Riportare i Balcani occidentali all’ordine del giorno: nove stati Ue scrivono a Borrell

Una foto dei leader politici dei Paesi balcanico-occidentali. [EPA-EFE/MALTON DIBRA]

In una lettera indirizzata all’Alto rappresentante Pesc, in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri di aprile e in una fase di progressiva disattenzione internazionale verso la regione rispetto agli anni passati, si chiede di ripristinare una discussione strategica sull’area.

Secondo quanto riportato in una lettera messa a disposizione di Euractiv.com, nove stati membri dell’Ue hanno chiesto a Joseph Borrell, Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell’Ue, hanno chiesto una discussione strategica sui paesi dei Balcani occidentali e sulle loro prospettive, in vista dell’incontro dei ministri degli Esteri dell’Unione in aprile.

Nella lettera datata 5 marzo, i Ministri di Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Irlanda, Romania, Slovacchia e Slovenia, sostengono che “molto è cambiato” dall’ultima discussione sull’allargamento nell’agosto 2019, in particolare sul fatto che “ci sono stati sviluppi politici interni dinamici nei paesi della regione”.

“Crediamo che sia giunto il momento di dare uno sguardo strategico ai Balcani occidentali”, hanno detto dopo che il processo di allargamento sembrava aver acquisito un nuovo slancio la scorsa primavera, quando la Macedonia del Nord e l’Albania avevano ricevuto il via libera dai Ministri dell’Ue per iniziare i negoziati più avanti, nello stesso anno.

Tuttavia, il processo ha incontrato un altro ostacolo quando la Bulgaria ha posto il veto ai colloqui con la Macedonia del Nord in autunno. Le cause sarebbero legate al rapporto storico-culturale e linguistico tra i due Paesi, visto che la regione macedone, che va oltre i confini della nazione del Nord, entra nei confini bulgari.

Il veto di Sofia ha colpito di fatto anche l’Albania, poiché i membri dell’Ue vedono l’adesione di Skopje e Tirana come un “pacchetto” inclusivo. La mancanza di progressi concreti gioca a favore dei paesi ad ovest dell’Europa, in particolare della Francia, la cui opinione pubblica è diventata scettica nei confronti di un ulteriore allargamento dell’Ue ai Balcani occidentali, soprattutto alla luce delle prossime elezioni presidenziali del 2022.

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Anche se l’Unione è il più grande donatore e partner commerciale dei Balcani occidentali, gli sforzi per avvicinare la regione sono stati frenati dalle richieste di riforme da parte dell’Ue e dalla riluttanza dei Paesi ad attuarle.

“La pandemia ha esacerbato tendenze già esistenti, comprese le implicazioni geopolitiche. Altri attori sono pronti a intervenire negli affari regionali, spesso a nostre spese”, hanno scritto i nove ministri degli Esteri in riferimento alla gestione tardiva e molto criticata del sostegno dell’Ue alla regione nelle varie fasi della crisi sanitaria del Covid-19.

Albania, Bosnia, Kosovo, Montenegro, Macedonia settentrionale e Serbia, che ospitano le circa 20 milioni di persone dei Balcani occidentali, hanno dovuto sudare le ‘sette camicie’ per ottenere l’accesso ai vaccini dalle diverse aziende e programmi. Questo comporterà il fatto che rimarranno molto indietro rispetto agli sforzi dell’Ue27 per raggiungere l’immunità di gregge attraverso una vaccinazione rapida e di massa.

“Mentre l’Ue ha mobilitato massicce quantità di sostegno alla regione, altri attori sono stati più efficaci nel presentare il loro sostegno, minando così la nostra affidabilità, credibilità e percezione della nostra solidarietà”, hanno sottolineato i firmatari della lettera.

Il ministero degli Esteri croato, in una dichiarazione separata inviata ad Euractiv.com, ha detto che “avere un approccio globale sulla regione è importante per la credibilità dell’Ue, come suo partner più importante”. Nella dichiarazione, viene sottolineata in particolare la necessità di “aiutare la Bosnia-Erzegovina per migliorare il suo funzionamento e la sua stabilità”.

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I critici hanno a lungo suggerito che la “diplomazia delle maschere e dei vaccini” della Cina mirava a costruire un avvicinamento con i Balcani occidentali in un momento in cui la collaborazione tra Bruxelles e Washington era scarsa.

“Come Ue, dovremmo avvicinarci alla regione non solo attraverso la lente dell’allargamento ma anche attraverso l’ottica della politica estera”, hanno sottolineato i Ministri, aggiungendo che l’Unione dovrebbe pensare a “come rispondere agli sviluppi interni sul terreno e all’impegno più attivo dei terzi attori”.

Un diplomatico Ue, che ha familiarità con la questione dell’allargamento, ha anche sottolineato l’importanza di una politica proattiva dell’Ue nella regione. “Tutti i paesi dei Balcani occidentali hanno uno status diverso in termini di integrazione nell’Ue, ma il punto è permettere loro di progredire, di aprire i negoziati. Sappiamo tutti che sarà una strada lunga e tortuosa, ma abbiamo bisogno di coinvolgerli nel processo”, si legge su Euractiv.com.

“Se non spingiamo questa agenda, permetteremo ad altri attori di avere un’influenza politica ed economica nella regione, il che non è certamente nell’interesse dell’Ue”, ha ammonito il diplomatico.

I ministri degli Esteri dell’Ue hanno anche notato che, sotto Joe Biden, “gli Stati Uniti si stanno preparando a ri-impegnarsi con la regione”, e hanno sottolineato che “lavorare spalla a spalla con loro come nostro partner chiave, richiede da noi una posizione comune”.

Sotto la precedente amministrazione Trump, il Kosovo e la Serbia hanno concordato un patto per normalizzare le relazioni economiche, senza un notevole coinvolgimento dell’Ue. I funzionari a Bruxelles sperano ora che un ‘reset’ da parte transatlantica aiuterà anche a rilanciare il dialogo Belgrado-Pristina, guidato dall’Ue, che è una precondizione per entrambi i paesi per avanzare nelle loro prospettive di adesione.

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La Polonia, tradizionalmente forte sostenitrice di una politica attiva di allargamento non era tra i firmatari, ma un diplomatico polacco ha detto ad Euractiv.com che è “pratica comune nell’Ue per gli stati membri presentare le loro aspettative in diversi formati e configurazioni”.

“La Polonia sostiene la politica di allargamento dell’Ue. Il processo di allargamento è uno strumento importante per promuovere la sicurezza nei Balcani occidentali, che significa anche sicurezza in Europa. Per questo sosteniamo gli argomenti inclusi nella lettera iniziata dalla Slovacchia”, ha aggiunto il diplomatico.

Un contesto di minore attenzione internazionale 

Come già riportato su Euractiv.it si sta verificando un complessivo abbassamento dell’interesse internazionale verso i Balcani occidentali. La vasta regione sembra ormai ben lontana dalle attenzioni raccolte durante le guerre degli anni ’90 e nelle fasi successive, che avevano visto diverse speranze in tema di democratizzazione e avvicinamento a Bruxelles.

Anche se tra alcuni esperti aleggia la tesi che il ‘peso balcanico’, a livello mondiale, “è probabilmente sopravvalutato dai suoi stessi abitanti, politici e giornalisti”. Ma per i Balcani occidentali rimane fondamentale l’adesione all’Ue, come per l’Unione non lasciare una vasta e complessa area del continente in mano alle tre superpotenze che si spartiscono il mondo (Usa, Russia e Cina).