Accordo tra Consiglio ed Europarlamento sul nuovo Fondo sociale europeo

Parlamento Europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo sull’ammontare e la ripartizione del cosiddetto Fondo Sociale Europeo + (ESF+), il nuovo strumento di bilancio a sostegno dell’occupazione (istituito già coi Trattati di Roma del 1957). Si tratta di quasi 88 miliardi (4 in più rispetto al precedente periodo di programmazione) di euro (ai prezzi 2018) da destinare a progetti di inclusione sociale, creazione di opportunità occupazionali e per il contrasto alla povertà, in particolare di bambini e giovani.

Perché diventi definitiva ed operativa, la decisione deve ora essere confermata dai due organi (Consiglio e Parlamento) separatamente. L’accordo prevede, tra le altre cose, che gli Stati membri nei quali la disoccupazione giovanile eccede la media UE debbano spendere almeno 5 punti percentuali dell’ESF+ per azioni rivolte ad agevolare l’accesso gratuito alla sanità pubblica, all’educazione, ad abitazioni decenti e ad un’alimentazione adeguata.

Il fondo prevede inoltre un’attenzione particolare per l’aiuto dei NEET (i giovani Neither in Employment, Education or Training, ossia che non frequentano una scuola, un corso di formazione e non hanno un lavoro) ad inserirsi nel mondo del lavoro, soprattutto tramite stage professionalizzanti. Una parte rilevante del fondo (il 25%) sarà poi destinata a combattere l’esclusione sociale per i gruppi svantaggiati.

La speranza è che, al contrario di quanto accaduto troppo spesso in passato, questi fondi siano davvero monitorati in maniera da prestare attenzione all’effettivo impatto sulla società e sui gruppi-obiettivo a maggior disagio sociale, piuttosto che privilegiare una rendicontazione puramente contabile, che finisce solo per contribuire al (pur nobile fine del) sostentamento di enti ed associazioni che operano in questi ambiti.