Perché non usare l’idea del passaporto vaccinale per riaprire i teatri e i musei in Europa?

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

La pianista russo-americana Olga Kern si esibisce durante un concerto online con la Obudai Danubius Orchestra diretta da Gergely Vajda nel Kodaly Centre di Pecs, Ungheria, 11 dicembre 2020. EPA-EFE/Tamas Soki HUNGARY OUT

Lo hanno chiamato passaporto vaccinale perché lo scopo principale è quello di far ripartire i viaggi e dare un po’ di fiato al settore turistico in ginocchio. Dovrebbe essere disponibile dal 15 giugno per coloro che hanno già ricevuto il vaccino o per coloro che sono stati portatori della malattia e che hanno gli anticorpi.
Ma perché non copiare l’idea anche per il settore culturale, piegato in maniera ancora più drastica rispetto a quello turistico da un anno di chiusure e di sipari abbassati?

Il commissario europeo all’Industria Thierry Breton ha illustrato le caratteristiche del “certificato” che potrà essere sia in formato cartaceo, sia digitale. Dotato di “codice QR”, indicherà “il tipo di vaccino ricevuto”, “se si è stati portatori della malattia” e “se si hanno gli anticorpi”. Dovrebbe funzionare esattamente come un passaporto classico: permettere di viaggiare. Quante persone potranno riceverlo il 15 giugno è per ora un’incognita e molto dipenderà da come procederà la campagna vaccinale in tutta Europa.
L’idea è stata accolta giustamente con favore e anche con entusiasmo, perché dopo più di un anno confinati in casa o al massimo nei confini comunali, la voglia di muoversi e di fare una vacanza è tanta.

Ci sono però una serie di elementi potenzialmente problematici da considerare. Innanzitutto il numero delle persone che avranno effettivamente ricevuto il vaccino entro inizio estate.
In secondo luogo è ragionevole presumere che non in tutti i nuclei familiari tutti i membri saranno vaccinati (dipende dall’età o dall’appartenenza ad una delle categorie privilegiate per la somministrazione) a inizio giugno. Poiché le vacanze spesso si fanno in famiglia o in coppia questo elemento potrebbe dissuadere anche i vaccinati a partire da soli. Due medici sposati o innamorati potranno partire insieme senza problemi ma un medico e una commercialista? O un’insegnante e un addetto alle vendite?
È vero che possiamo presumere che sarà possibile in alternativa mostrare un tampone negativo fatto nei giorni precedenti, ma è altrettanto vero che proprio questa possibilità rischia di dissuadere i più prudenti a rischiare di fare il viaggio in aereo accanto ad uno sconosciuto che era negativo 72 ore ma fa ma non per forza nelle 12 ore prima dell’imbarco.
La vera speranza è che le persone fragili e gli ultrasessantenni saranno vaccinati in tutta UE e che dunque sia immaginabile potersi prendere qualche libertà in più (anche rispetto a tutte queste paure).

Nel frattempo, in attesa del passaporto vaccinale il 15 giugno, e in attesa di sapere a che punto sarà la campagna vaccinale a quel punto, potremmo usare quella stessa idea per fare una cosa ben prima del 15 giugno: riaprire i teatri e i musei in Europa per i vaccinati e per coloro che hanno gli anticorpi.
In Italia, ad esempio, i teatri sono chiusi da più di un anno. Ma anche in giro per l’Europa è lo stesso: le immagini del concerto di Capodanno a Vienna con tutte le poltrone vuote e senza applausi sono il simbolo di questa situazione.
Il ministro Franceschini aveva ipotizzato di riaprirli il 27 marzo, in zona gialla, ma il 27 marzo la zona gialla non esisteva praticamente più. Anziché attendere la tanto agognata zona gialla per riaprire teatri, musei e magari cinema, per poi richiuderli magari dopo una sola settimana con l’arrivo della zona arancione e ovviamente della zona rossa, perché non cambiamo strategia?
Proviamo a riaprirli, a riaprirli davvero, solo per chi è vaccinato o ha già avuto la malattia e ha gli anticorpi. Con le mascherine, i disinfettanti e la distanza di sicurezza, ovviamente.

I vantaggi di questa idea sarebbero moltissimi. Innanzitutto sarebbe una boccata d’ossigeno per un settore allo stremo e i cui lavoratori sono più esposti alle conseguenze della pandemia rispetto ad altri, per una mancanza di tutele.
In secondo luogo a teatro, al museo o al cinema ci si va volentieri anche da soli, e non ci si sentirebbe in colpa a lasciare a casa i “congiunti” come invece nel caso di una vacanza. Verosimilmente non sarebbe difficile riempire i posti disponibili, tenendo conto della capienza ridotta.
La cosa potrebbe anche avere ricadute positive in settori apparentemente lontani.. per il settore della moda, ad esempio, perché dopo più di un anno c’è chi comprerebbe volentieri un vestito nuovo per ritornare a teatro.

L’arte, in fondo, è in qualche modo un modo di viaggiare, anche rimanendo nella stessa città.
Del resto, mantenendo la capienza ridotta, continuando a rispettare le regole della mascherina, dell’igiene e del distanziamento, e facendo solo entrare chi ha il “passaporto”, anche se la regione o il paese fosse in zona rossa o in lockdown, che rischio concreto ci sarebbe?

Ue, via libera a 20 milioni di aiuti per la piccola editoria e il settore musicale

Via libera da parte della Commissione per due regimi di aiuti del valore complessivo di €20 milioni di euro a sostegno rispettivamente delle piccole case editrici e dell’industria musicale, discografica e fonografica italiane.

Un settore fortemente colpito

I teatri e i cinema …