La posizione della Francia sul Recovery Fund

Macron Europa

La Francia ha scelto la strada sulla quale negoziare il Recovery Fund. Apparentemente, nessuna particolare sorpresa rispetto a quanto già sapevamo; né molti dettagli in più. Eppure il documento costuisce un’interessante guida per altri paesi, come l’Italia, fortemente interessati al successo del negoziato.

L’architettura proposta è di creare un fondo di risorse, da negoziare nel range fra l’1% ed il 2% del Pil su tre anni, aggiuntivo rispetto al Quadro Finanziario Pluriennale (il “normale” bilancio UE, che il Parlamento aveva comunque proposto di aumentare fino al 1,3% del Pil).

 

Con quali risorse?

Il documento francese chiarisce che gli impieghi dovrebbero tradursi essenzialmente in “grants” (trasferimenti) e che solo per raggiungere poi il target di bilancio stabilito si dovrebbe far ricorso a “loans” (prestiti). È chiaro che non aver fissato alcuna proporzione precisa alla quantità di loans e grants significa essere aperti a qualunque risultato. È anche vero, tuttavia, che con negoziati basati su decisioni finali all’unanimità, fissare una quota specifica non avrebbe permesso di avviare neanche il negoziato, che per definizione (in un contesto col diritto di veto) non può che rappresentare un compromesso.

I loans dovrebbero avere “un lungo periodo di preammortamento”, durante il quale quindi le risorse vengono erogate ma gli esborsi delle rate sospesi, scadenze a lungo termine e bassi tassi d’interesse.

Il fondo dovrebbe essere finanziato dall’emissione di un titolo collettivo europeo a valere sul collaterale del bilancio, assistito da risorse proprie che, attraverso i flussi di cassa generati, sarebbero in grado di fornire le risorse a copertura.

 

Per quali impieghi?

Il fondo dovrebbe generare un nuovo programma quadro d’intervento della UE, il “Recovery Programme”, erogato in maniera asimmetrica a seconda dell’impatto del Covid (questo è un elemento critico, evidentemente, anche se paradossalmente agevolato proprio dal pronunciamento della Corte Costituzionale tedesca, che ha precisato come non possa essere la Bce a portare avanti politiche economiche asimmetriche via politica monetaria, implicitamente richiamando i governi ad assumersi le loro responsabilità in tal senso).

Le risorse dovrebbero essere indirizzate a sostenere i settori maggiormente colpiti dalla pandemia (cultura, turismo, compagnie aeree, etc) ed orientandolo al Green Deal già definito dalle priorità della Commissione; alla formazione del capitale umano e della ricerca; alla ricapitalizzazione di aziende strategiche che assicurino lo spostamento in Europa delle catene del valore, che abbiamo già discusso qui; a sostenere spese sociali per favorire la ricollocazione della forza lavoro.

 

Piano B

La Francia punta evidentemente sul Piano B: la creazione di uno Special Purpose Vehicle, uno strumento che consenta di agire al di fuori  delle regole (e dei vincoli) della governance europea, che sostituisca la parte del bilancio destinata al Recovery Fund.

Il ‘veicolo’ ad hoc permetterebbe anche di uscire dalla logica delle risorse proprie e dei contributi nazionali come unici flussi per la restituzione dei debiti, consentendo di utilizzare maggiore flessibilità e creatività nella progettazione finanziaria dello strumento.

 

Considerazioni finali

Il documento per il negoziato sul Recovery Fund appare interessante. Fissa i paletti di un compromesso che presumibilmente vedrà, come nella maggior parte di casi, prevalere una soluzione intermedia. Quindi, ragionando sui numeri e le tonalità cromatiche degli aggettivi usati per descrivere la posizione negoziale francese, si potrebbe immaginare un bilancio aggiuntivo di 1,2% Pil EU27 annuo, per l’80% sotto forma di grants, da erogare a seconda dell’impatto del Covid. Realizzato da uno Special Purpose Vehicle, quindi con maggiore flessibilità rispetto alle logiche normative UE. Anche la destinazione delle risorse andrebbe nella direzione già auspicata da molti di noi nelle scorse settimane.

Sarebbe un gran risultato, per l’Italia (che ne beneficerebbe in gran misura) e per l’Europa (che mostrerebbe una capacità solidale estranea ai Trattati esistenti).