Serbia, arriva il gas russo (mentre il percorso verso l’Ue arranca)

Una fase di montaggio del gasdotto TurkStream. EPA-EFE/VASSIL DONEV

Il Presidente serbo ha annunciato l’apertura di un tratto del TurkStream che fornisce gas naturale a Belgrado rafforzando la dipendenza da Mosca.

“Questa mattina alle 6 del mattino (ora di Belgrado, ndr) il gas proveniente dalla Bulgaria ha iniziato a fluire ed è entrato nel gasdotto della Serbia, di recente costruzione. Un grande giorno per la Serbia!”, così il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato su Instagram l’apertura, venerdì 1 gennaio, del tratto del gasdotto TurkStream che percorre la repubblica balcanica prima di entrare in Ungheria.

Per Belgrado si tratta di un fondamentale tassello per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Un tratto di 403 chilometri che, da Zajecar nella Serbia orientale fino ad Horgos (confine con l’Ungheria), costituisce il percorso di fornitura di gas naturale russo, che tocca la Turchia per arrivare poi in Bulgaria e infine nell’Europa centrale.

Nel corso di una cerimonia svoltasi nel villaggio di Gospodjinci in Vojvodina, Vučić ha affermato che il cosiddetto gasdotto Balkan Stream è la “chiave per lo sviluppo futuro della Serbia” che darà “stabilità e sicurezza energetica” al Paese. A confermarlo ai microfoni della tv di Stato serba anche l’ambasciatore russo a Belgrado Aleksandar Bocan-Harcenko.

La sezione balcanica del TurkStream è stata costruita in territorio bulgaro, ma il primo ministro della Bulgaria Boyko Borissov ha comunque evitato la cerimonia in Serbia, partecipando invece alla fase di costruzione dell’interconnettore Grecia-Bulgaria (Igb), che dovrebbe consegnare il gas azero dal gasdotto transadriatico (Tap). Borissov si è anche sentito telefonicamente con il presidente azero Ilham Aliyev.

Grazie all’Igb, la Bulgaria prevede di importare dell’Azerbaigian 1 miliardo di metri cubi di gas all’anno (bcm/a), pari ad un terzo del suo consumo annuo, ma i ritardi della costruzione della via ellenica del gas ha subito molti ritardi e per il momento Sofia dipende ancora al 100% dal gas russo.

TurkStream è un progetto di Gazprom e rappresenta il rafforzamento dei rapporti degli ultimi anni tra Turchia e Russia. Ovvero fumo negli occhi degli Usa che nel luglio 2020, per mezzo del segretario di Stato (uscente) Mike Pompeo, accusavano i gasdotti turco e Nord Stream 2 (che porterà gas in Germania) di essere “strumenti del Cremlino per espandere la dipendenza europea dalle forniture energetiche russe” che “minano l’Ucraina”.

L’amministrazione Trump ha ripetutamente rimproverato alla Germania e alle altre nazioni europee di dipendere energeticamente dalla Russia e nel 2019 ha imposto sanzioni alle aziende coinvolte nei due progetti.

La Serbia invece sembra proprio voler andare avanti con una politica sospesa tra l’Unione europea e la storica alleata Russia, mantenendo buoni rapporti con gli Usa e con i vecchi amici cinesi. Certo, la dipendenza dal gas russo non aiuta (insieme ad alcuni conti in sospeso dalle passate guerre) ad avvicinarsi all’Europa che conta, così come il nazionalismo che ancora contamina alcune importanti decisioni politiche nella repubblica balcanica, il cui cammino di adesione all’Ue si è caratterizzato da passi avanti e altrettanti indietro.