Fondi europei intascati in modo irregolare: il Parlamento Ue interviene contro il primo ministro ceco

Alcuni manifestanti tengono in mano il poster "Babis in trappola" mentre migliaia di manifestanti si riuniscono in piazza Venceslao per protestare contro il primo ministro ceco Andrej Babis per l'accusa di uso improprio dei fondi europei. Maggio 2019. [EPA-EFE/BJOERN STEINZ]

Nella sessione plenaria di venerdì 19 giugno il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione contro il primo ministro ceco, Andrej Babiš. Conflitto d’interesse; appropriazione di fondi e sussidi europei; perseguimento del proprio interesse privato anziché dell’interesse pubblico: questi sono i principali motivi che hanno portato 510 eurodeputati a votare a favore della risoluzione; 53 sono stati i voti contrari e 101 le astensioni.

Il Parlamento europeo deplora che il primo ministro ceco continui a partecipare attivamente all’attuazione del bilancio dell’UE, pur continuando a controllare “Agrofert”, che è uno dei maggiori beneficiari di fondi europei. Nel momento in cui i capi di Stato e di governo discutono dell’approvazione dei fondi di Next Generation EU, risuona l’allarme dell’Eurocamera. 

Nel testo si legge che il Parlamento “accoglie con favore la riapertura dell’indagine penale sul primo ministro ceco per il suo coinvolgimento nel progetto Stork Nest” e “invita la Commissione a garantire una politica di tolleranza zero nei confronti dei conflitti di interesse, a garantire il rapido recupero dei sussidi potenzialmente versati in modo irregolare, nel rispetto dello Stato di diritto e dei requisiti procedurali, e a intervenire con decisione”, soprattutto quando le autorità nazionali non lo fanno autonomamente. 

Per quanto riguarda il conflitto di interessi, Babiš aveva occultato di essere il proprietario di un’azienda agricola, la Stork Nest, per poter risultare idoneo all’ottenimento dei fondi europei per le piccole e medie imprese: circa 2 milioni di euro dall’Europa. Oltre che per la Stork Nest, le accuse di conflitto di interessi erano sorte anche in riferimento al gruppo Agrofert, una holding fondata da Babis nel 1993 e operante nel settore agricolo, alimentare, chimico, energetico, logistico, delle comunicazioni e delle costruzioni, per il quale avrebbe ricevuto quasi 50 milioni di fondi europei. Poco prima di essere eletto, il Primo ministro aveva trasferito la proprietà dell’Agrofert in affido ai suoi familiari.

L’indagine formale della Commissione Ue sul conflitto di interessi del premier ceco è in corso dal gennaio 2019. Nel novembre 2019 sono stati sospesi tutti i pagamenti dal bilancio dell’UE alle società direttamente o indirettamente possedute dal premier Babiš.

Nel dicembre 2019, il procuratore generale ceco ha riaperto l’inchiesta sull’uso improprio dei fondi Ue da parte di uno dei sottoprogetti del gruppo Agrofert “Stork nest”. L’indagine era stata originariamente aperta in seguito alla relazione dell’OLAF, l’organo di controllo antifrode dell’Ue.

Una situazione intollerabile per gli eurodeputati che deplorano “il fatto che il Primo Ministro ceco sia stato e continui a essere attivamente coinvolto nell’esecuzione del bilancio dell’Ue nella Repubblica ceca nella sua posizione di primo ministro (ed ex presidente del Consiglio per i Fondi strutturali e di investimento europei), pur continuando a controllare il Gruppo Agrofert in qualità di fondatore e unico beneficiario di due fondi fiduciari”. Viene dunque messo esplicitamente in discussione l’esercizio imparziale e obiettivo delle sue funzioni.

Monika Hohlmeier, presidente della commissione per il controllo dei bilanci del PE ha dichiarato che “se il conflitto di interessi del primo ministro ceco venisse confermato, egli dovrebbe rimuovere i suoi interessi commerciali rinunciando al controllo su qualsiasi società che riceve sussidi dall’Ue, astenersi dal partecipare alle decisioni che incidono sui sussidi ricevuti da qualsiasi società di cui è il beneficiario finale, o, in ultima analisi, dimettersi come Primo Ministro. In alternativa, qualsiasi società di sua proprietà dovrebbe cessare di ricevere sovvenzioni Ue interessate dal presunto conflitto di interessi”.

Gli eurodeputati hanno colto l’occasione per chiedere alla Commissione di istituire meccanismi per prevenire i conflitti di interesse legati ai fondi europei. Le regole dovrebbero includere l’obbligo di pubblicare i beneficiari finali delle sovvenzioni Ue.

La risposta del Primo ministro non si è fatta attendere: “Penso che questo si possa considerare una prova della pressione politica e dei media sulla magistratura ceca e  un segno dell’interferenza negli affari interni”, ha detto Babiš in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia di stampa CTK. Una nuova frattura con l’Europarlamento che si aggiunge ad un episodio precedente: Babiš aveva rivolto un discorso infiammato nei confronti della delegazione del Parlamento europeo che si è recata in visita a Praga a febbraio.