Consulenze esterne, dalla Commissione Ue quasi 500 milioni alle Big Four. Il Parlamento vuole vederci chiaro

La sede della Commissione europea, chiamata anche Berlaymont, riflessa perfettamente in una pozzanghera. EPA OLIVIER HOSLET

Un’inchiesta esclusiva di Euractiv.com ha acceso il campanello d’allarme sulle spese pazze della Commissione europea per le società di consulenza. Gli eurodeputati vogliono vederci chiaro e chiedono spiegazioni sulle centinaia di milioni di euro spesi per le società di consulenza e soprattutto sulla loro influenza nel processo decisionale.

Tra il 2016 e il 2019, la Commissione europea ha speso oltre 462 milioni di euro in contratti con le società di consulenza PwC, Ey, Kpmg e Deloitte, le Big Four del settore. Quasi mezzo miliardo alle quattro più grandi aziende di revisione dei bilanci al mondo è decisamente troppo per gli europarlamentari di diversi gruppi politici (popolari, socialisti, liberali di Renew Europe, verdi e la sinistra). In 73 hanno inviato una lettera il 30 marzo alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e al vicepresidente esecutivo Valdis Dombrovskis in cui chiedono perché siano stati spesi così tanti soldi per appaltatori privati, invece di utilizzare competenze interne alle istituzioni UE o invece di assumere esperti da altre organizzazioni internazionali.

L’inchiesta di Euractiv ha richiamato l’attenzione del Parlamento ma anche la Corte dei conti europea sta esaminando questi contratti milionari. Che sono aumentati vertiginosamente dopo l’avvio del Programma di supporto delle riforme strutturali della Commissione europea. Nel solo 2019, le Big Four si sono accaparrate contratti per 24,38 milioni di euro per fornire assistenza tecnica agli Stati membri per definire le riforme necessarie in campi variegati come la giustizia, la salute o il mercato del lavoro.
Sono proprio la Corte dei conti e il Parlamento europeo, infatti, a svolgere l’attività di controllo sul bilancio europeo.

Il problema vero però non sono i soldi. Non solo, almeno. La preoccupazione principale è “evitare il rischio di un’influenza indebita da parte di società di consulenza private sulle sue decisioni e sulla progettazione di riforme strutturali in settori sensibili della politica pubblica”, si legge nella lettera degli eurodeputati. Il problema è cioè quello della trasparenza. Il PE vuole capire l’influenza che questi giganti sulle azioni specifiche della Commissione, soprattutto rispetto all’elaborazione delle politiche pubbliche europee, e rispetto all’indirizzo politico del programma di supporto delle riforme strutturali per gli Stati membri.

Per questo il Parlamento europeo proporrà un approccio diverso per limitare l’influenza delle società di consulenza nelle riforme strutturali; è quanto ha detto la presidente della commissione di controllo del bilancio del Parlamento (CONT) Monika Hohlmeier. La eurodeputata tedesca, del PPE, come Presidente della commissione aveva già guidato la delegazione di eurodeputati che doveva verificare le irregolarità nell’utilizzo dei fondi europei in Repubblica Ceca.
L’indagine della commissione parlamentare dunque sarà molto più ampia: non si limiterà solo alle Big Four ma punterà la lente d’ingrandimento “anche sulle grandi aziende e sulle grandi ONG”, ha detto Hohlmeier. E andrà a guardare le voci di spesa degli ultimi dieci anni, per valutare l’entità complessiva della spesa dell’esecutivo europeo in questo campo.

Il rapporto dovrebbe essere pronto entro la fine di quest’anno o all’inizio del prossimo. E farà probabilmente tremare qualcuno, dato che è il Parlamento a dover approvare in plenaria la gestione del bilancio dell’UE da parte della Commissione ogni anno.