Fisco: l’Estonia è il Paese Ocse più competitivo, Italia ultima

Banconote e monete. EPA-EFE/SEDAT SUNA

Secondo l’ultima edizione dell’Indice internazionale sulla competitività fiscale elaborato dal centro studi Epicenter, tra i Paesi Ue le posizioni migliori sono occupati dai Paesi Baltici. Il Paese europeo che guadagna più posizioni è il Belgio che sale di ben quattro posizioni rispetto all’anno precedente. Italia fanalino di coda.

Ci sono molti fattori non legati alle imposte che influenzano la situazione economica di un Paese. Tuttavia, le tasse svolgono un ruolo importante per la salute dell’economia: con le tasse, infatti, si finanziano tutti i beni pubblici di una comunità politica. L’International tax competitiveness index (Itci) cerca di misurare la capacità del sistema fiscale di uno Stato di aderire a due importanti aspetti della politica fiscale: la competitività e la neutralità. Per misurare se il sistema fiscale di un Paese è neutrale e competitivo, l’Itci esamina più di 40 variabili di politica fiscale che misurano non solo il livello delle aliquote fiscali, ma anche la struttura delle imposte. L’indice tiene conto delle imposte sulle società, di quelle sul reddito individuale, sui consumi, sulla proprietà e sul trattamento dei profitti realizzati all’estero.

Guardando la classifica, emerge che per il settimo anno consecutivo, l’Estonia ha il miglior regime fiscale dell’Ocse. Il punteggio è determinato da quattro caratteristiche positive del suo sistema fiscale: un’aliquota fiscale del 20% sul reddito delle imprese che viene applicata solo agli utili distribuiti; un’imposta fissa del 20% sul reddito individuale che non si applica al reddito da dividendi personali; un’imposta sui beni immobili che si applica solo al valore dei terreni, piuttosto che al valore dei beni immobili o del capitale e infine, un sistema fiscale territoriale che esenta dalla tassazione nazionale il 100% degli utili esteri realizzati dalle società nazionali, con poche restrizioni.

Subito dopo, sempre sul podio, Lettonia e Nuova Zelanda. Seguite da Svizzera, Lussemburgo, Lituania, Svezia e Repubblica Ceca. La Germania è al quindicesimo posto della classifica, mentre la Francia, anche se sta riducendo l’aliquota dell’imposta sul reddito delle società da diversi anni, è solo trentaduesima. Ancora più giù, in ultima posizione, l’Italia che ha il sistema fiscale meno competitivo tra i Paesi dell’Ocse. Proviamo a mettere insieme i dati del Bel Paese: vi sono un’imposta sul patrimonio, un’imposta sulle transazioni finanziarie e un’imposta patrimoniale. L’Italia ha anche un elevato onere di conformità associato al suo sistema fiscale individuale e il sistema italiano di tassazione dei consumi copre meno del 40% dei consumi finali, rivelando così lacune profonde. Un altro elemento negativo è il pesante carico amministrativo e del sistema impositivo sulle persone: sono necessarie circa 169 ore per adempiere a tutti gli obblighi fiscali che incombono su chi porta avanti attività economiche.

Rispetto all’anno precedente, Paese europeo che guadagna più posizioni è il Belgio, che agguanta il diciannovesimo posto; l’aliquota dell’imposta sulle società in Belgio è scesa dal 29,58% al 25% e l’imposta sul patrimonio è stata abolita a seguito di una decisione della Corte costituzionale. Perdono invece due posizioni sia la Danimarca, sia la Germania. L’Italia, invece, chiudeva la classifica anche nel 2019.