Da Almodovar a Comencini, il cinema chiede all’UE di difendere la cultura

Cristina Comencini [Alessio Jacona/Flickr]

Madrid (EuroEFE) – In una lettera al Commissario Europeo per il Mercato Interno, Thierry Breton, un gruppo di cineasti, tra cui Cristina Comencini, Pedro Almodóvar e Costa Gavras, hanno chiesto una difesa della cultura contro i giganti tecnologici che cercano di ridurre i cittadini “a semplici consumatori”.

“Abbiamo ascoltato e apprezzato il forte messaggio che ha inviato al CEO di Facebook”, dice la lettera, a cui Efe ha avuto accesso, riferendosi alla videoconferenza che Breton ha tenuto con Mark Zuckerberg, in cui gli ha chiesto di adattarsi ai valori dell’UE e di controllare la disinformazione relativa al coronavirus.

“Questa distruzione culturale lascerà le menti europee colonizzate e permetterà ai giganti digitali, cinesi o americani, di espandersi liberamente in altri campi grazie al ‘soft power'”, dicono Cristina Comencini, Almodóvar, Costa Gavras, Luc Dardenne, Hugo Gelin, Jeanne Herry, Pierre Jolivet, Kamen Kalev, Claude Lelouch, Radu Mihaileanu, Cristian Mungiu, Olivier Nakache ed Eric Toledano.

“Siamo cineasti europei e, come voi, ci è chiaro che dopo questa crisi sanitaria globale, l’Europa ha un appuntamento con la storia: cosa rimarrà della cultura europea se non riuscirà a raggiungere i giganti digitali extraeuropei? Ci rifiutiamo di correre il rischio di essere ridotti a una colonia, e sosteniamo che l’Europa non sopravviverà senza la sua cultura, poiché essa è definita meno dalla sua geografia che dalla comunità di culture che unisce i suoi popoli.”

I registi sottolineano che le quattro grandi imprese tecnologie – Google, Amazon, Microsoft e Apple – “sono diventate mille volte più potenti” e “più ricche che mai”, mentre le altre nazioni e le loro industrie sono crollate.

“Gli Stati europei, attraverso la loro solidarietà, possono ancora controllare questa crescita, con il coraggio e il sostegno dei loro cittadini”, sottolinea la lettera, che nota anche che la pandemia ha permesso “alle nazioni europee di rendersi conto del pericolo di una perdita di autonomia e di comprendere il bisogno di sovranità culturale”.

E, evitando le tasse, queste grandi aziende hanno contribuito “molto poco al finanziamento degli ospedali, dell’istruzione e di tutti i sistemi vitali delle democrazie europee”.

Per questo motivo chiedono agli Stati europei di stabilire “norme severe” e “sanzioni adeguate”. Sarà un compito essenziale, anche se non facile.