Dombrovskis: le regole di bilancio devono essere riattivate nel 2023

Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis alla conferenza stampa dopo la riunione informale del Consiglio Affari economici e finanziari (ECOFIN). EPA-EFE/MÁRIO CRUZ

Secondo il vice-presidente della Commissione bisogna evitare di rimuovere “prematuramente o in maniera non coordinata” le misure di sostegno messe in campo finora, per non rischiare di interromperne l’effetto, ma allo stesso tempo bisogna assicurarsi che tali misure non durino per “troppo tempo”, per evitare “rischi fiscali”. Questo significa che dal 2023 ritornerà il Patto di Stabilità.

Il Patto di stabilità resterà quindi sospeso fino alla fine del 2022 “ma non nel 2023”. Queste le indicazioni date dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis al termine della riunione informale dei ministri delle Finanze Ue svoltasi a Lisbona.

Il 2023 sembra dunque la data spartiacque nella crisi causata dalla pandemia COVID-19. Sia per evitare di rimuovere “prematuramente o in maniera non coordinata” le misure di sostegno messe in campo finora, sia per assicurarsi che tali misure non durino per “troppo tempo”, per evitare “rischi fiscali”. Combinando queste due esigenze, secondo Dombrovskis nel 2013 si potrà mettere da parte la clausola generale di salvaguardia che sospende il Patto di stabilità.

La decisione ufficiale sarà resa nota all’inizio di giugno ma per ora le previsioni sembrano sostenere la linea annunciata già a marzo da Gentiloni, quando aveva spiegato che “La battaglia non è ancora vinta e dobbiamo assicurarci che non si ripetano gli errori di un decennio fa ritirando troppo presto il sostegno”.

Patto di stabilità sospeso anche nel 2022. Gentiloni: "Non dobbiamo ripetere gli errori di un decennio fa"

La decisione formale sarà presa a maggio, in base alle previsioni di primavera del 2022.

“Per il 2022, è chiaro che il sostegno fiscale sarà comunque necessario: meglio sbagliare facendo troppo piuttosto che troppo poco”. Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, presentando …

“Abbiamo previsto una crescita del 4,2% per l’economia dell’Ue quest’anno e del 4,4% l’anno prossimo. Anche se i tassi potranno variare, tutti i Paesi dell’Ue dovrebbero vedere le loro economie tornare ai livelli pre-crisi entro la fine del 2022”, ha detto a Lisbona Dombrovskis. Il tema è capire se si ritornerà anche alle stesse identiche regole fiscali pre-pandemia. Su questo anche lo stesso Gentiloni aveva aperto la discussione.

Il tema è Come aveva spiegato a Euractiv Niels Thygesen, Presidente dello European Fiscal Board, “due fattori suggeriscono che la norma di rientro del debito introdotta quasi dieci anni fa [il Fiscal Compact] – che prevede una riduzione di un ventesimo l’anno rispetto al tetto del 60% – debba essere rivista ed allentata, anche prevedendo l’adozione di obiettivi differenziati per le varie economie. Sembra ci si possa attendere che i tassi d’interesse rimangano inferiori al (pur modesto) tasso di crescita delle economie europee; in questo quadro, insistere sul ritmo di riduzione previsto in precedenza rischia di non essere politicamente realizzabile”.

Sostanzialmente sulla stessa linea di Dombrovskis anche il vicepresidente della Bce Luis De Guindos, per il quale sarà “cruciale” avere un approccio “graduale e prudente” rispetto all’allentamento delle misure di sostegno. In questo caso la preoccupazione principale è per le imprese: “il rischio principale che abbiamo identificato per la stabilità finanziaria è una potenziale ondata di insolvenze nel settore delle imprese”, ha spiegato il numero due di Francoforte nella conferenza stampa al termine dell’Ecofin.

La crisi lascia una serie di eredità molto pesanti: “un alto debito pubblico e privato e un impatto negativo sui mercati sociali e del lavoro”, ha notato il vice-presidente della Commissione, aggiungendo che “le banche europee avranno un ruolo importante nel garantire una ripresa economica riuscita e uniforme”.