Consiglio Affari generali: la quiete prima della tempesta

epa08419850 European Council President Charles Michel wears a mask during a plenary session of European Parliament in Brussels, Belgium, 13 May 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Se mai Giacomo Leopardi avesse assistito all’ultima riunione del Consiglio Affari generali dell’UE, che riunisce i ministri per gli affari europei degli Stati membri, avrebbe probabilmente commentato modificando il titolo della sua celebre poesia in “la quiete prima della tempesta”.

Durante l’incontro, i ministri hanno esaminato lo stato della crisi e si sono confrontati sulle necessità di ciascuno Stato per rilanciare la propria economia.

Il punto comune che ha unito tutti però, è stato quello di non decidere sostanzialmente nulla, come spesso accade in questo tipo di incontri intergovernativi.

A parte ribadire la necessità di un Recovery Fund europeo e di un Quadro Finanziario Pluriennale notevolmente rafforzato, oltre a riaffermare che il Green Deal e l’agenda digitale saranno il “motore della rinascita europea”, non si è deciso nulla di sostanziale.

Tutti i ministri si sono trovati concordi nell’affermare che Schengen vada reso pienamente funzionante il prima possibile. Su modi e tempi, però, nessuna nuova.

Anche la Conferenza sul futuro dell’Europa era all’ordine del giorno, ma l’unico accordo raggiunto è stato concordare che è arrivato il momento di impegnarsi affinché il Consiglio trovi finalmente una posizione comune, che è però cosa ancora lontana. Al contrario il Parlamento, in merito, ha posizioni ben più chiare.

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Lo scorso 9 maggio, durante le celebrazioni del 70° anniversario dalla dichiarazione Schuman, si sarebbe dovuta aprire la Conferenza sul Futuro dell’Europa. Compresa nel programma politico della Commissione europea, essa avrebbe dovuto rappresentare un momento di riflessione sullo stato del …

Tornando a Leopardi, il rimandare le discussioni e i problemi, questa quiete, ha però un termine, perché si conosce già il giorno in cui si scatenerà la tempesta: il 27 maggio.

Tutti infatti, in Europa, attendono trepidanti la presentazione, da parte della Commissione Europea, della proposta di bilancio pluriennale probabilmente più importante della storia del processo di integrazione.

L’intero futuro dell’Unione Europea sarà messo in discussione. Sul tavolo ci saranno, tra le altre cose, il Recovery Fund, tanto vitale per i paesi più colpiti dal Coronavirus, le nuove priorità politiche e le nuove risorse proprie dell’Unione.

I consessi intergovernativi finiscono spesso per allungare i tempi, alla ricerca di contorti compromessi che non scontentino nessuno. La tempesta questa volta, però, sembra un po’ diversa.

È ben chiaro infatti ai governi europei che il fattore tempo avrà un peso enorme e che il dibattito sul Recovery Fund – e su tutto il resto – sarà complicatissimo e in molti saranno forzati a prendere decisioni che, in altri tempi, avrebbero probabilmente sfuggito.

Il Consiglio di oggi in un questo senso è allora simbolico: l’ultima schermaglia, prima che il dibattito per il futuro dell’Europa entri davvero nel vivo.