Morto Ezio Bosso, il musicista che amava l’Europa

Ezio Bosso sul palco di San Remo nel 2016 EPA/ETTORE FERRARI

Il grande musicista e direttore d’orchestra ci ha lasciati stanotte dopo una lunga malattia. Alla guida delle più importanti e celebri orchestre del mondo, Direttore della Europe Philharmonic Orchestra, in una lettera ai cittadini europei disse: “È bello poter dire sono un europeo”.

Una grave notizia scuote il mondo della cultura e della musica: Ezio Bosso, grande musicista e direttore d’orchestra, ci ha lasciati stanotte nella sua casa a Bologna in seguito ad una grave malattia. Nato a Torino nel 1971, era un amante dei cani, che gli hanno tenuto compagnia in questi ultimi e duri giorni, insieme alla assistente personale Annamaria Gallizio. Il celebre pianista, direttore della Europe Philarmonic Orchestra, è stato alla guida delle più importanti e celebri orchestre del mondo.

Il ruolo di Testimone e ambasciatore internazionale dell’associazione Mozart14, eredità ufficiale dei principi sociali ed educativi del maestro Claudio Abbado, caratterizzava l’impegno didattico e sociale di Bosso nel solco del grandissimo direttore d’orchestra che tanto faceva per promuovere la musica laddove le condizioni sociali non lo permettono. Sono innumerevoli le esperienze di alto livello che hanno caratterizzato la sua vita.

Minato nella salute da un cancro e da una malattia neurodegenerativa che ne aveva limitato fortemente la mobilità, Bosso era caratterizzato da tenacia ed energia esemplari. Solo nello scorso settembre dovette dire addio al pianoforte, ma ha proseguito con la Europe Philarmonic, con la quale a gennaio aveva diretto Beethoven e Strauss al Conservatorio di Milano, con una risposta estasiata da parte del pubblico.

Ma l’eredità di Ezio Bosso non è solo musicale. Nel 2018 è stato testimone ufficiale della Festa Europea della Musica e unico italiano invitato al Parlamento Europeo per una storica riflessione sullo stato della cultura europea.

A seguito di quella esperienza, che lasciò il segno per la profondità con cui trattò la questione della cultura in Europa, culla dei più grandi artisti della storia, Bosso si fece parte attiva delle iniziative di stavoltavoto.eu, la piattaforma del Parlamento europeo per la sensibilizzazione al voto in vista delle elezioni europee del maggio 2019.

Anche qui il celebre musicista non mancò nella sua capacità di trasmettere emozioni, con la lucidità e sensibilità alle quali ci aveva abituati. Riportiamo qui la lettera che appare sul sito del Parlamento Europeo – Ufficio in Italia.

La lettera di Ezio Bosso ai cittadini europei

Quanto è bella la parola Unione.
Deriva da unus, essere uno. Significa divenire un unico corpo, condividendo le nostre singolarità e nutrendo attraverso l’altro la nostra esistenza.

È una parola che racchiude la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi inseparabili e proteggersi quotidianamente. Se ci pensiamo è la prima parola associata all’amarsi, rende quell’amore oggetto terzo, lo dichiara: è la base su cui poggiamo il desiderio di essere famiglia.

Bella è quindi la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma.

La bellezza sta nella prospettiva che i nostri popoli si sono dati per essere un’umanità migliore e impedire che qualcuno decidesse di nuovo di possedere e disporre della vita dell’altro.

La bellezza sta in quel giorno in cui finalmente siamo diventati europei, fondando un’Unione su sogni antichi e generosi, su auspici di condivisione, sull’ambizione di crescere insieme. La bellezza sta nel partecipare, abbattere i muri, accedere al superamento dei confini sia pratici e fisici, sia semantici.

Vedete, la fortuna di essere un interprete di musica è anche questa. Non si esegue semplicemente un autore di un paese o di un altro. Lo si diventa: per poter interpretare bisogna accantonare ogni egoismo e barriera, bisogna mettere al servizio la propria origine fino a trasformarsi in qualche modo nell’altro.

Io in una sera, quando dirigo o suono, ho la fortuna di poter essere tedesco, inglese, austriaco, ceco o polacco pur restando con orgoglio italiano.

Partecipare a un’Unione diventa una forma di liberazione vera e propria, è l’opportunità di trascendere nell’idea di “altro”.

La nostra Unione è questa: portare contributo, poter appoggiarsi e avere sostegno alle nostre fragilità, poter rispecchiarsi. L’opportunità di riconoscersi è un diritto così voluto, cercato, così fondamentale.

L’Unione, come in amore e in musica, ha bisogno di essere determinata costantemente, con ogni pensiero e con ogni parola. Soprattutto con ogni gesto, un termine che da direttore d’orchestra mi è particolarmente caro.

Cambiando insieme. Diventando piccoli e grandi allo stesso tempo.

Sono felice che lo sforzo di tante lotte abbia portato a questo regalo, questa fortuna. Che abbia allargato i sorrisi.

E forse oggi è il caso di ricordarlo ancora di più, di lavorare ancora di più perché non lo si dimentichi, nemmeno in quel luogo cruciale già solo nella sua definizione: il Parlamento.

Perché è lì che appunto si parla, ma soprattutto si ascolta.

Noi cittadini (che vuole dire “libero” e anche a questo va ricordato e protetto) come in ogni Unione siamo chiamati a portare il nostro contributo tramite gesti che contengono opinioni, manifestano problemi, ci rendono parte di ogni luce. E il primo piccolo gesto per esprimere la nostra libertà, per rafforzare il nostro diritto a riconoscerci, a dare e ricevere vicinanza è proprio il voto.

Sì, è bella la parola Unione.

Mi piace l’idea che come ogni cosa bella sia da proteggere e che ci aiuti ad amarci un po’ di più.

È bello poter dire Sono un europeo. Sono me stesso e sono insieme all’altro. Sono unito.
Perché l’Unione europea non è solo un’istituzione. È la definizione di un sentire. È la dichiarazione di un sentimento.

L’Unione europea siamo tutti noi. Ogni giorno.

Ezio Bosso