Capitali europee della cultura, Bruxelles propone la proroga di Rijeka (Croazia) e Galway (Irlanda)

Cittadini e turisti si divertono all'installazione di un caleidoscopio a specchio a Rijeka, Croazia, il primo febbraio 2020. EPA-EFE/ANTONIO BAT

Gli effetti della crisi del coronavirus si fanno sentire in modo pesante anche nel settore culturale. Uno di questi effetti in particolare è la ridefinizione del calendario delle prossime capitali europee della cultura. La Commissione europea ha infatti proposto di dare a Rijeka (Croazia) e Galway (Irlanda) la possibilità di prolungare il periodo di Capitale Europea della Cultura 2020 fino al 30 aprile 2021.

La Commissione propone inoltre di posticipare l’anno in cui Novi Sad (Serbia) ospiterà una Capitale europea della cultura dal 2021 al 2022 e l’anno in cui Timisoara (Romania) ed Elefsina (Grecia) deterranno il titolo dal 2021 al 2023.

Alcuni teatri sono ancora chiusi, altri hanno cercato modalità innovative di comunicare attraverso il linguaggio dell’arte: come nel caso dei teatri che hanno deciso di raccontare le storie di coloro che durante il lockdown non si sono fermati: medici, infermieri, addetti alle pulizie, tassisti, forze dell’ordine. I lavoratori dello spettacolo vivono in generale un momento molto difficile, così come tutti gli addetti del settore musicale, con i grandi concerti e Festival cancellati o rinviati in questa strana estate.

Le ripercussioni non potevano che estendersi anche all’idea della capitale della cultura, che nasce nel 1985 per mettere a sistema una serie di obiettivi: mettere in luce la ricchezza e la diversità delle culture in Europa; celebrare le caratteristiche culturali condivise da tutti gli europei; accrescere il senso di appartenenza dei cittadini europei a uno spazio culturale comune e promuovere il contributo della cultura allo sviluppo delle città. Proprio per questo ogni anno nelle città “capitali europee della cultura” si svolgono progetti articolati e complessi che contribuiscono anche a riqualificare l’immagine della città medesima, dandole anche un profilo internazionale.

Rispetto alla decisione di modificare il calendario, Margaritis Schinas, Vicepresidente per la promozione dello stile di vita europeo, ha dichiarato: “Rijeka e Galway meritano un’equa possibilità di riprendersi e di mostrare la loro capacità di ripresa e la loro creatività. Aprire i cuori e le menti, accogliere un pubblico eterogeneo e gli artisti è sempre stata la linfa vitale delle capitali europee della cultura. E tale rimarrà. Sono fiducioso che per Novi Sad, Timisoara ed Elefsina, un tempo supplementare permetterà di superare l’attuale crisi del settore culturale e turistico e di mobilitare investimenti importanti, anche attraverso la solidarietà a livello europeo”.

Rijeka e Galway 2020 sono state le città più colpite: hanno dovuto rimandare o cancellare tutti gli eventi dal marzo 2020 senza che si sapesse quando avrebbero potuto riprendere i loro programmi e a quali condizioni. In pratica, è stato loro impedito di realizzare il loro programma  di Capitale europea della cultura.

A Timisoara, Elefsina e Novi Sad, le capitali del 2021, la pandemia ha portato a un alto livello di incertezza in quasi tutti i settori della preparazione, soprattutto rispetto alle prospettive di finanziamento. La decisione dunque è apparsa inevitabile.