Gentiloni: “Recovery Fund senza condizionalità. I Paesi potranno presentare piani rilancio a ottobre”

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e il commissario Ue per l'Economia Paolo Gentiloni. [EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL]

Il giorno dopo il grande annuncio del Next Generation EU, i commissari Dombrovskis e Gentiloni danno altri dettagli tecnici e politici sul piano di rilancio presentato dalla Commissione Europea. Il Recovery Fund “non ha a che fare con condizionalità e intrusione di Bruxelles, è volontario, gli Stati membri si assumono la responsabilità della propria crescita”, ha ribadito Gentiloni.

La principale novità è proprio questa: non ci saranno raccomandazione della Commissione, ma saranno i Paesi stessi a presentare i propri programmi politici e a richiedere, volontariamente, i fondi messi a disposizione dall’UE, come sottolineato anche dal Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli.

Sassoli: "Non più politiche di rigore, ma politiche di responsabilità"

Per il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, siamo davanti al “D-day del 21° secolo”.

Con la proposta della Commissione, l’Europa riscopre la solidarietà e scommette su una politica comune per sostenere i cittadini, mantenendo una prospettiva di lungo periodo.

“In questi …

Paolo Gentiloni ha aggiunto che “non si tratta di uno strumento di salvataggio”, ma di un nuovo modo di approcciare alle crisi. Come evidenziato più volte dalla BCE, non basta la politica monetaria, ma serve una politica europea di bilancio. Gli strumenti proposti vanno dunque in questa direzione.

Secondo i progetti della Commissione, nel mese di aprile gli Stati potranno presentare i propri programmi di investimenti e riforme e concordare dunque i finanziamenti con la Commissione. Tali programmi dovranno essere coerenti con le priorità politiche europee che mirano a una transizione verde e digitale.

La Commissione invita i governi a richiedere i finanziamenti già dal prossimo ottobre, quando saranno presentati i progetti di bilancio statali. Per la Commissione infatti i fondi dovrebbero essere emessi il prima possibile, in modo da sostenere prontamente l’economia europea.

Il 60% dei finanziamenti di Next Generation EU, inoltre, dovrà essere speso entro il 2022, e il restante 40% entro il 2024, che sarà anche il termine ultimo per la richiesta dei prestiti legati al nuovo fondo. Questi ultimi, precisa Gentiloni, saranno a tassi particolarmente convenienti e a lunga scadenza.

L’emissione dei fondi sarà legata ai progetti presentati dai governi e saranno erogati in tranche legate agli obiettivi intermedi da raggiungere. La Commissione vuole dunque assicurarsi che l’enorme quantità di fondi messi a disposizione degli Stati membri venga utilizzata nella giusta maniera, per rafforzare ogni singolo Paese europeo e l’intero del Mercato unico.

Gentiloni e Dombrovskis si sono soffermati anche sulla riforma delle risorse proprie. Il processo richiederà del tempo e un grande sforzo politico per convincere i singoli Stati membri. Gli strumenti fiscali proposti, sono in discussione anni, come la tassa sulle plastiche, il carbon border adjustment o la tassa sulle imprese digitali e la Commissione ritiene di poter finalmente raggiungere degli accordi comuni nei prossimi anni. Le risorse serviranno infatti a ripagare i prestiti contratti sui mercati finanziari per raccogliere i 750 miliardi del Recovery Fund.

Dopo l’emergenza si delinea allora un programma politico che vede un’UE dotata di capacità di bilancio, e che sperimenta un nuovo metodo di collaborazione con gli Stati membri, più attento alle necessità locali e più efficace, grazie alle nuove risorse che sarà possibile utilizzare.

Una rivoluzione copernicana destinata a rinnovare profondamente l’UE. Rimane però ancora l’ostacolo del Consiglio europeo. I progressi sulla riforma delle risorse proprie e le politiche di bilancio sono infatti soggetti al voto unanime degli Stati membri. Dombrovskis sottolinea che le lentezze riscontrate finora sono legate a tali meccanismi.

La Commissione e il Parlamento Europeo hanno giocato le proprie carte e hanno cominciato a far intravedere cosa potrebbe essere la nuova Europa post Covid-19. Agli Stati ora la scelta: dare il via libera al rinnovamento dell’Unione o, ancora una volta, bloccare tutto?