In Italia solo tre matrimoni ogni mille abitanti: è il dato più basso nell’Ue

Il centrocampista olandese Sneijder e la moglie Yolanthe Cabau van Kasbergen. EPA/CARLO FERRARO

Diminuiscono i matrimoni in tutta l’UE, ma in Italia in maniera ancora più evidente. Nel Bel Paese nel 2019 sono stati celebrati solo 3 matrimoni ogni mille abitanti. Lo certifica l’ultima analisi di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea. 

Dallo scoppio della pandemia da Covid-19 i matrimoni sono stati molto spesso rinviati innumerevoli volte. Ancora oggi non si ha una data certa per la possibilità di organizzare banchetti nuziali; le cerimonie naturalmente sono sempre permesse, ma sono le feste ad essere vietate. E proprio questo elemento ha indotto molte coppie a scegliere di rinviare la data fatidica, in attesa di poter festeggiare l’evento con il tradizionale sfarzo e le centinaia di invitati della tradizione italiana. Il settore dei matrimoni è uno di quelli più colpiti dall’emergenza sanitaria e i dati del 2020 e del 2021 rifletteranno sicuramente una curva “in picchiata”.

Il dato sorprendente però riguarda gli anni pre-pandemia. Gli anni del “boom” dei programmi televisivi sulla scelta degli abiti da sposa, sull’organizzazione dei matrimoni, sulla perfetta scelta dell’etichetta, che ci hanno insegnato l’importanza di scegliere una bomboniera originale o l’idea del doppio bouquet (perchè la sposa possa conservarlo e allo stesso tempo lanciarne uno alle invitate nubili). Wedding planner, prove degli abiti, chilometri di tulle e taffetà, buffet luculliani e location scenografiche ci hanno restituito con le immagini dello schermo i numeri di questo settore sempre più “alla moda”: 83 mila imprese attive in Italia e un giro d’affari che ammonta a circa 15 miliardi di euro.

Eppure i dati di Eurostat ci dicono che la tendenza nel lungo periodo nell’Unione europea  è quella di sposarsi sempre meno. Il numero di matrimoni sta diminuendo, mentre aumenta il numero di divorzi. Certo il lasso temporale considerato è molto lungo, ma comunque segna una tendenza: dal 1964 al 2019, il numero di matrimoni nell’UE è diminuito da 8 a 4,3 (su 1.000 abitanti). Negli stessi anni, il tasso di divorzio è più che raddoppiato, passando da uno 0,8 nel 1964 all’1,8 nel 2019. L’Italia ha registrato il tasso di celebrazioni nuziali più basso nell’Unione europea: in media ci sono stati solo 3 matrimoni ogni mille abitanti (3,1);  a poca distanza il dato di Portogallo e Slovenia (che fanno registrare un dato del 3,2), e poi quello di Francia, Spagna, Lussemburgo (al 3,5). Il tasso italiano è il più basso in Europa ed è ulteriormente sceso rispetto a quello del 2018 (che era pari a 3,2).

I paesi dell’Ue che invece hanno avuto il maggior numero di matrimoni rispetto alla popolazione sono stati Cipro (con 8,9 matrimoni ogni 1000 persone), Lituania (con 7 celebrazioni), Lettonia e Ungheria (entrambi ad una media di 6,7) e Romania (al 6,6).

Secondo quanto è stato calcolato dall’Istat, nel 2019 sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni e unioni civili, 11.690 in meno rispetto al 2018. Tralasciando il gossip sui matrimoni da favola dei vip che spesso scelgono l’Italia per la loro festa, quando leggiamo su Eurostat che in media ci sono stati solo 3 matrimoni ogni mille abitanti non significa che si sono sposate solo 6 persone su mille. In realtà questo calcolo include tutte le fasce d’età e quindi dobbiamo metterlo insieme ad un altro dato, quello dell’età della popolazione giovane, da cui risulta che nel 2018 sono stati celebrati 432 primi matrimoni per 1.000 uomini e 480 per 1.000 donne.

Il dato però più interessante, anche se non sorprendente, è quello che ci dice che ci si sposa sempre più tardi: le spose in media hanno 32 anni e gli sposi 34. Nel 1980 l’età media era circa 8 anni in meno per le donne e circa 7 anni in meno per gli uomini. I due temi sono profondamente legati, perché la popolazione europea, e soprattutto quella italiana, è sempre più vecchia. I giovani sono sempre meno, si sposano sempre più tardi, fanno sempre meno figli.

Ci sono almeno due elementi da considerare rispetto a questo scenario. Banalmente, il fatto che  sposarsi in Italia costi tantissimo. La tradizione impone di avere un gran numero di invitati e di organizzare una festa elegante: anche chi opta per un banchetto non particolarmente sfarzoso ma classico difficilmente spende meno di 15mila euro.

Il secondo elemento è anche più decisivo: il mercato del lavoro per i giovani è spesso fatto di precarietà, contratti che non sentono una programmazione del futuro, compensi bassi.  Basta fare una banalissima ricerca su un qualsiasi motore di ricerca per notare che sono ormai tantissimi gli istituti che offrono specifici prestiti e finanziamenti proprio per organizzare il matrimonio.