Da La casa di carta a Lupin, i successi Netflix made in Europe (perché l’Ue impone di investire su spettacoli locali)

Omar Sy è il protagonista della seria Lupin. Foto del sito ufficiale Netflix

Dal 2018, una regola dell’Unione Europea impone alle piattaforme di offrire ai loro abbonati almeno il 30% di contenuti europei e di investire in spettacoli locali. Ecco perché il colosso americano sta puntando (anche) su serie TV made in Europe che spopolano, nell’UE e fuori.

L’ultima in ordine di tempo è sicuramente Lupin, serie francese prodotta dalla celebre casa cinematografica Gaumont e distribuita appunto su Netflix. Dalla data di uscita della prima puntata (8 gennaio 2021) sta facendo molto molto parlare di sé, e gli spettatori attendono già la seconda stagione in estate. Ambientata a Parigi e con scene girate nei suoi luoghi simbolo come il Louvre, racconta le vicende di Assane Diop, un Arsenio Lupin contemporaneo, alle prese con il collier appartenuto nientemeno che alla regina Maria Antonietta, la più famosa della storia di Francia. Anche l’attore protagonista, Omar Sy, è francese, di origini senegalesi. Come sono francesi tutti gli altri protagonisti.
Anche se è uscita solo a gennaio, la serie sul ladro gentiluomo è già in cima alla top 10 delle più viste in Italia e nel mondo, Stati Uniti compresi.

L’altra serie TV targata Netflix che ha avuto uno straordinario successo è The Crown. Questa volta siamo dall’altra parte della Manica, nella Londra della Royal Family. Prodotta da una società di produzione cinematografica britannica, la Left Bank Pictures, e da una americana, la Sony Pictures Television, racconta la vita di Elisabetta II. Allo straordinario successo di pubblico, che attende la quinta stagione, si aggiungono numerosi riconoscimenti: sette Golden Globe, otto Emmy, tra gli altri.
In scena tra le sontuose stanze di Buckingham Palace, le strade di Londra ma anche contee di Hertfordshire e Aberdeenshire, due acclamatissime attrici britanniche, Claire Foy e Olivia Colman, insieme ad altre star americane come John Lithgow, che veste i panni di Winston Churchill, e Helena Bonham Carter; ma quasi tutto il cast è britannico.

Ma anche La casa di carta è una produzione europea, spagnola per la precisione. Anche la vicenda della produzione in questo caso è più complicata; dopo il grande successo ottenuto  è stata infatti acquisita da Netflix che ne ha ritrasmesso la prima stagione rimontata, e che ne ha poi prodotto una seconda stagione. La storia narra di una rapina alla Fábrica Nacional de Moneda y Timbre con i rapinatori che indossano la maschera del pittore Salvador Dalí. L’attrice spagnola Úrsula Corberó ha raggiunto la fama internazionale proprio grazie al ruolo di primo piano in questa serie.

In tutti questi casi, e in molti altri, i protagonisti che seguiamo al di là dello schermo non ci fanno rimpiangere le star di Hollywood, anche se il recente successo delle produzioni europee arriva grazie a Netflix, colosso americano. Però è grazie all’UE, in qualche modo, che Netflix ha “dovuto” investire sulle produzioni europee e sugli attori europei: dal 2018, infatti, la Audiovisual Media Services Directive dell’Unione Europea impone alle piattaforme di offrire ai loro abbonati almeno il 30% di contenuti europei, e di investire in spettacoli locali. In concreto, almeno il 30% dei contenuti offerti da aziende come Netflix, Google Play e iTunes devono essere prodotti in Europa.

Elly Vervloet, responsabile della fiction internazionale per l’emittente fiamminga VRT, che ha creato “Hotel Beau Sejour”, è coordinatrice anche della Drama Initiative presso la European Broadcaster Union: un modo per mettere in comune il denaro necessario a permettere alle emittenti di imbarcarsi in progetti più costosi e di affrontare Netflix, seppur in punta di piedi. Se la coproduzione non funziona, Vervloet dice che Netflix è “un buon partner” ma “ha un costo”. Ad esempio rischia di soverchiare completamente il marchio originale e poi il tuo contenuto diventa “meno accessibile per altre emittenti pubbliche e questa è la preoccupazione a livello europeo”.
Jerome Dechesne, a capo della CEPI, un’associazione di creatori europei, ha spiegato che il modo di fare affari di Netflix è in stile hollywoodiano: “Finanziano tutto e si tengono il taglio finale”. Anche se il colosso americano ha avuto il merito di mettere fine al “complesso di inferiorità” degli spettacoli non realizzati in inglese.