Eurozona: ad aprile la disoccupazione sale al 7,3% ma i dati potrebbero essere sottostimati

Volantini con le offerte di lavoro alla fiera del lavoro 'Jobaktiv' a Berlino, Germania, 12 settembre 2016. EPA/MONIKA SKOLIMOWSKA

Nel mese di aprile, il secondo mese durante il quale sono state messe in atto le misure di lockdown per contrastare la diffusione del coronavirus, il tasso di disoccupazione corretto delle variazioni stagionali, si è stabilito a 7,3% nell’eurozona, in aumento rispetto al 7,1% registrato a marzo. Nella Ue a 27 è stato pari a 6,6% sempre ad aprile, in aumento rispetto al 6,4% di marzo. Sono i risultati dell’ultima indagine di Eurostat che fotografa la situazione della disoccupazione in Europa: in Italia è pari al 6,3% e i dati più alti in Spagna (14,8%), Lettonia (9%) e Cipro (8,9%).

Il problema di questi dati, soprattutto nel caso italiano che ci restituisce un livello in realtà apparentemente basso, riguarda il fatto che le statistiche non considerano coloro che non si iscrivono nei Centri per l’Impiego, perché non ritengono che iscrivervisi possa cambiare la loro situazione personale.
Si tratta dunque di dati che potrebbero essere molto sottostimati, almeno in alcuni casi.

In generale, in ogni caso, è il rapporto di Eurostat stesso ad esplicitare questo problema: le misure di lockdown applicate dal marzo 2020 hanno innescato un forte aumento del numero di richieste di indennità di disoccupazione in tutta l’UE. Allo stesso tempo, una parte significativa di coloro che si erano registrati presso le agenzie di disoccupazione non erano più attivamente alla ricerca di un lavoro, ad esempio proprio perché limitati dalle misure di confinamento o in una situazione di impossibilità di lavorare per via dei doveri di cura dei figli durante l’isolamento. Questo insieme di situazioni ha portato, secondo Eurostat, al fatto che il numero di coloro che vengono considerati e registrati ufficialmente come disoccupati sia in realtà inferiore al numero dei disoccupati reali. Ci sono cioè molti più disoccupati rispetto a quelli che nelle statistiche sono considerati come tali, secondo la definizione ufficiale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Una premessa doverosa di cui tenere conto nell’esame del report.

Disoccupazione giovanile e femminile

In ogni caso, Eurostat ha registrato che la disoccupazione giovanile (giovani con meno di 25 anni) ad aprile si è stabilita al 15,4% nella Ue a 27 e al 15,8% nella zone euro, contro il 14,6% e il 15,1% a marzo. In Italia è stata pari al 20,3% mentre i dati più alti si registrano in Spagna (33,2%), Lussemburgo (24,7%) e Svezia (24,4%). Ma la percentuale supera il 20% anche in Italia, Francia, Bulgaria, Portogallo e Slovacchia. La percentuale più bassa si registra invece in Germania (5,3%) e Repubblica Ceca (5,8%).

Nell’aprile 2020, il tasso di disoccupazione femminile nell’UE era del 6,8%, in leggero aumento rispetto al 6,7% del marzo 2020. Il tasso di disoccupazione per gli uomini era del 6,4% nell’aprile 2020, rispetto al 6,1% del marzo 2020. Nella Zona Euro, il tasso di disoccupazione femminile è rimasto stabile nell’aprile 2020 rispetto a marzo 2020 (al 7,6%), mentre è passato dal 6,8% al 7,0% per gli uomini. Anche in questo caso il Paese con il dato peggiore rispetto alla disoccupazione femminile è la Spagna, con un 16,5%.