La nostra instancabile determinazione nel garantire la pace in Bosnia-Erzegovina

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Il vice segretario di Stato aggiunto Usa Escobar (sx) a colloquio con il presidente Komsic nella capitale BiH Sarajevo, l'8 novembre 2021. EPA-EFE/FEHIM DEMIR

Ventisei anni dopo l’accordo di pace di Dayton, Sarajevo sta affrontando la sua sfida più seria dalla fine della guerra, scrive Derek Chollet, consigliere del Dipartimento di Stato Usa.

I tre pilastri fondamentali che sostengono la fragile pace della Bosnia-Erzegovina – la condivisione del potere tra i tre popoli costituenti, la protezione dei diritti di tutti i cittadini e la capacità di usare il quadro costituzionale per dare potere alle istituzioni necessarie a far funzionare uno Stato  – si stanno sgretolando.

I cittadini della Bosnia-Erzegovina se ne stanno andando in massa verso paesi europei dove lo stato di diritto protegge i loro diritti e dove la corruzione non minaccia il loro futuro. L’ho sentito io stesso martedì, quando mi sono seduto con un gruppo di giovani – solo un piccolo campione della generazione cresciuta dopo la guerra.  La loro decisione di rimanere in BiH, la loro creatività e il loro impegno per migliorare il loro paese sono stati per me fonte d’ispirazione.

Ma allo stesso tempo ho provato sconforto nel sentirli parlare di quanto sia difficile fare un cambiamento qui, dato che i leader politici si concentrano sulle loro fortune piuttosto che sul futuro del loro popolo.

Alcune riforme di buon senso potrebbero contribuire a cambiare questa situazione. Esse garantirebbero che tutti i cittadini abbiano il diritto di candidarsi, correggerebbero gli squilibri nella condivisione del potere, darebbero ai cittadini la certezza che i loro voti contino, migliorerebbero il contesto per gli investimenti e darebbero maggiori garanzie contro la corruzione.

I leader della Bosnia-Erzegovina devono cogliere questa occasione e consegnare ai giovani, come quelli che ho incontrato oggi, il futuro che meritano. Gli Stati Uniti sostengono la crescita della Republika Srpska, della Federazione della BiH e del distretto di Brcko all’interno di una Bosnia-Erzegovina unita. Purtroppo, invece di cercare un bene comune, alcuni leader di partito stanno lavorando per mettere in crisi uno stato funzionante.

Il ritiro dalle istituzioni a livello statale, come minaccia di fare la coalizione di governo della Republika Srpska, farebbe precipitare il Paese in un vicolo cieco a livello economico, indebolirebbe ulteriormente lo stato di diritto e danneggerebbe le prospettive di ripresa economica e di integrazione regionale. Danneggerebbe la stabilità regionale e non farebbe nulla per migliorare la vita della gente comune.

Il percorso da seguire è un altro. Gli Stati Uniti sostengono gli sforzi della Bosnia-Erzegovina per avanzare verso l’integrazione nell’Ue e l’adesione alla Nato, se verranno attuate le riforme necessarie e ci sarà un adeguato consenso.

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Ecco perché il segretario di Stato Blinken e l’alto rappresentante dell’Unione europea Borrell hanno ribadito, nella loro dichiarazione congiunta del 20 ottobre, che gli Stati Uniti e l’Ue vedono il futuro della Bosnia-Erzegovina in Europa.

Hanno sottolineato che siamo uniti nel nostro fermo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale della Bosnia-Erzegovina, così come nel nostro lavoro comune per promuovere il processo di riforma democratico e garantire che le istituzioni statali della Bosnia-Erzegovina funzionino come dovrebbero.

È dovere della comunità internazionale affrontare la grave minaccia che la corruzione rappresenta per la Bosnia-Erzegovina e per l’intera regione. Il recente ordine del presidente Biden di estendere il regime di sanzioni per i Balcani occidentali è un avvertimento per coloro che vogliono mettere in discussione l’accordo Dayton o altri accordi di pace internazionali, così come per coloro che favoriscono la corruzione.

Gli Stati Uniti e i partner europei continueranno a sanzionare i comportamenti che destabilizzano la pace, oltre a colpire e smantellare le reti di corruzione, sostenendo al contempo i cittadini della BiH che si aspettano che i leader rispettino lo stato di diritto e mettano in atto riforme elettorali ed economiche.

Niente di tutto questo sarà facile. Ma gli Stati Uniti sono impegnati a lavorare intensamente con i leader della Bosnia-Erzegovina e i nostri partner nella comunità internazionale per porre fine alla crisi politica e tornare ad assicurare al Paese istituzioni che funzioni e quelle riforme necessarie per garantire prosperità e stabilità alla Bosnia-Erzegovina.

Sosteniamo con forza gli sforzi dell’alto rappresentante Christian Schmidt nel coinvolgere tutte le parti per aiutare la BiH a soddisfare i criteri necessari per porre fine alla supervisione internazionale. Quasi trent’anni fa, l’allora senatore Joe Biden si è fatto promotore della chiamata all’azione che ha posto fine ad una terribile guerra che ha causato quasi 100.000 morti.

Oggi, come presidente, la sua amministrazione è impegnata come sempre a garantire un futuro stabile e pacifico per la Bosnia-Erzegovina. I leader della BiH sono responsabili del futuro del loro paese e sono chiamati a costruire il consenso, impegnarsi nel dialogo, allentare le tensioni, rafforzare le istituzioni esistenti e ispirare i cittadini a costruire un domani migliore.