Eurovision Song Contest: quando il concorso diventa politico

Il palco del PalaOlimpico di Torino che ospita l'Eurovision Song Contest. [EPA-EFE/Alessandro Di Marco]

Sebbene l’Eurovision Song Contest sia un concorso formalmente apolitico, negli anni non sono mai mancate le polemiche di politicizzazione, dalla Brexit al conflitto tra Russia e Ucraina.

Quest’anno il clima che si respira all’Eurovision Song Contest è inevitabilmente condizionato dalla guerra in Ucraina. La Russia è stata esclusa e il gruppo Kalush Orchestra, che rappresenta il Paese invaso, è una delle favorite per la vittoria.

Non è la prima volta che il conflitto nella regione del Donbass influenza lo storico concorso, la cui prima edizione risale al 1956. Già nel 2017, quando l’edizione si tenette in Ucraina, il paese ospitante bandì la concorrente russa Yulia Samoilova perché due anni prima aveva tenuto un concerto in Crimea, occupata dalle forze del Cremlino.

La cantante fu bandita per tre anni dall’ingresso nel Paese, impedendole quindi di partecipare al concorso. La European Broadcasting Union, ente con sede in Svizzera che organizza la competizione, dichiarò che non poteva che prendere atto della decisione perché “dobbiamo rispettare le leggi locali del Paese ospitante”, ma al tempo stesso “pensiamo che vada contro lo spirito del concorso e la nozione di inclusività che sta alla base dei suoi valori”.

L’anno precedente l’Ucraina aveva vinto il concorso, guadagnandosi così il diritto ad ospitarlo nel 2017. La canzone ‘1944’ di Jamala, che trionfò, fu oggetto di critica in Russia per il racconto della deportazione dei Tatari di Crimea operata da Stalin.

Austerity e ‘antipatia’ tedesca

Nel 2013, i rappresentanti tedeschi Cascada chiusero l’Eurovision Song Contest al 21esimo posto, una prestazione deludente rispetto alle aspettative della vigilia, ottenendo solo 18 punti da appena cinque Paesi: Austria, Israele, Spagna, Albania e Svizzera.

34 dei 39 Paesi con diritto di voto non avevano assegnato alcun punto alla Germania: secondo i commentatori e gli esperti quel risultato andava attribuito quasi interamente alla situazione politica corrente in Europa e alla rigida posizione della cancelliera Angela Merkel durante la crisi dell’Eurozona.

Ungheria e comunità Lgbtq+

Nel 2019, l’Ungheria decise di non partecipare all’Eurovision Song Contest dell’anno successivo, in programma a Rotterdam in Olanda. Secondo diversi commentatori, la decisione fu dovuta alla presenza di diversi concorrenti appartenenti alla comunità Lgbtq+, da sempre osteggiata dal governo del primo ministro Viktor Orbán.

L’organizzazione nazionale dei media pubblici ungherese aveva negato in maniera veemente questi report dei media, definendoli “oltraggiosi e inaccettabili”. Tuttavia, diverse figure governative avevano espresso idee negative sull’Eurovision e sui suoi partecipanti.

Tensioni tra Sofia e Skopje

Nel 2021, poco prima dell’inizio della scorsa edizione, l’Eurovision ha acceso le polemiche tra Bulgaria e Macedonia del Nord, che da tempo sono ai ferri corti per questioni culturali e di storia comune. Il concorrente macedone Vasil Garvanliev fu vittima di grandi manifestazioni di odio nel suo stesso Paese per aver annunciato pubblicamente la sua discendenza bulgara.

La posizione di Garvanliev come concorrente era stata messa in dubbio dalla televisione nazionale macedone, che aveva attivato una commissione speciale per prendere una decisione. Tuttavia, il cantante alla fine partecipò regolarmente venendo eliminato nella prima semifinale.

Tuttavia,  a livello diplomatico le tensioni tra i due Paesi furono riaccese, con l’ambasciatore macedone in Bulgaria che fu convocato dal governo per chiedere che nel Paese fosse protetto maggiormente “il diritto di ogni cittadini all’autodeterminazione”.

Macron e i Måneskin

Sempre l’edizione dello scorso anno è stata teatro di una polemica che ha coinvolto la nazione vincitrice, l’Italia, e i suoi rappresentati, i Måneskin. Il cantante del gruppo Damiano David fu ripreso mentre si chinava su un tavolo nell’area del backstage, generando speculazioni su un presunto uso di droga

Le immagini divennero virali sui social e in tanti chiesero che fosse eseguito un test antidroga sul cantante. L’organizzatore dell’evento fece sapere che, nel caso il test fosse stato positivo, il gruppo sarebbe stato squalificato, portando così alla vittoria della Francia. Damiano David si sottopose quindi volontariamente al test, di esito negativo, ponendo fine alle speculazioni.

Proprio negli ultimi giorni, il commentatore francese del concorso Stephane Bern ha rivelato che, in occasione della polemica che coinvole David e i Måneskin, ricevette migliaia di messaggi chiedendo la squalifica del gruppo.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il ministro per gli affari europei gli scrissero direttamente per chiedergli di “fare qualcosa a riguardo”, anche interrompendo la manifestazione se necessario.

Brexit e Regno Unito ultimo

La scorsa edizione sarà ricordata anche per l’ultimo posto in finale del Regno Unito, che ricevette zero punti. Anche in questo caso alcuni commentatori attribuiscono questo risultato alla questione politica della Brexit, piuttosto che ai meriti canori dell’artista in gara.