La diplomazia europea come nell’Ottocento: alleanze e mediazioni in vista del Consiglio di venerdì

Mark Rutte e Pedro Sanchez. EPA-EFE/BART MAAT / POOL

Diffusosi inizialmente a Vienna all’inizio del secolo XIX, il valzer di Johann Strauss ha presto conquistato le aristocrazie di tutta Europa. In occasione dei grandi balli di corte, in saloni sfarzosi con stucchi dorati, con le note del valzer in sottofondo, si pianificavano matrimoni tra reali, si costruivano alleanze, si preparava la guerra. 

Anche oggi, nell’Europa del 2020, ci troviamo di fronte al valzer della diplomazia. Non ci sono più i merletti e le acconciature sofisticate ma la musica è in verità la stessa. Come in quella scena di Viva la libertà, in cui un magistrale Toni Servillo balla un valzer scalzo con la cancelliera tedesca in occasione di un incontro bilaterale.

Nell’Europa di oggi, così come in quella delle aristocrazie ottocentesche, l’ultima parola sulle decisioni importanti è in mano ai rappresentanti delle nazioni. La Commissione europea e il Parlamento europeo, le due istituzioni comunitarie dell’Unione, naturalmente hanno un ruolo importante e la proposta ambiziosa di un piano da 750 miliardi per affrontare la crisi dovuta al Covid-19 è la proposta della Commissione, appoggiata totalmente dal Parlamento. Ma l’ultima parola è dei capi di Stato e di governo, che da settimane discutono, intavolano trattative, si incontrano, si telefonano, cercano compromessi in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio prossimi. 

Il valzer infinito della diplomazia procede senza sosta in attesa di questo appuntamento decisivo.

La cancelliera Merkel ha da poco incontrato il premier Conte, a giugno Macron era stato in Olanda da Rutte e i quattro Paesi di Visegrad si erano incontrati per definire una posizione comune sul tema prima della riunione informale di giugno.

In questi ultimi giorni il ritmo del valzer è più veloce. Dopo che lunedì 13 luglio il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha incontrato Angela Merkel in Germania, martedì è stato il turno di Pedro Sánchez, che del resto aveva da poco ospitato proprio il premier italiano a Madrid. Sulla stessa linea dell’Italia, anche la Spagna “farà tutto il possibile per raggiungere un accordo” che rispecchi la proposta della Commissione (500 miliardi di aiuti e 250 miliardi di prestiti). 

Sul fronte opposto i frugali. La ministra austriaca degli Affari Ue Karoline Edtstadler ha spiegato a EURACTIV Germania di non prevedere di raggiungere un accordo al vertice di venerdì e sabato: “Non riesco a immaginare che ci possa essere un accordo nel fine settimana. Le posizioni sono ancora troppo distanti. Ciò che deve essere ancora intensamente negoziato è la questione del rapporto tra sovvenzioni e prestiti e, in questo contesto, l’importo del fondo di ricostruzione. Dove sta scritto che deve essere di 750 miliardi di euro? Non siamo l’unico paese a dire che è troppo”.

Sulla stessa linea infatti c’è anche il premier olandese Mark Rutte che in un’audizione al parlamento nazionale ha spiegato che i sussidi potrebbero essere accettati dai “frugali” solo in cambio di riforme serie. Ma “le risposte” ottenute finora dagli altri leader Ue “non mi fanno sperare sulle possibilità di raggiungere un accordo” al vertice di venerdì e sabato, ha specificato Rutte.

Trovare un accordo al più presto, invece, è cruciale per i rappresentanti delle Istituzioni Ue: la presidente della Bce Lagarde ha più volte ribadito l’importanza del fattore tempo, quasi a sottolineare che l’azione della Banca centrale sui mercati sta regalando tempo ai leader ma che al contempo più i giorni passano più le misure rischiano di essere insufficienti. Sulla stessa linea anche il commissario europeo Paolo Gentiloni, che ha scritto nero su bianco sul Financial Times che al prossimo vertice Ue “non ci possiamo permettere né fallimenti né rinvii. L’Europa sta vivendo uno shock economico devastante e senza precedenti. Ma questa sfida ci dà anche l’opportunità di una transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile e più giusto”. 

Il valzer della diplomazia continua ma rimane il dubbio che nonostante il fascino aristocratico non sia più una danza al passo con i tempi.