Horizon Europe, il Parlamento europeo sblocca 95,5 miliardi di euro per la ricerca

Il programma di ricerca Horizon Europe è finalmente sbloccato con la definizione del suo budget grazie al voto dei parlamentari europei e a seguito di anni di difficili trattative per la definizione delle risorse.

È vero che si era partiti da 120 miliardi ma a seguito della crisi pandemica si è scelto di riservare alcune risorse a un altro fondo. Horizon Europe è il più grande programma di finanziamenti civili per la ricerca, l’innovazione verso la transizione verde che accompagna tutte le programmazioni europee di questo settennato. Nonostante questa approvazione diversi gruppi parlamentari si stanno già impegnando per la ricerca di ulteriori risorse da aggiungere, dimostrando di credere fortemente nella capacità di spinta economica derivante dall’operatività del programma.

I destinatari dei bandi a valere su Horizon Europe sono centri di ricerca, università e imprese di ogni dimensione con una particolare premialità verso quelle “cordate” che riusciranno a sviluppare delle proposte innovative e sostenibili. L’edizione precedente chiamata Horizon 2020 aveva un budget di 76,26 miliardi che comprendeva anche la quota del Regno Unito, senza la quale si stima che il portafoglio totale sarebbe stato di circa 67 miliardi.

A conti fatti l’attuale capacità di finanziamento è aumentata di circa il 30% rispetto al precedente settennato. Ulteriori coperture verranno ricercate dalle risorse che arriveranno dalle multe dell’Antitrust europeo e dagli avanzi di bilancio che annualmente si verificheranno nelle diverse programmazioni. Questo slancio verso il continuo miglioramento del programma ha incontrato diversi ostacoli come ad esempio la plastic tax e il tentativo di tassare le transazioni finanziarie.

Rispetto al passato le aree di finanziamento saranno sei e spazieranno dalla democrazia alla salute. Il regolamento premierà i parternariati tra il pubblico ed il privato e la cooperazione internazionale anche extra Ue (a condizione che si stipulino accordi specifici con i paesi terzi). “Per sostenere ancora di più questa spinta” dice l’europarlamentare Christian Ehler “è necessario che gli stati membri investano il 3% del loro Pil in ricerca e innovazione per stare al passo con i concorrenti dell’economia globale, che, dal canto loro, investono molto più del 3%.

A seguito di questa approvazione parlamentare la palla passa alla Commissione che avrà l’arduo compito di implementare il programma che già sarebbe dovuto partire lo scorso gennaio.