Bilancio Ue, con l’esercizio provvisorio si rischiano gravi ritardi sui fondi strutturali

[Shutterstock/Angurt]

I legislatori dell’Ue hanno raggiunto un accordo sulle regole per i fondi strutturali, tuttavia se non si supera lo stallo sul pacchetto di bilancio si rischiano gravi ritardi.

Se i leader europei non riusciranno a risolvere la situazione di stallo politico, creata dal veto dell’Ungheria e della Polonia sul bilancio a lungo termine dell’Ue e sul fondo di recupero a causa della legislazione che collega l’erogazione del denaro allo stato di diritto, si verificheranno notevoli ritardi nell’assegnazione dei fondi strutturali promessi dall’Ue.

Per quanto riguarda i pagamenti “per la politica di coesione, i ritardi saranno molto significativi, riteniamo che dovremo tagliare [gli importi previsti] dal 50 al 75%”, ha detto un alto funzionario della Commissione.

Se non si troverà una soluzione, la Commissione utilizzerà un bilancio provvisorio d’emergenza denominato “dodicesimi provvisori”, una situazione che non si verificava dal 1988, e che secondo l’istituzione dell’Ue porterà a una riduzione di 25-30 miliardi di euro in meno da destinare ai programmi rispetto ai 166 miliardi di euro previsti.

“Non sarà possibile onorare tutti gli impegni esistenti nei confronti dei beneficiari senza un ritardo, semplicemente non possiamo pagare tutto ciò che dobbiamo ai beneficiari nel 2021 a causa di questo vincolo di pagamento”, ha aggiunto il funzionario.

“La nostra preoccupazione è di preparare tutto in modo da lavorare sulla stabilità e sulla prevedibilità secondo i termini stabiliti dalle regole in vigore, sperando che, naturalmente, tutto si risolva a breve termine”, ha detto la commissaria per la coesione e le riforme dell’Ue, Elisa Ferreira.

Ferreira ha aggiunto che i progetti saranno ancora ammissibili al finanziamento a partire dall’inizio del 2021, e che quelli finanziati da un fondo che funge da ponte tra le misure di coesione di emergenza e il sostegno strutturale a lungo termine lo saranno a partire da febbraio 2020.

“Vogliamo evitare che per la mancanza di una base giuridica o di testi adeguati i Paesi siano in ritardo nella programmazione e nell’organizzazione di tutte le procedure, in modo che non appena avremo risolto questo problema, cominceremo a utilizzare i fondi”, ha aggiunto.

L’accordo su un regolamento comune

Martedì 1 dicembre il Consiglio europeo e il Parlamento sono riusciti a risolvere la questione più controversa della “condizionalità macroeconomica” nel regolamento del pacchetto comune di norme sulla coesione, noto come regolamento sulle disposizioni comuni (Common Provision Regulation – CPR), che definirà un quadro giuridico per otto fondi cogestiti dall’Ue e dagli Stati membri.

La proposta iniziale della Commissione, sostenuta dal Consiglio, prevedeva un collegamento tra l’erogazione dei fondi Ue e la salute fiscale dei paesi, consentendo potenzialmente la sospensione dei pagamenti nel caso in cui uno Stato membro non intervenga per ridurre il proprio deficit di bilancio. Gli eurodeputati si sono opposti ai criteri, temendo che ciò possa privare le regioni economicamente fragili del sostegno necessario durante la pandemia.

La soluzione finale ha mantenuto la sospensione dei fondi per il mancato rispetto delle linee guida economiche e occupazionali dell’Ue per il periodo 2023-2025, mentre le sanzioni per il mancato rispetto degli obiettivi economici nazionali a causa di disavanzi eccessivi non potranno essere applicate fintanto che le regole fiscali dell’Unione rimangono sospese.

A marzo, gli Stati membri hanno fatto un passo senza precedenti, attivando la “clausola di salvaguardia generale” del Patto di stabilità e crescita dell’Unione, che ha messo in pausa gli aggiustamenti strutturali che i paesi devono attuare per raggiungere i loro obiettivi di debito e deficit e permettere loro di spendere quanto necessario per affrontare le conseguenze della pandemia. Inoltre, i programmi e i progetti transfrontalieri finanziati dal Fondo sociale europeo Plus non possono essere sospesi in nessun caso.

Younous Omarjee, presidente della commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo, ha sottolineato:”Il Consiglio si è avvicinato alla posizione del Parlamento europeo perché all’inizio era completamente contrario all’idea di sospendere questo meccanismo”.

L’accordo sulla RCP arriva due settimane dopo il primo accordo sul pacchetto REACT-UE, un fondo di 47,5 miliardi di euro. REACT-EU sarà il primo fondo europeo ad essere finanziato dai 750 miliardi di euro che saranno presi a prestito dai mercati se gli Stati membri convinceranno l’Ungheria e la Polonia ad eliminare i loro veti.

Il nuovo regolamento prevede anche un obiettivo minimo del 30% da spendere per la lotta al cambiamento climatico. I legislatori hanno anche concordato che i progetti nelle regioni più povere saranno finanziati con un rapporto più alto di quello proposto in precedenza, con un tasso di cofinanziamento dell’85%, e inclusi in un partenariato più esplicito tra i livelli di governance europei, nazionali, regionali e locali, così come saranno connessi al rispetto della Carta europea dei diritti fondamentali.