Adam Tooze: “L’Ue dovrebbe pensare alla crescita, non discutere delle regole fiscali”

Lo storico Adam Tooze, docente alla Columbia University. [Eileen Barroso per la Columbia University]

Nella sua intervista con EURACTIV, lo storico dell’economia Adam Tooze ha sottolineato la necessità di un rapporto diverso tra politica e finanza e una maggiore comprensione dell’inflazione. Secondo lui, l’Ue dovrebbe concentrarsi sulla crescita e non farsi trascinare nelle discussioni sulle regole fiscali.

Adam Tooze è docente di storia alla Columbia University e autore di un libro universalmente acclamato sulla crisi finanziaria del 2008, Lo schianto. Ha fornito a EURACTIV una valutazione critica dei requisiti di capitale per le banche, dell’inflazione e delle regole fiscali dell’Ue.

Mercoledì 27 ottobre, la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto bancario, inclusi i nuovi regolamenti sui requisiti di capitale per gli istituti di credito. Tooze, insieme ad altri accademici, aveva precedentemente firmato una lettera chiedendo all’esecutivo Ue di proporre requisiti di capitale più forti per le esposizioni ai combustibili fossili.

La richiesta è stata ignorata dalla Commissione, che invece ha scelto l’inclusione dei rischi climatici nei modelli interni di rischio delle banche. Tooze ha spiegato la sua scelta di firmare la petizione con i risultati di una ricerca dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), che mostravano che la possibilità migliore per raggiungere la stabilità climatica entro il 2050 era la fine immediata degli investimenti importanti sulle infrastrutture legate ai combustibili fossili.

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“Comportamento anti-sociale”

“Certamente, lo sviluppo di nuovi campi deve fermarsi immediatamente. E questo è davvero difficile da contemplare”, ha detto. “A parte un divieto, che è chiaramente ciò che una politica seria richiederebbe, dobbiamo rendere il più difficile possibile per il settore finanziario continuare a investire in questa industria, che ora ha un orologio che ticchetta sulla sua esistenza futura”, ha sostenuto Tooze.

Alla fine, ha avvertito, i contribuenti dovranno intervenire per salvare le banche per colpa della loro esposizione ai combustibili fossili. “Quello che non possiamo tollerare sono le logiche di lock-in secondo cui [le banche] costruiscono grandi investimenti che sono poi difficili da sciogliere, perché i contribuenti subirebbero grandi perdite. Questi investimenti hanno bisogno di essere isolati in modo che le perdite possano essere assorbite dal capitale della banca”, ha detto Tooze.

“Quello che [le banche] stanno facendo è una sorta di ‘gioco del pollo’ con i legislatori, convinte di riuscire a scamparla, perché puntano sul fatto che non si avrà il coraggio di imporre regolamenti che facciano ricadere le perdite sulle banche. Questo è un comportamento anti-sociale”, ha spiegato Tooze.

Per questo, lo storico chiede un legame diverso tra politica e finanza. “Se ci priviamo di altri modi di gestire la situazione, la finanza si rivela abbastanza importante. Si può capovolgere la situazione e dire, se si ha davvero il controllo della situazione, che la finanza non conta affatto”, ha detto.

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Nel suo recente libro sull’economia durante la pandemia di Covid-19, Tooze ha citato l’economista John Maynard Keynes, che in un saggio aveva scritto che “qualsiasi cosa siamo in grado di fare, possiamo permettercela”.

“Il punto di Keynes è che […] se si riesce a raccogliere la volontà collettiva di allocare risorse verso scopi comuni, la questione di come si paga il conto, se attraverso il debito o attraverso la stampa di denaro, o attraverso la tassazione, è un’operazione di bilancio”, ha detto Tooze.

Tuttavia, ha avvertito che “non vuol dire che possiamo fare tutto. Si può fare solo quello per cui si hanno le risorse fisiche e per cui si ha la volontà politica collettiva di organizzarle”.

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L’inflazione come questione di politica industriale anziché macroeconomia

Per esempio, “se decidessimo di fare un boom di investimenti verdi assolutamente gigantesco, allora la capacità dei produttori di pannelli solari sarebbe assolutamente vincolante per quel progetto. E se ci spingessimo troppo oltre, ci imbatteremmo in vincoli in stile inflazione. Ma il problema sarebbe il collo di bottiglia dell’offerta nel solare, non i troppi soldi”, ha spiegato Tooze.

Applicato agli attuali dibattiti sull’inflazione, Tooze ha sostenuto che dovrebbe essere affrontato in termini di politica industriale invece che in termini macroeconomici. “Evidentemente, non ci si vorrebbe imbarcare in un progetto di aumento della domanda di microchip, in questo momento”, ha sottolineato, alludendo all’attuale carenza di fornitura globale di semiconduttori.

“Quando si inizia a valutare ciò che possiamo effettivamente fare, la macroeconomia si rompe rapidamente e si finisce nella zona della politica industriale … e non siamo molto ben attrezzati per farlo in termini di politica. Parte di ciò che rende l’attuale dibattito sull’inflazione così difficile è che insistiamo a vederlo in termini macroeconomici”, ha commentato.

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Crescita

A ottobre, la Commissione ha lanciato una revisione delle regole fiscali dell’Ue, che Tooze ha definito un “terribile errore”. “Il dibattito non avrebbe dovuto essere concesso ai falchi fiscali che hanno insistito per averlo. L’idea di avere [le regole fiscali] in primo luogo è a questo punto obsoleta”, ha sostenuto.

“Abbiamo una tecnica per stabilizzare la cosa e renderla senza problemi per nessuno. Non costa niente a nessuno, di fatto. Ma forzare la questione è una ricetta per il conflitto all’interno della politica europea”, ha aggiunto Tooze.

Invece di discutere le regole fiscali, Tooze preferirebbe che l’Ue si concentrasse sul completamento della ripresa dalla pandemia.

“La prima priorità della politica europea dovrebbe essere quella di stanziare 100 miliardi di euro per completare il lancio del vaccino globale. Perché l’unica cosa che distruggerebbe veramente le prospettive dell’Europa è una variante peggiore della Delta”, ha detto.

“Dopo di che la questione è la crescita”, ha detto Tooze, sottolineando l’importanza di aumentare l’occupazione. Per lui, il modello di Maastricht, che impone un livello di debito in rapporto al Pil non superiore al 60% e un deficit non superiore al 3% del Pil è diventato obsoleto. Anche aumentare il livello del debito, come hanno proposto gli economisti del Meccanismo di Stabilità Europeo (Mes), non servirebbe a molto, secondo Tooze.

“Il punto della questione è che c’è stata una divergenza drammatica. La maggior parte dell’origine di questa divergenza si trova negli anni ’80, quando il debito italiano è esploso”, ha sostenuto Tooze.

“L’attuale forza lavoro italiana non ha praticamente nulla a che fare con essa, ma ha vissuto con una disciplina fiscale di un tipo che nessuno nel Nord Europa ha sperimentato nelle ultime generazioni”.

Secondo Tooze, questa divergenza renderebbe il dibattito sulle regole fiscali estremamente difficile. “Non abbiamo bisogno di un unico numero verso cui tutti devono convergere”, ha concluso.