Summit Ue-Balcani: investimenti europei per 30 miliardi. Ma sull’allargamento gli Stati sono divisi

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e il primo ministro sloveno Janez Janša. [© European Union, 2021]

Il piano economico ha lo scopo di stimolare la ripresa economica e favorire la convergenza con l’Ue. Ma sulla futura adesione dei 6 Paesi della regione alcuni Stati membri frenano.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha cercato di rassicurare i sei Paesi dei Balcani che aspirano ad aderire all’Unione, dicendo che sono parte della famiglia e che un giorno si uniranno all’Ue. “Noi condividiamo la stessa storia, gli stessi interessi, gli stessi valori e, ne sono convinta, anche lo stesso destino”, ha detto Von der Leyen, al termine del summit Ue-Balcani occidentali che si è tenuto a Brdo, in Slovenia.  Durante la visita dei sei Paesi che puntano ad entrare nell’Unione “ho percepito la frustrazione e l’impazienza dei cittadini. E la capisco”, ha continuato la presidente, ammettendo che il fatto che i colloqui di adesione della Macedonia del Nord e dell’Albania siano ancora bloccati sta danneggiando la credibilità di Bruxelles nella regione.

Le parole della numero uno della Commissione arrivano dopo le dichiarazioni più tiepide dei leader di alcuni Stati membri, che temono contraccolpi in patria se l’allargamento dovesse determinare nuovi flussi migratori. “In tutta franchezza, c’è una discussione tra i 27 sulla nostra capacità di accogliere nuovi membri”, ha riconosciuto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel durante la conferenza stampa dopo il vertice.

Nella dichiarazione conclusiva i leader dei 27 Paesi Ue ribadiscono la promessa fatta 18 anni fa di una futura adesione per Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Kosovo e Albania, se soddisferanno determinati criteri. Tuttavia il tentativo della Slovenia, presidente di turno della Ue, di fissare una scadenza, il 2030, per completare il processo di allargamento è stata respinta da alcuni Paesi.

Il messaggio di Sassoli

“Il vertice Ue-Balcani occidentali di quest’anno non potrebbe essere più tempestivo. Oggi più che mai il processo di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali necessita di un nuovo e forte impulso. È giunto il momento di superare i ritardi e gli attuali blocchi”, ha scritto il presidente del Parlamento Ue David Sassoli in una lettera inviata a Michel prima del summit. “Il Parlamento europeo è pronto a lavorare, nell’ambito del Team Europa, per dare nuovo slancio all’allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali. Questo nuovo slancio non può che avere un effetto positivo nella regione e potrebbe contribuire alla sua trasformazione democratica e alle relazioni di buon vicinato. Dovremmo quindi essere pronti a impegnarci nel processo di adesione con ciascuno dei Paesi dei Balcani occidentali, a seconda dei loro progressi e delle loro ambizioni”.

Il piano economico

Durante il vertice in Slovenia è stato approvato un piano economico e di investimenti europeo per i Balcani occidentali del valore di 30 miliardi di euro. Il pacchetto di investimenti, nel contesto della pandemia di Covid-19, avrà lo scopo di “generare una crescita più sostenibile, verde, digitale, con le persone al centro, a vantaggio della regione e dell’Europa nel suo insieme”. Nei prossimi sette anni l’Ue fornirà 9 miliardi di euro di sovvenzioni attraverso 10 progetti di investimento pilota “per stimolare la ripresa economica a lungo termine, sostenere la cooperazione regionale e favorire la convergenza con l’Ue”. I restanti 20 miliardi di euro arriveranno da investimenti pubblici e privati attratti con l’aiuto dell’Ue.

La frustrazione dei leader dei Balcani

Arrivando al vertice il premier kosovaro, Albin Kurti, non ha nascosto ai giornalisti la sua delusione per la lunghezza del processo di allargamento. “L’Ue è il nostro destino e l’Europa è il nostro continente”, ha dichiarato Kurti sottolineando che per il Kosovo sono passati oltre tre anni dalla raccomandazione positiva della Commissione europea sulla liberalizzazione dei visti dell’Ue, ma da allora non c’è stato ancora nessun risultato concreto.

Anche il presidente serbo, Aleksandar Vučić, ha espresso delle riserve sulle promesse di Bruxelles. “Non mi faccio illusioni su una rapida adesione all’Ue – ha detto alla stampa -. Le esigenze politiche dell’Ue sono tali che l’allargamento ai Balcani non è una questione dominante né popolare”. Vučić ha anche rivendicato la scelta di mantenere buone relazioni con Mosca e Pechino. “Se avessimo ceduto alle pressioni dei paesi stranieri che si opponevano alla costruzione del gasdotto russo – ha spiegato – quest’inverno avremmo avuto problemi, ritrovandoci senza più gas per la Serbia che passava per Beregovo”.