La cultura nuovo vettore strategico della politica estera europea

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La restauratrice di antichità Heba Jomaa (L) lavora su manufatti e statue danneggiate al Museo Nazionale di Damasco, Siria, 13 settembre 2018. [EPA-EFE/YOUSSEF BADAWI]

Il Consiglio ha approvato lunedì 21 giugno le Conclusioni (Council conclusions: EU approach to cultural heritage in conflicts and crises) che stabiliscono il concetto e le strategie dell’UE sul patrimonio culturale nei conflitti e nelle crisi, inserendo così questo importante strumento nel quadro della Politica estera e di sicurezza dell’Unione, rafforzando in modo significativo l’approccio dell’UE alla pace, alla sicurezza e allo sviluppo sostenibile.

Tali conclusioni, che bisogna accogliere con grande apprezzamento, sono nate da un paziente e determinato lavoro preparatorio di Stefano Sannino, Segretario Generale dell’EEAS da pochi mesi, con il pieno appoggio dell’Alto Rappresentante Joseph Borrell, rilanciano l’intuizione avuta a suo tempo da Federica Mogherini e da Tibor Navracsics, con la Comunicazione dell’Unione Europa del 2016, Verso una strategia dell’Unione europea per le relazioni culturali internazionali, e le danno una struttura e un piano di azione definito. 
   

Le conclusioni riconoscono che il patrimonio culturale può svolgere un ruolo chiave nella promozione della pace, della democrazia e dello sviluppo sostenibile favorendo la tolleranza, il dialogo interculturale e interreligioso e la comprensione reciproca. Allo stesso tempo, evidenziano che il patrimonio culturale è spesso strumentalizzato come innesco e moltiplicatore dei conflitti. Prendendo di mira non solo il patrimonio materiale di grandi civiltà, ma anche quello immateriale di tradizioni e costumi, in particolare delle minoranze etniche, linguistiche, religiose, generando così durevoli motivi di odio e risentimento, divisione ed esclusione e anche di persecuzioni e migrazioni.

Le conclusioni si impegnano nella protezione e nella salvaguardia del patrimonio culturale durante tutte le fasi dei periodi di conflitto e di crisi, per una strategia attenta e lungimirante di prevenzione degli stessi, ma anche di ripresa sostenibile e ricostruzione post conflitto, per assicurare pace e riconciliazione durature. Una tale strategia, si riconosce, può contribuire a prevenire l’estremismo violento, combattere la disinformazione e generare un dialogo positivo e inclusivo, oltre a contribuire alla resilienza generale delle società.

Il Consiglio si impegna inoltre a rafforzare i partenariati con le diverse organizzazioni internazionali, le organizzazioni regionali e le pertinenti organizzazioni intergovernative e non governative e chiede che la protezione e la salvaguardia del patrimonio culturale siano integrate nei lavori del Consiglio in tutti i settori della Politica estera e di sicurezza comune.

Sia le già citate conclusioni, che il documento di accompagnamento (Concept on Cultural heritage in conflicts and crises. A component for peace and security in European Union’s external action) dettagliano in modo articolato i diversi ambiti in cui sviluppare questa nuova strategia. Dalle missioni e operazioni già in essere della PSDC, allo sviluppo di vere e proprie missioni civili, che peraltro richiamano alla memoria la riuscita iniziativa presa già nel 2016 dal governo italiano dei “caschi blu della cultura”. Per giungere poi ad una strategia più articolata di investimento nel capacity building e nella formazione, cercando infine di integrare la protezione del patrimonio culturale in tutti gli altri settori dell’azione esterna dell’UE e in strumenti finanziari adeguati, compreso lo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale. Gli Stati membri, il SEAE, la Commissione e altri organismi competenti si impegnano a rafforzare la loro cooperazione in materia di protezione del patrimonio culturale, al fine di sviluppare e scambiare le migliori pratiche e competenze.

E’ davvero motivo di orgoglio vedere che ora la #cultura diventa parte integrante della nostra politica estera. Essa rappresenta un potente strumento per costruire ponti tra le persone, in particolare tra i giovani, e rafforzare la comprensione reciproca. Ma come è ben noto essa può anche essere un motore per lo sviluppo economico e sociale di ogni parte del mondo, basti pensare al suo legame con il turismo come anche la crescita delle imprese culturali. La cultura è il tesoro nascosto della nostra politica estera. Ha giocato spesso, in passato, ruoli cruciali in situazioni di crisi complesse. Ora diventa un vettore esplicito e ci auguriamo sempre più consistente e praticato della nostra politica estera ed uno strumento qualificato di partenariato in molte aeree del mondo, a partire dal Mediterraneo, Africa, Vicinato orientale, ma anche in scenari più lontani, dalla Cina all’India, dal sud-est asiatico all’America Latina. Essa può davvero offrire un contributo determinante anche nel creare convergenza di fronte alle sfide complesse di questi tempi, dalla radicalizzazione violenta alle migrazioni, fino al cambiamento climatico e alla lotta contro le pandemie e per le grandi transizioni cui il mondo intero è oggi chiamato.

E’ infine ancora un grande frutto dell’Anno europeo del patrimonio culturale nel 2018 e non posso che rileggere con qualche soddisfazione che quanto scrivevo nel parere di cui fui relatore al CESE nel maggio 2017 proprio sulla strategia per le relazioni culturali internazionali (https://webapi2016.EESC.europa.eu/v1/documents/eesc-2016-06397-00-01-ac-tra-it.docx/content) trova ora un riscontro importante nelle Conclusioni del Consiglio. Una strategia condivisa ai massimi livelli, un piano di azione che valorizza il ruolo complementare di Stati membri, Istituzioni UE e anche altri attori e organizzazioni della società civile, una governance precisa e le necessarie provvidenze economiche. Peraltro, anche il Parlamento Europeo, con relatrice Silvia Costa assieme ad Elmar Brok, andavano nella stessa direzione.

La cultura ora può diventare davvero quanto si chiedeva allora, il quarto pilastro della strategia di sviluppo sostenibile dell’Unione Europea, in partenariato con gli altri.

Luca Jahier è stato presidente del CESE dal 2018 al 2020.