Partenariato orientale: verso una maggiore integrazione

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in videoconferenza con i leaderi europei e dei Paesi del Partenariato Orientale, 18 giugno 2020. [EPA-EFE/FRANCISO SECO / POOL POOL PHOTO]

La videoconferenza tra i vertici di Commissione e Consiglio europeo, i 27 capi di Stato dell’Ue e quelli dei sei Paesi del Partenariato orientale, tenuta il 18 giugno, aveva come tema la discussione sulla crisi del Covid-19 e la riaffermazione della partnership strategica.

Le discussioni con i sei membri del Partenariato, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina, non hanno portato a risultati particolari, eccetto l’annuncio del prossimo incontro dal vivo, a Bruxelles nel marzo 2021.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha sottolineato che quell’incontro sarà l’occasione di consolidare e rinforzare il Partenariato, che è essenziale per ragioni geopolitiche.

I leader hanno concordato che economia, buon governo, digitalizzazione, sostenibilità e un’attenzione specifica sulle necessità dei cittadini sono le priorità future.

“L’Ue è l’istituzione straniera più affidabile, secondo i sondaggi, in tutti e sei i Paesi” ha commentato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Georgia, Moldavia e Ucraina, i Paesi che hanno firmato accordi più significativi sul commercio, chiedono un format adeguato alle loro ambizioni di entrare un giorno nell’Unione. A tal proposito, von der Leyen ha ripetuto che “è importante prima implementare completamente gli accordi che già abbiamo”.

Problemi e ambizioni dei membri del Partenariato

I vari Stati membri del Partenariato orientale sono a un livello diverso di integrazione, ognuno con obiettivi differenti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per esempio, ha sottolineato l’ambizione del suo Paese a diventare un membro dell’Ue a pieno titolo.

Anche la Georgia aspira a una piena integrazione nell’Ue: il primo ministro del Paese, Giorgi Gakharia, ha dichiarato di sperare nel sostegno dell’Unione per “la nostra graduale integrazione in un mercato unico dell’Ue, che sarà un punto di riferimento fondamentale per il partenariato orientale”.

“Ci aspettiamo che venga mantenuto un approccio basato sugli interessi e sul progresso dei partner. Esso può comportare l’interazione con i Paesi in un nuovo formato, facilitando un dialogo settoriale, sostenendo la connettività essenziale con un’attenzione specifica al potenziale del Mar Nero. Dovrebbe essere uno dei punti di riferimento per stimolare il benessere economico e per raggiungere gli obiettivi di connettività dell’Ue e dell’Asia”, ha detto Gakharia.

Riguardo la Bielorussia, i leader hanno sollevato la questione della centrale nucleare di Ostrovets, che sta per essere completata vicino al confine con l’Ue e alla capitale della Lituania, Vilnius.

“Oggi, la Bielorussia ha detto di essere pronta ad avere una peer review sullo stress test e in autunno dovrebbe avere luogo una conferenza ad alto livello su questo argomento”, ha detto Von der Leyen, sottolineando l’importanza della sicurezza nucleare. “Questo è un passo avanti, non è certo la fine delle discussioni e non siamo al punto in cui vogliamo essere” ha aggiunto.

Evitando di rispondere alla domanda riguardo le possibili sanzioni contro la Bielorussia alla luce di una serie di recenti arresti di attivisti e contendenti alle elezioni presidenziali che si terranno ad agosto, la presidente della Commissione ha detto che “tutti gli attivisti detenuti arbitrariamente devono essere immediatamente rilasciati. Lo Stato di diritto deve essere rispettato. Il popolo bielorusso chiede elezioni democratiche”.

Il commento è relativo all’arresto da parte delle autorità di Minsk, avvenuto giovedì, del rivale politico del presidente Alexander Lukashenko in vista delle elezioni di agosto.

I risultati già ottenuti

La pandemia ha dimostrato la solidarietà dell’Ue verso i Paesi del Partenariato orientale. Oltre 640 milioni di euro sono stati forniti per le necessità immediate e a breve termine, mentre è attivo anche un sostegno a lungo termine (la cosiddetta ‘assistenza macrofinanziaria’), che consiste in prestiti molto favorevoli destinati a migliorare la stabilità macroeconomica dei Paesi.

Dal lancio del Partenariato orientale, più di dieci anni fa, Georgia, Moldova e Ucraina hanno registrato un notevole sviluppo delle relazioni con l’Ue. Molti degli obiettivi dichiarati della politica del partenariato orientale sono stati ampiamente raggiunti.

Questi tre Paesi hanno attualmente accordi di associazione, zone di libero scambio, regimi di esenzione dal visto e una rete di contatti commerciali e interpersonali che sono aumentati enormemente negli ultimi anni. La loro sicurezza energetica è migliorata, anche grazie ai sostanziali contributi dell’Ue sul fronte finanziario, infrastrutturale e legislativo.

L’Ue è il primo o il secondo partner commerciale di tutti i Paesi del Partenariato, mentre a loro volta i 6 Paesi costituiscono il 10° partner per l’Unione europea. “Questa è la dimostrazione dell’importanza di avere rapporti stretti con i nostri vicini a Oriente” ha commentato Ursula von der Leyen dopo aver fatto riferimento a queste cifre.

Estese le sanzioni alla Russia per l’invasione della Crimea

A margine della conferenza è arrivata la notizia dell’estensione delle sanzioni europee imposte alla Russia per l’annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli, in Ucraina. Il nuovo termine sarà il 23 giugno 2021.

Le misure restrittive in vigore riguardano il divieto di importazione nell’Unione europea di prodotti originari delle zone invase, oltre che di effettuare investimenti finanziari, su infrastrutture o servizi turistici in quella regione. Anche le esportazioni di alcuni beni e tecnologie verso le imprese in Crimea, o per l’uso nella zona nei settori dei trasporti, telecomunicazioni, energia e produzione di combustibili fossili e risorse minerarie sono soggette a restrizioni.

L’Unione europea continua a non riconoscere l’annessione della Crimea e di Sebastopoli da parte della Russia e condanna il gesto come una violazione del diritto internazionale.