primi Paesi ad avviare le indagini.

L’Eppo si occupa di crimini che, per definizione, sono nascosti, perciò è difficile stimare effettivamente quanti saranno i soldi che riuscirà a recuperare. L’ultimo report sulla protezione degli interessi finanziari dell’Ue evidenzia una perdita di oltre 460 milioni di euro nel 2019 per via di attività fraudolente.

Come detto, all’Eppo hanno aderito attualmente 22 dei 27 Stati membri dell’Ue. Finora Danimarca, Irlanda, Polonia, Svezia e Ungheria hanno scelto di non partecipare, anche se Stoccolma ha annunciato che sta pianificando l’adesione nel 2022.

L’Ufficio europeo anti-frode (Olaf) continuerà a proteggere gli interessi finanziari dell’Ue nei Paesi che non fanno parte dell’Eppo. Gli Stati non aderenti collaboreranno comunque con la procura europea sulla base degli strumenti di cooperazione esistenti.

Alcuni Stati aderenti devono invece ancora adottare nei loro parlamenti nazionali la legislazione necessaria perché l’Eppo possa esercitare i suoi poteri, ma questo ritardo non inficierà il lavoro della Procura europea. Inoltre, Finlandia e Slovenia non hanno ancora nominato i loro procuratori delegati: secondo il regolamento dell’Eppo, potranno essere sostituiti nel loro lavoro dal procuratore europeo del loro stesso Paese, una soluzione di transizione applicata in questo caso in attesa delle nomine definitive.

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La collaborazione con le altre istituzioni

La procura europea è un organismo totalmente indipendente da qualsiasi istituzione Ue e dagli Stati membri, proprio per garantire uno dei principi fondamentali della giustizia. Sarà il punto di riferimento a cui ci si rivolgerà per segnalare casi di condotta criminale, come avveniva in precedenza con l’Olaf.

La Commissione europea collaborerà strettamente con l’Eppo, scambiando informazioni e fornendo l’accesso ai database. La cooperazione con la procura europea sarà uno dei criteri valutati nel regime di condizionalità sullo stato di diritto, anche se va segnalato che i due Paesi più a rischio non fanno parte dell’organismo.

L’Ufficio antifrode (Olaf) sarà un partner stretto dell’Eppo, data la sua esperienza nel combattere questo tipo di crimini. I due organismi potranno collaborare e assistersi a vicenda nelle indagini, ma l’Olaf non potrà lavorare indipendentemente su casi già sotto esame dell’Eppo per evitare sovrapposizioni.

L’Eppo ha firmato accordi di cooperazione anche con Eurojust, il cui sostegno sarà importante quando si investigheranno casi che coinvolgono Stati membri non partecipanti alla Procura europea, e con Europol, la polizia europea, che potrà fornire supporto analitico.

L’Eppo, come specificato dalla Commissione già nel 2018, potrebbe vedere il suo mandato esteso anche per le investigazioni sul terrorismo transnazionale. Finora la questione resta un obiettivo, che però deve ancora essere discusso ulteriormente.