Vertice UE-Balcani occidentali: Serbia, Albania e Macedonia del Nord parteciperanno, ma attaccano la Bulgaria

Il presidente della Serbia Aleksandar Vucic (a sinistra), il primo ministro della Macedonia del Nord Dimitar Kovacevski (al centro) e il primo ministro albanese Edi Rama alla conferenza stampa congiunta del vertice Open Balkans a Ohrid, in Macedonia del Nord, l'8 giugno 2022.[EPA-EFE/GEORGI LICOVSKI]

I presidenti di Albania, Serbia e Macedonia del Nord parteciperanno al vertice UE-Balcani occidentali di Bruxelles del 23 e 24 giugno, nonostante i forti malumori per la situazione di stallo sul processo di adesione dei paesi dell’area.

La decisione è stata confermata mercoledì 22 giugno via Twitter dal premier albanese, Eni Rama, dopo che il giorno precedente lo stesso Rama e il presidente serbo, Aleksander Vučić, avevano messo in dubbio la partecipazione dei tre paesi al summit.

“Non ci sarà molto da sentire su di noi”, ha scritto Rama, “ma chiederemo di essere ascoltati sull’idea di una Nuova Comunità Politica Europea, che sosteniamo, su[ll’iniziativa] Open Balkan che porta avanti lo spirito dell’Europa, e sul nostro essere ostaggi della Bulgaria che  lo distrugge”.

All’ordine del giorno del vertice ci sarà la decisione sull’assegnazione all’Ucraina dello status di candidato all’ingresso nell’Unione, e potenzialmente i prossimi passi del percorso di adesione dell’Albania e della Macedonia del Nord.

Su Twitter, Vučić martedì aveva scritto di aver parlato con il primo ministro albanese Edi Rama e il primo ministro macedone Dimitar Kovačevski a proposito del vertice: “A seguito delle consultazioni con i nostri governi e consulenti, abbiamo deciso di annunciare la nostra decisione mercoledì [21 giugno] a mezzogiorno sulla nostra partecipazione o meno a questo incontro”.

Rama aveva confermato la notizia di un possibile boicottaggio del vertice sempre su Twitter,  attaccando la Bulgaria. Riguardo al summit, aveva scritto: “Sembra che un altro “No, mi dispiace!” sarà quello che ascolteremo alla fine! L’intera Unione tenuta in ostaggio dalla Bulgaria non è un bello spettacolo da guardare! Cosa andiamo a fare lì?!”

Queste dichiarazioni hanno fatto eco alle sue precedenti critiche contro Sofia che, secondo il premier albanese, porta tutta la responsabilità di aver ritardato i progressi sia dell’Albania che della Macedonia del Nord verso l’ingresso nell’UE.

Il percorso verso l’UE di Skopje e Tirana è stato bloccato per diversi anni, prima per questioni di corruzione, criminalità e diritto d’asilo, e ora a causa del veto bulgaro su Skopje a causa di questioni culturali e storiche.

Dati gli attuali problemi nel panorama politico interno della Bulgaria, incluso un voto di sfiducia programmato per il partito al governo, è improbabile che il governo di Sofia tolga il veto prima del vertice, nonostante alcune pressioni dei paesi occidentali.

Serbia, Albania e Macedonia del Nord sono attualmente impegnati nell’iniziativa ‘Open Balkan’, nota anche come Mini-Schengen. Mira a facilitare la libera circolazione delle persone, del commercio e delle merci in tutti i paesi membri attraverso una serie di accordi e memorandum. Il Kosovo e la Bosnia-Erzegovina hanno rifiutato di aderire per paura che la partecipazione all’iniziativa possa sconvolgere il loro percorso verso l’UE, con il primo preoccupato anche per il rifiuto della Serbia di riconoscere la propria sovranità.

Il Montenegro è un osservatore, ma il primo ministro Dritan Abazovic ha recentemente dato segnali che il paese potrebbe prendere in considerazione l’adesione.

I politici e la società civile nella regione hanno espresso preoccupazione per il coinvolgimento della Serbia e per la percezione che stia spingendo per essere de facto il leader dell’iniziativa.

Ciò è stato ulteriormente esacerbato da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, poiché la Serbia rimane l’unico paese in Europa, a parte la Bielorussia, che non ha emanato le sanzioni imposte dall’UE. Inoltre, Vučić ha esitato a condannare apertamente la guerra e a Belgrado si sono tenute numerose manifestazioni filo-russe.

La questione della Serbia e della potenziale influenza russa nella regione è giunta al culmine pochi giorni prima dell’ultimo incontro di Open Balkan. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dovuto annullare la sua visita a Belgrado dopo che i paesi della regione si erano rifiutati di far transitare il suo aereo nel loro spazio aereo.

Lavrov ha criticato l’azione e ha formulato diversi commenti che sono stati percepiti a favore dell’iniziativa, definendo invece l’UE come “chiusa”.

Ciò è stato visto in Albania, Kosovo e Macedonia del Nord come una dimostrazione del sostegno russo all’iniziativa Open Balkan. Sono state anche espresse preoccupazioni sul fatto che potrebbe essere utilizzata per eludere le sanzioni russe nella regione.

Al vertice dell’iniziativa aveva partecipato anche il commissario per l’Allargamento dell’UE Oliver Varhelyi.

Interrogato da EURACTIV sul possibile collegamento dell’iniziativa con la Russia, un portavoce di Varhelyi ha dichiarato: “Sottolineiamo fortemente con i nostri partner l’importanza di applicare le sanzioni e fermare qualsiasi tentativo di aggirare le sanzioni o di aiutare la Russia con altri mezzi”.

Il portavoce ha aggiunto che la Serbia dovrebbe allinearsi alle sanzioni dell’UE e che l’iniziativa Open Balkan dovrebbe includere tutti e sei i paesi.

“Il successo dell’integrazione economica regionale aiuterà a spianare la strada a una più profonda integrazione economica con il mercato unico dell’UE e aiuterà a raggiungere l’obiettivo finale, l’adesione all’UE”, ha continuato il portavoce.

Tuttavia, segnali di malcontento per il processo di adesione all’UE erano già emersi la scorsa settimana, quando Rama aveva affermato di non credere che il vertice possa portare a un imminente inizio dei colloqui con l’UE.

“Non ho aspettative. Penso che non succederà nulla. L’Albania e la Macedonia del Nord non apriranno ufficialmente i colloqui di adesione”, aveva detto il premier albanese ai media.

Mercoledì, in un secondo tweet, Rama ha affermato di aver “appena sentito che qualcosa si sta muovendo oggi in Bulgaria. Troppo presto per essere ottimisti e troppo poco per cambiare la parte del discorso di domani [al vertice con l’UE] in cui la Bulgaria è criticata come il paese che tiene in ostaggio due paesi della NATO mentre è in corso una guerra calda al confine dell’Europa!”