I lavoratori della cultura europei chiedono aiuto contro la crisi

Corteo dei lavoratori del mondo della cultura chiedono sostegno contro la crisi. Bruxelles, 6 Settembre 2020. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Migliaia di operatori dello spettacolo sono scesi in piazza, a Bruxelles, per chiedere al governo belga di destinare maggiori risorse ad un settore colpito gravemente dalla crisi generata dal Coronavirus. Sono però milioni, in tutta Europa, i lavoratori del settore in enorme difficoltà che attendono dai propri governi nazionali e dall’Ue un sostegno per superare la terribile crisi economica che stanno affrontando.

Sono circa 1.200, secondo la polizia di Bruxelles, gli operatori dello spettacolo scesi in piazza per chiedere un sostegno economico per superare la crisi innescata dal Coronavirus.

I lockdown e le misure restrittive in tutta Europa hanno infatti duramente colpito l’industria dell’intrattenimento, che ha dovuto rinunciare quasi del tutto all’enorme massa di introiti generata da eventi pubblici, spettacoli, concerti, ecc. A rendere ancor più complesso contribuisce la struttura di un settore costituito per lo più da piccole imprese e da lavoratori autonomi, quindi da soggetti meno attrezzati ad assorbire grossi shock economici.

Le reazioni dei governi europei per sostenere il mondo dello spettacolo sono state differenziate e spesso non tempestive. In Germania gli ammortizzatori sociali e il sostegno politico hanno funzionato bene, ricevendo un generale apprezzamento degli operatori del settore. Ai lavoratori free-lance è stato ad esempio riconosciuto un bonus di emergenza di 5.000 euro, distribuito in tempi piuttosto rapidi.

Storia diversa invece in Paesi come la Spagna o l’Italia, dove ci si è dovuti accontentare di un sostegno rispettivamente di 400 e 600 euro, e hanno dovuto attendere mediamente un tempo superiore rispetto ai propri colleghi tedeschi per vedersi accreditati dei sussidi. E non tutti li hanno ricevuti.

All’Unione europea il compito allora di provare a contribuire al salvataggio di un settore che conta quasi 8,7 milioni di posti di lavoro, e rappresenta il 4,2 per cento del Pil dell’Unione europea. Per correre ai ripari, è stata velocizzata l’implementazione del programma dei 48,5 milioni di euro previsto nell’ambito di Europa Creativa, nel 2020, in modo da permettere alle organizzazioni di ottenere più rapidamente i necessari finanziamenti e ridurre dunque il rischio di una bancarotta.

I finanziamenti forniti all’industria dello spettacolo tramite il programma Europa Creativa sono diventati, a partire dall’introduzione di quest’ultimo nel 2014, sempre più fondamentali, anche alla luce della riduzione di molti dei finanziamenti nazionali, tanto che molti esponenti del mondo della cultura avrebbe voluto che i fondi destinati ad Europa Creativa venissero raddoppiati.

La cifra stanziata per “Europa Creativa” nell’accordo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, 1.64 miliardi di euro, lascia allora molto insoddisfatti gli operatori dello spettacolo. Se infatti l’ammontare oggi in discussione è leggermente superiore a quanto proposto dalla Commissione europea lo scorso maggio, tale aumento è considerato modesto ed insoddisfacente dai principali attori del settore, come affermato anche, ad esempio, da Culture Action Europe.

Al fianco del mondo della cultura si schiera però il Parlamento europeo che sembra voler dar battaglia anche su questo tema e forzare la mano ai governi nazionali. Secondo la presidente della commissione Cultura del Parlamento europeo, Sabine Verheyen, almeno l’1% del fondo Next Generation Eu dovrebbe infatti essere destinato al settore culturale, creativo e dell’audiovisivo.

Il Parlamento europeo, ammonisce la presidente Verheyen, sul budget “è molto più potente di quello che sembra” e “se dice no, dice no”. Da tempo il Parlamento lamenta la poca ambizione dei governi nazionali e rivendica un considerevole potenziamento del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale e la minaccia, più volte ventilata, di esercitare il diritto di veto sul bilancio, rimane pienamente valida.