Nonostante tutto, la Svizzera e l’Ue continuano a dialogare

Il ministro degli esteri svizzero Ignazio Cassis, a sinistra, e il vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič il 15 novembre a Bruxelles. [Lukasz Kobus (European Commission Audiovisual Service)]

Il ministro degli esteri svizzero si è recato in visita a Bruxelles lunedì 15 novembre, per avviare un dialogo politico con l’UE sei mesi dopo che il governo svizzero ha deciso di interrompere i negoziati su un accordo quadro tra le due parti. Tuttavia, affermano gli analisti, non è previsto alcun vero riavvicinamento a breve.

Lunedì 15 novembre il ministro degli Esteri svizzero Ignazio Cassis ha incontrato il vicepresidente della Commissione UE, Maroš Šefčovič, nel tentativo di stabilizzare le relazioni tra l’Unione e la Svizzera. L’UE è il partner commerciale più importante della Svizzera, che a sua volta è il quarto partner commerciale dell’Unione. Dal punto di vista politico, invece, le cose stanno andando meno lisce.

Come siamo arrivati ​​fin qui?

Più di 100 accordi bilaterali regolano la cooperazione tra l’UE e la Svizzera. Negli ultimi anni, la Commissione europea ha spinto verso un accordo quadro istituzionale che disciplinasse il più importante di questi accordi e garantisse che la Svizzera non mettesse a repentaglio l’unità del mercato unico dell’UE.

Ma nel maggio 2021, dopo sette anni di negoziati, il governo svizzero ha interrotto le trattative sull’accordo a causa di preoccupazioni sull’immigrazione, sui diritti dei lavoratori e sull’autorità che l’accordo avrebbe dato alla Corte di giustizia europea.

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Già prima, la Commissione Ue aveva imposto un giro di vita, affermando che gli attuali accordi bilaterali potevano essere aggiornati, e nuovi accordi di accesso al mercato comune potevano essere conclusi, solo se fosse stato adottato un accordo quadro.

Da maggio, la Commissione ha rafforzato la sua posizione, negando alla Svizzera l’accesso al programma di ricerca dell’UE da 95,5 miliardi di euro, Horizon Europe, e ad altri schemi di cooperazione che non hanno un legame diretto con il mercato unico dell’UE.

È in questo contesto e con il desiderio di riavviare un dialogo politico che Cassis è arrivato a Bruxelles per discutere le relazioni Svizzera-UE con Šefčovič.

Incomprensioni reciproche

“Abbiamo una lettura diversa di quello che è successo”, ha detto il ministro degli Esteri svizzero in una conferenza stampa dopo la discussione di lunedì.

In effetti, la Svizzera e l’UE sembrano avere difficoltà a capirsi. Mentre per Šefčovič la fine dei negoziati è stata una “rottura improvvisa”, agli occhi degli svizzeri  l’accordo quadro sembrava non avere speranze già da tempo.

“In Svizzera c’è un malinteso su cosa sia diventata l’UE, anche tra i politici. Molti di loro hanno una comprensione obsoleta di come funziona l’Unione”, ha detto a EURACTIV Darius Farman, co-direttore di foraus, un think tank svizzero di politica estera.

I più importanti accordi bilaterali sono stati negoziati negli anni ’90. “Nel frattempo, l’UE ha subito profondi cambiamenti”, ha affermato Farman.

Uno di questi cambiamenti è che l’UE adotta un approccio più politico alle sue relazioni con i paesi a essa più vicini. Ad esempio, l’UE ha concluso un accordo di associazione per Horizon Europe con la Turchia, ma nega questo status alla Svizzera che ospita alcune delle migliori università europee.

“Prenderemo in considerazione lo sviluppo delle relazioni UE-Svizzera nel suo insieme. In assenza di un reale impegno da parte della Svizzera, sarà difficile avanzare su questo fronte”, ha affermato Šefčovič, riferendosi alla partecipazione svizzera a Horizon Europe.

Cassis ha avvertito che quest’approccio è controproducente e incomprensibile dal punto di vista svizzero, e che potrebbe provocare a un indebolimento della ricerca europea.

Cattivi ballerini

“Le relazioni UE-Svizzera meritano di meglio rispetto all’attuale mancanza di prospettive”, ha detto Šefčovič, che tuttavia è rimasto fermo sulla posizione della Commissione.

“Ci vogliono due ballerini per il tango”, ha detto Šefčovič. E affinché la Svizzera decida di danzare al passo con l’UE, la Commissione si aspetta che Berna segua il suo esempio.

“Quello di cui abbiamo bisogno ora dalla Svizzera è la volontà politica univoca di impegnarsi con noi sulle questioni reali che contano, e un calendario credibile”, ha affermato Šefčovič,  con quello che alle orecchie svizzere potrebbe sembrare più un ordine che un invito a ballare.

Anche Cassis ha concordato sul fatto che per il tango ci vogliono due persone, ma ha interpretato la frase in modo piuttosto diverso, dicendo che entrambe le parti devono mettere i loro desideri nero su bianco e poi trovare un terreno comune.

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Cosa vuole l’UE…

La Commissione è chiara su ciò che vuole. “Chiunque operi nel mercato unico dell’UE deve rispettare le stesse regole e gli stessi obblighi”, ha dichiarato Šefčovič alla conferenza stampa di lunedì, ribadendo le questioni che la Commissione vuole vedere risolte:

  • l’allineamento dinamico del diritto svizzero al diritto dell’UE;
  • condizioni di parità tra Svizzera e UE;
  • un meccanismo di risoluzione delle controversie funzionante;
  • un contributo finanziario regolare della Svizzera alla politica di coesione dell’UE.

Per Šefčovič è essenziale “che la Svizzera questa volta faccia sul serio”, ha detto alludendo a una mancanza di fiducia tra i partner che Cassis non ha negato. “C’è un problema di fiducia”, ha confermato infatti il ministro degli Esteri svizzero.

…ma che la Svizzera non può concedere

Tuttavia, sarà difficile per il governo svizzero dare il “segnale chiaro” richiesto dalla Commissione europea. Per il governo di Berna è intrinsecamente difficile trovare una posizione unitaria sulla sua politica nei confronti dell’UE.

“La politica svizzera riguardo all’UE è quasi interamente determinata da considerazioni interne”, ha detto Farman a EURACTIV: “Tre dei quattro partiti politici rappresentati al governo sono profondamente divisi su questo tema. Il quarto è fortemente contrario a una più stretta cooperazione con l’UE”, ha spiegato, riferendosi al Partito popolare svizzero di estrema destra, la più grande formazione politica del paese.

Questo è anche il motivo per cui l’attuale impasse potrebbe non essere risolta in tempi brevi. Secondo Farman, i principali partiti svizzeri eviteranno di parlare della politica riguardo l’UE per non minare la coesione della coalizione in vista delle elezioni previste per l’autunno del 2023.

“È improbabile che nuove proposte significative da parte svizzera su soluzioni istituzionali vengano presentate prima delle elezioni federali del 2023”, ha concluso Farman. Se la sua analisi è corretta, il prossimo contributo della parte svizzera può essere previsto solo nel 2024.

“Il 2024 è troppo tardi per la Commissione europea”, ha affermato Šefčovič, che spera invece di avere a gennaio 2022 una chiara tabella di marcia su come affrontare le questioni in sospeso, e in progressi sostanziali entro alla fine del prossimo anno.

Nonostante tutte le differenze, Cassis e Šefčovič hanno concordato di stabilire un “dialogo politico strutturato a livello ministeriale”. Il prossimo incontro si terrà nel gennaio 2022 al World Economic Forum di Davos, in Svizzera.